I dazi non sono uguali per tutti: punti di forza e di debolezza del Made in Italy

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Il 18 maggio avevamo parlato della fragilità del Made in Italy e partiamo da quella analisi che trovate clickando qui.

E come sempre dato che le cose non accadono mai da sole e che in questo paese troppo spesso è cultura se non culto quello di dare la colpa ad altri ed in questo modo ci si auto-assolve con stile in merito ad incapacità e corruzioni varie.

Partiamo da una cittadina del Piemonte, Savigliano, dove una multinazionale Francese ora di proprietà Tedesca ha uno stabilimento unico in Italia.

Uno stabilimento che ha implementato una innovazione di processo produttivo che gli consente di avere un sistema di saldatura che il Dipartimento del Commercio Estero Statunitense ha sancito non avere simili negli Usa.

E quindi?

Beh, in questo modo tutto quanto sia Made in Savigliano può essere importato negli Usa senza dazi.

E quindi anche il Made in Savigliano fatto con alluminio ed acciaio Made in Unione Europea e ne useranno parecchio dato che si tratta di un impianto che produce treni.

Possiamo definire questo nel più ampio contesto della produttività.

Un concetto chiave che da anni, in un certo senso quasi in solitaria, Piercarlo Ceccarelli porta avanti in Italia sia implementando soluzioni innovative con la sua società di consulenza che con un prestigioso premio, l’ Indice di Produttività Ceccarelli, in collaborazione con la Fondazione Corriere della Sera.

E dove ci portano l’ esperienza di Savigliano e quella di Ceccarelli nel contesto delle guerre commerciali basate sui dazi?

A ricordarci un elemento fondamentale della equazione Geo-economica, ovvero una delle 3 componenti chiave della Geo-strategia insieme alla Geo-politica ed alla Percezione della Realtà di cui parleremo nel primo dei mini-libri di Locglob questo fine settimana e che riprende quanto scritto nel saggio Geo-strategia XXI, (Geo-politica + Geo-economia) che è numero 1 in Internet in questo settore.

E questo elemento chiave si chiama la insostituibilità o la complessa sostituibilità relativa di un bene, prodotto o servizio che sia.

La Geo-economia analizza la Complessa Complementarietà delle 8 forme di economia reale, di cui una è la finanza, nel contesto delle 5 strutture di mercati comuni in tutto il mondo.

Le 8 forme di economia reale sono: la agricola, la commerciale, la criminale ( almeno il 15 del Pil mondiale), la finanziaria, la industriale, quella intra-company ( ovvero gli scambi tra gli impianti della stessa azienda nel contesto della world supply chain mondiale) quella dei servizi e quella leverage comunication power (ovvero quella della comunicazione del marketing dei media e della cultura).

Le 5 strutture di mercati sono le 3 pubbliche, (quelli legali manifesti, quelli legali segretati, quelli dove vive la concussione e la corruzione), e le 2 private, (legali ed illegali).

In questo contesto, ovvero nel mondo della Geo-economia, i dazi non impattano mai allo stesso modo.

E perchè?

Il discriminante risiede nel fatto che esistono beni, (prodotti o servizi che siano), che sono od insostituibili o meno sostituibili di altri e quindi sono rari.

E questa loro “rarità” li rende immuni ai dazi.

Tre di esempi per capirci oltre a quello prima indicato del Made in Italy a Savigliano.

I dazi attivati dagli Usa riguardano l’ alluminio e l’ acciaio e non impattano su tutti i produttori mondiali allo stesso modo.

Accade infatti che i produttori Tedeschi ne siano molto meno immuni di altri e questo “solo e semplicemente” perchè da decenni la metallurgia Tedesca ha fatto un salto di qualità concentrandosi sulla produzione di acciaio ed alluminio con super prestazioni. Ovvero, per farla semplice, un prodotto non facilmente sostituibile se non insostituibile e quindi immune dai dazi dato che serve a tutti.

Questo  asset Geo-economico rende ovviamente più forte Berlino in termini Geo-politici quando tratta sui dazi.

Ed ovviamente è anche vero che tanti altri settori del Made in Germany non godono di questa posizione di forza relativa.

Il secondo esempio ci riporta in Italia ed è relativo al cemento. Il produttore leader Italiano, ora di proprietà Tedesca, Italcementi è il solo produttore la mondo di un cemento ad altissime prestazioni che è in grado di assorbire l’ inquinamento. Con questo cemento unico al mondo è stato costruito il Padiglione Italia all’ Expo 2015.

Ed ancora semmai un giorno vi fossero dei dazi sul cemento questo Made in Italy ne sarebbe immune dato che questo tipo di cemento non ha eguali al mondo e serve a tutti.

Il terzo esempio ci porta negli Usa che da sempre hanno un surplus commerciale con il resto del mondo.

Quella del surplus commerciale Usa indubbiamente sembra una novità incredibile ma invece è una realtà.

Il problema con le statistiche sul commercio internazionale che vediamo nella vulgata dei media è che regolarmente sono falsate in quanto non considerano il valore aggiunto del prodotto.

Esportare un minerale ed avere un surplus commerciale da questo non è comparabile con il surplus generato da chi esporta il prodotto finito.

Russia, Iran e Arabia Saudita esportano con dei surplus commerciali il petrolio salvo poi importare benzina e gasolio dato che non hanno abbastanza raffinerie. E la benzina ed il diesel costano molto ma molto di più del petrolio grezzo dati che il prodotto raffinato costa in media 20 volte di più del grezzo.

Ed il governo Italiano con le accise sui carburanti guadagna 7 volte quello che guadagna l’ Arabia Saudita vendendo petrolio e gas nel mondo.

Tornando agli Usa, che per inciso sono esportatori netti di energia verso il resto del mondo dal 2015, abbiamo che da sempre hanno un surplus di decine e decine di miliardi dollari con il resto del mondo quando si parla di tecnologia.

Per inciso nell’ ultimo decennio una media di almeno 150 miliardi di dollari di surplus l’ anno con il resto del mondo.

Internet per esempio.

Tecnologia indispensabile senza la quale non andiamo avanti e che è per questa indispensabilità che è rara in quanto non vi sono concorrenti.

E quindi immune ai dazi.

Washington che è esportatrice netta di energia, che non ha problemi per il food, che è esportatrice netta verso il mondo anche di tecnologia e di servizi finanziari, con mercati finanziari rifugio ed essendo un luogo di investimenti  esteri primario  al mondo e con, inoltre, un fortissimo mercato interno non teme i dazi come invece li temono altri troppo legati all’ export come la Cina, la Germania o l’ Italia.

E capiamo il perché dato che parliamo di insostituibilità o difficile sostituibilità relativa del prodotto.

Come pure perchè li temiamo noi per lo stesso motivo quando i nostri beni non hanno questa caratteristica Geo-economica chiave.

Il nostro food può essere sostituito da quello Francese, ad esempio, se Washington decidesse una politica di dazi diversa dato l’ innegabile maggiore peso mondiale dell’ alleato Francese in termini Geo-politici.

E lo stesso dicasi per il design ed il fashion se analizziamo le top 800 brand mondiali di settore vediamo che quello che è ancora Italiano è sommerso da fashion e design mondiale.

E questo ci riporta a quello che dice Ceccarelli nel senso che dobbiamo coprire il gap di produttività in senso lato. Ovvero non solo produrre di più per unità ed ora lavorativa ma meglio e nel settore high-end della produzione.

Ovvero avere più Savigliano ed Italcementi e se questo non è accaduto e stenta ad essere accettato come concetto è solo ed esclusivamente colpa nostra e non di fantasiosi ed irreali komplotti in giro per il mondo da usare come  (in-)utili alibi.

Ovvero di alibi deleteri dato che , per esempio, da questa primavera dalla Cina arrivano i prodotti a Mortara con un treno super-veloce.

Ognuno anche questa volta la veda come vuole ricordandosi però che in Italia negli ultimi dieci anni le aree con i distretti, i cluster, hanno avuto una crescita media almeno due volte superiore alle altre aree Italiane senza distretti. Una crescita a livelli medi Tedeschi ed a volta anche superiore come illustra una pregevole analisi della Fondazione Intesa-San Paolo pubblicata ad inizio Aprile 2018.

Oppure rifletta sul fatto che se si desidera una auto elettrica ad elevate prestazioni o si compra Made in California o si compra Made in Baviera e questo solo per fare uno dei tanti esempi di prodotti che non temono i dazi come altri nello stesso settore merceologico dato che sono unici ed high-end.

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