Hot Spot Quotidiano 29: Cina e la vera condizione della sua economia, (2/2)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Nella prima parte di questa analisi pubblicata ieri abbiamo visto un economista Cinese tra i più importanti, il professor Zhang Weiying, porre in discussione la definizione comunemente accettata sulle origini dello sviluppo Cinese.

Ovvero asserire che la “via Cinese” non esiste ed abbiamo anche visto che il modo estremamente particolare con cui questo articolo sia comparso e poi sia stato tolto dalla rete lasciando la sua diffusione solo ad un influente giornale di Hong Kong esprima che ha un importantissimo significato politico reale nel contesto delle lotte di potere in Cina.

Oggi nella seconda parte delle analisi parleremo della crisi del sistema economico Cinese mentre della terza del vero significato delle Nuove Vie della Seta.

2-  Il bisogno di un maggiore coraggio politico per lo sviluppo economico

Partiamo da tre dati di fondo.

Il primo dato e’ che con dazi del valore di 200 miliardi di dollari sull’ export gli Usa iniziano a creare reali problemi alla crescita del Pil Cinese con le relative turbolenze politiche interne.

Il secondo dato ci dice che i Cinesi non possono usare il debito Usa che detengono come arma di ricatto vendendolo per due motivi.

Il primo motivo è che questo viene considerato un atto di guerra e quindi chiunque poi comprasse questo debito automaticamente sarebbe considerato da Washington un suo nemico e le sanzioni, reazioni sarebbero devastanti. Se ad esempio fosse una banca od un fondo gli verrebbe tolta la licenza per operare negli Usa e se una multinazionale i suoi prodotti sarebbero sanzionati con dei dazi insostenibili.

Il secondo motivo è che Beijing non ha alternative al mercato Statunitense in termini di export.

Il terzo dato è da almeno un decennio il Made in China non è poi più così vantaggioso in termini di export e per questo motivo da anni i Cinesi investono in Africa e producono in paesi come la Cambogia od il Vietnam piuttosto che il Bangladesh per ridurre i costi produttivi.

Siamo a 111 giorni di guerra commerciale da viversi come uno degli episodi della Quarta Guerra Mondiale e per Beijing l’ export Cinese sebbene sia aumentato e lo yuan si sia svalutato del 9 per cento sul dollaro si ha una riduzione nella crescita del Pil.

Nel frattempo il sistema industriale privato, che oggi rappresenta circa il 60 percento del Pil Cinese, perde terreno rispetto al sistema pubblico la cui proprietà nell’ ultimo congresso centrale del Partito Comunista è passata dal popolo al partito.

Fonti Cinesi stimano in almeno 50 milioni gli immobili invenduti e l’ indebitamento medio è almeno il 105 percento degli asset bancari.

In questo contesto l’ interessante piano di sviluppo emerso dal congresso è bloccato dalla timidezza nella sua applicazione a causa delle lotte interne.

In altre parole in Cina il piano economico è più avanzato anche se non applicato rispetto a quello politico.

Il Presidente Xi vuole che le aziende pubbliche siano più market oriented nella gestione e questo entra conflitto sia con i gruppi  di interesse di diverse componenti delle burocrazie, (ovvero dello stato profondo), che con le imprese private.

Ed al momento il vero strumento di coercizione di cui dispone è la potentissima commissione anti-corruzione che cavalca una campagna anticorruzione che spaventa tutti.

Il 21 ottobre il Presidente Xi pubblica una lettera per rassicurare il settore privato dopo le crescenti critiche per il fatto che le industrie pubbliche ricevano regolarmente un trattamento di favore da parte delle banche.

Un atteggiamento logico per le banche in quanto ritengono che sia più sicuro prestare ad una azienda pubblica che è protetta dallo stato piuttosto che ad una privata che non dispone di questo “paracadute”.

E questo ci riporta a quanto detto prima sulla problematicità degli asset bancari e spiega la difficoltà crescente di avere credito.

E spiega anche come mai il proprietario di un colosso come Alibaba si sia posizionato col governo dichiarando che non investirà più negli Usa.

Un posizionamento per carpirne la benevolenza.

In questo contesto possiamo avere 3 scenari.

Scenario poco probabile: le riforme si implementano con successo e si appianano le divergenze politiche

Scenario possibile 1: le riforme hanno successo con la stessa struttura politica ma questo comporta un rafforzamento generalizzato dei gruppi di interesse che richiede un profondo rinegozionamento degli equilibri reali di potere

Scenario possibile 2: le riforme economiche non funzionano, non si implementano. I gruppi di interesse prendono il controllo del paese tutelandosi come è avvenuto in Giappone ed al pari del Giappone la Cina entra in un decennale fase di deflazione. Ma questo comporta il crescere delle tensioni sociali che  non è detto siamo poi gestibili ed in merito si rimanda alla terza parte di questa analisi.

Ma la debolezza Cinese è un problema per gli Usa che a breve raggiungeranno la soglia massima di dazi che si possono permettere di imporre.

Se è possibile una recessione tra il 2020 ed il 2021 questo significa meno soldi per il debito Usa che quindi non possono ridurre più di tanto i tassi come pure investire usando il denaro pubblico.

E da questo contesto di debolezza passiamo alla terza parte della analisi

3- La debolezza che le nuove Vie della Seta esprimono

Con le  nuove Vie della si intende l’ insieme di infrastrutture che Beijing costruisce in giro per il mondo e che vengono viste con un elemento di potenza.

Il progetto si chiama One Belt One Road e da ora lo definiamo col suo acronimo, ovvero Obor.

Come la prova provata del fatto che la Cina stia divenendo una superpotenza.

Niente di più errato.

Partiamo da due dati che passano regolarmente inosservati.

Dato 1: da almeno 3 anni Beijing si avvale della attività di lobbistica di una delle top 3 società di consulenza al mondo che è Statunitense. Lo fa al fine di rendere meno rigidi i parametri di investimento dei fondi pensione occidentali relativamente agli investimenti in infrastrutture. E lo fa perché è disperatamente alla ricerca di soldi  non avendone per pagare gli investimenti per attuare Obor.

Dato 2: dall’ ottobre 2017 i think tank delle forze armate invitano il potere politico a coinvolgere direttamente Washington in Obor.

E su chi abbia i soldi si ricorda sommessamente che dal maggio 2018 sono i fondi Usa che investono massicciamente in Italia contrastando la speculazione e riducendo in questo modo il calo della borsa come pure l’ innalzamento della spread.

I Russi nonostante le celebrate visite di due leader Italiani non investono in Italia visto che non hanno soldi come pure che per loro non contiamo.

Quindi cosa e’ Obor?

Null’ altro che una mossa politica interna Cinese.

Con Obor difatti non si esporta il Made in China ma bensì il Made in Mainland China.

Ovvero delle aree interne al paese, con circa 450 milioni di abitanti, tagliate fuori dallo sviluppo economico che ha essenzialmente interessato le aree costiere del paese.

Con Obor la dirigenza Cinese cerca di stimolare il Mainland China in quanto questo non è avvenuto nonostante la continua crescita a partire con le riforme di Deng nel 1977.

Se Obor fallisse ed il gap tra la Mainland China e la Costal China non si riduce allora inizierà una turbolenza sociale che interesserà almeno 450 milioni di persone con il relativo rischio di frammentazione del paese.

E per attuare Obor Beijing, come abbiamo visto, ha bisogno di Washington.

In tutto questo vi è almeno un aspetto positivo.

Quale?

Si riduce quello che in geopolitica si definisce come la “Trappola di Tucidide”.

Ovvero il fatto che quando si ha una super potenza ed una potenza che cresce rapidamente si rischi che la prima ad un certo punto entri in guerra per fermare la seconda.

Una ipotesi brillantemente descritta da Graham Allison in un suo libro del 2017 intitolato “Destined for War: can America and China escape Thucydide’s Trap?” e che ha un suo senso nel contesto della Quarta Guerra Mondiale in corso dal 2008.

Una Cina così relativamente debole deve essere aiutata e questo è il  migliore modo per contenerla.

Al pari di quanto serve per una Russia in bancarotta che è una potenza mondiale e non solo un player regionale soltanto perché ha 7.500 testate nucleari che devono essere controllate da un potere centrale e non finire in mano a dei potentati locali in una nazione in frammentazione.