Hot Spot Quotidiano 28: Cina e la vera condizione della sua economia, (1/2)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Oggi iniziamo una analisi in due puntate che concludiamo domani e che ci porta a parlare della vera condizione della economia Cinese.

Lo spunto ci viene da un interessante articolo di uno dei principali economisti Cinesi: Zhang Weiying.

Docente della prestigiosissima Universita di Pechino, (una delle top 5 in Cina), ed ascoltato consigliere della leadership Cinese sia civile che militare.

Un articolo indubbiamente molto importante per definire il vero hot spot del dibattimento interno sulla gestione della economia e delle sue implicazioni politiche sia interne che esterne.

E la conferma ci viene con un segnale molto chiaro per chi sa leggere, ovvero il fatto che prima viene pubblicato nel sito della universita´ e dopo 48 ore, ovvero il tempo necessario a chi sa trovare le notizie che contano, viene tolto.

Ma ed allo stesso tempo viene lasciata ad un noto quotidiano di Hong Kong la possibilita´  di commentarlo espandando le critiche del testo del Professor Zhang senza pero´mai citarne dei brani.

In Italia ad oggi di questo non parla nessuno ma e´ un classico, no?

Per capire di cosa parliamo e´ fondamentale dividere questa analisi in tre sezioni. Nella prima parleremo di storia dato che conoscere da dove si parte e´ fondamentale per capire dove si e´, o perlomeno la percezione soggettiva dei diversi attori sul dove si sia e questa e´ la  componente della geostrategia nota come geopercezione, e dove si potrebbe andare tra i diversi futuri possibili. Ed in questa prima parte parleremo anche delle conseguenze di questa percezione relativamente alle 5 forme di potere nel ventunesimo secolo di cui trovate una esuriente infografica clickando qui.

Domani nella seconda parte vediamo le problematicita´ partendo da un dato chiave anche esso trascurato nella analisi Italiane.

Nell´ultimo congresso del Partito Comunista Cinese tra le altre cose hanno anche stabilito che la proprieta´ delle industrie pubbliche dal popolo passi al partito.

In termini di stato profondo e di potere reale correlato a questa dimensione le implicazioni sono chiare. Implicazioni che ovviamente impattano anche sulle aziende private ed e´ in questa ottica di codificazione dei nuovi poteri reali nel contesto dello stato profondo Cinese che, ad esempio, si deve leggere il fatto che Alibaba dichiari di non svilupparsi piu´ negli Usa.

Nella terza parte e sempre domani vedremo come tutto questo si applichi alle nuove Vie della Seta parlandone della vera ragione d´essere che esprime una profonda debolezza Cinese.

Di una Cina che chiede agli Usa i soldi per attuarle.

1- Il passato ed il valore geopercettivo che impatta sulla geopolitica e la geoeconomia

E´ la norma per descrivere Super China usare le stesse parole e frasi che negli anni ´80 e ´90 del ventesimo secolo si usavano per descrivere Super Japan.

Basta procurarsi qualche testo di allora e sostituire alla parola Giappone quella Cina e se ne ha la conferma.

Poi e´finita come sappiamo.

Super Japan non ha superato gli Usa e non e´divenuto caput mundi restando per decenni la seconda economia del mondo vivendo il piu´lungo periodo di deflazione che la storia abbia mai visto e dal 2015 continua a vivere questa deflazione passando al rango di terza economia del mondo.

Partendo da questo sguardo di insieme di tipo storico focalizziamoci sulla descrizione del passato Cinese in termini di successi economici e politici interni ed esterni.

Possiamo sintetizzare in tre famiglie di spiegazioni il successo economico Cinese negli ultimi 40 anni.

Spiegazione 1: tutto quello che abbiamo visto e´ solo e semplicemente la risultante della eliminazione dei limiti e blocchi strutturali che la Cina aveva con Mao e che e´ iniziata con la creazione delle prime zone economiche speciali da parte di Deng nel 1977.

Spiegazione 2: la Cina ha conseguito questi risultati per le stesse ragioni per cui li hanno conseguiti e li conseguono le altre nazioni. Ovvero grazie alla implementazione del libero mercato.

Spiegazione 3: la Cina e´arrivata a quello che e´oggi grazia ad un suo particolare modello sempre supportato dalle sue leadership e che possiamo chiamare come il ” comunismo alla Cinese”.

Ovviamente la realta´ e´ un mix di queste 3 spiegazioni che si sono applicate in vario modo e misura come pure si applicano oggi.

Ma il punto cardine e´ che ognuna di esse esprime una diversa visione del passato.

Un diverso passato che quindi offre diverse lezioni al presente e prefigura una scelta tra uno dei possibili futuri.

Ed e´questo il punto cardine che ci porta nell´ambito della geopercezione che e´ una delle 3 componenti chiave della geostrategia.

Le componenti sono la geopolitica, la geoeconomia e la geoprecezione che possiamo brevemente descrivere in questo modo.

La Geopolitica esprime la Complessa Interdipendenza e si sintetizza con il tempo, (ovvero col potere), guadagnato grazie al controllo dello spazio.

La Geoeconomia esprime la Complessa Complementarieta´ e si sintetizza con il tempo, (ovvero col potere), guadagnato grazie al controllo socio-economico.

La Geopercezione esprime la Complessa Convivenza e si sintetizza con il tempo, (ovvero col potere), guadagnato grazie alle precezioni mentali indotte che molto prima del Nobel all´Economia 2011 dato su di esse sono la fonte delle decisioni.

Se interessati potete trovare altro in Geoconomia XXI che dalla sua uscita e´ numero 1 in internet nel suo ambito tematico e che trovate clickando qui.

Il passato descritto per definire il futuro quindi ed in buona sostanza.

Possiamo definire questa dimensione della geopercezione con le parole di una docente della Notre Dame University, (Elena Mangione-Lora), quando in una sua poesia dice ” Espiro domani, inspiro ieri”.

Quindi e nel pratico?

Se poniamo come valida essenzialmente la spiegazione 1 allora tutto si riduce alla eleminazione delle barriere strutturali ed il Partito Comunista non ha  fatto altro e non esiste nessuna particolare via Cinese allo sviluppo.

Se si accetta come valida la spiegazione 2 che parla della implementazione del libero mercato anche in questo caso non solo si ridimensione enormemente il ruolo del Partito Comunista ma si vede che non esiste nessuna particolare via Cinese allo sviluppo.

Invece se si accetta la terza spiegazione come la causa fondamentale allora si dice che esiste una particolare via Cinese allo sviluppo come pure si esalta il ruolo giuda del partito.

Ed e´appunto questa interpretazione che il Professor Zang pone in discussione.

E facendolo pone in discussione la vulgata universale secondo cui la crisi attuale sia solo una mera quanto piccola interruzione in un trend di continua crescita.

E mentre la vulgata univerale ci dice questo convincendo tutti o quasi accade che da almeno un decennio i leader degli apparati di sicurezza, di intelligence e militari Cinesi dicano che la Cina diventera´ vecchia prima ancora di divenire ricca. E, per inciso, non e´ un caso che dall´ottobre 2017 siano gli stessi leader che chiedono l´ingresso di Washington per garantire un futuro alle Vie della Seta.

Sul fondamento reale di questo porre in discussione rimandiamo a domani nelle altre due parti della analisi ed oggi ci focalizziamo sulla percezione che  questo offre.

Il modo con cui da un lato viene pubblicato per sole 48 ore, ovvero per chi nel mondo sa dove andare a prendere le informazioni che contano, e poi come viene lasciato riprendere da un infulente quotidiano senza pero´ mai citare il testo originario che dal momento della cancellazione e´in mano solo a chi ha saputo andare nel posto giusto nel momento giusto.

Questo modo, dicevamo, dimostra chiaramente che ha l´endorsement di molti nelle varie leadership Cinesi.

A partire da Xi.

E perche´?

E´molto semplice.

Rimettere in discussione il mito della “via Cinese” consente di ridurre il soft power di Beijing controllandone il ridimensionamento e quindi il relativo danno collaterale.

Ma non solo questo in quanto consente anche di mandare un messaggio potentissimo alla potenza leader del pianeta che lo sara´ almeno fino alla meta´ del ventunesimo secolo, ovvero gli Usa.

Ed questo messaggio e´: non siamo un modello alternativo e non vogliamo essere percepiti come tali.

In un mondo dove 200 miliardi di dollari di dazi iniziano ad essere il volume necessario per rallentare la crescita Cinese il senso del tutto e´molto chiaro.

Ed il tutto si traduce nel seguente assioma geostrategico:  nel contesto della Quarta Guerra Mondiale non vogliamo un nuovo ordine mondiale ma solo e semplicemente profittare di piu´di questo ordine in evoluzione fisiologica e non guidata.

Non guidata dato che quando di parla di un ordine  mondiale vale sempre la “Legge di Kissinger sulla creazione degli ordini mondiali”.

Henry Kissinger dice che un ordine mondiale e´ sempre un qualcosa che ci si ritrova piuttosto che si costruisce.

Ovvero  e nel pratico un qualcosa che quando e´ in divenire siamo in grado piu´di cogliere che di descrivere.

E questo ci porta a domani dove parleremo delle economia e delle Vie della Seta.

 

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