Pizza Museale

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Pizza … museo.

Museo … cultura.

Se qualcosa finisce in un museo fa parte della cultura e questo e´ universalmente accettato.

Ma quando a questo qualcosa e´ dedicato un museo che accade?

Accade che diviene a sua volta cultura e non solo un suo componente.

New York apre il piu´ grande museo al mondo sulla pizza.

Come food ma anche come cult pop.

E non stupiamoci che sia New York dato che la prima catena al mondo di ristoranti sulla pizza sia nata negli Usa.

Che da noi spopoli anche la pizza Hawaiana e che il migliore pizzaiolo di Munchen non sia Italiano ma Kossovaro.

E via dicendo per un piatto nato in Cina, dicono.

Ma in ogni caso sviluppato a Napoli per poi divenire patrimonio del mondo come Italianita´.

Italianita´, ovvero?

Il rifarsi ad una cultura, ad un life style anche se poi non si produce in Italia.

O se non si e´ Italiani ma lo si fruisce.

Prendiamo ad esempio una icona dell´eleganza maschile come James Bond che veste da sempre solo ed eslusivamente Made in Italy.

Ma, se ad esempio parlassimo di Francesita´, anche tutti gli stilisti che nel mondo si ispirano alla mitica robe noir disegnata da Coco Chanel ed indossata dalla Herpurn in Colazione da Tiffany.

Ovvero e nel pratico un qualcosa che diviene parte integrante della nostra quotidianita´ e viene assorbito dalle varie culture.

Assorbito come un arricchimento e non come una imposizione livellante.

Ovvero la risultante di un virtuoso trend Locglob che dal locale diviene globale per poi essere accettato e metabolizzato nelle usanze locali con un trend Glocal che dal globale va al locale.

Pizza.

Un piatto in eterno divenire che dalla bufala Campana passa ad accogliere gli ananas delle Hawai e molto altro ancora.

Flessibile ed adattabile nel modo di cucinarlo e negli ingredienti.

Ma costante nel suo essere quello che e´.

Un falso piatto povero che in realta´ e´ un complesso simbolo degli ingredienti base di un popolo quando mangia.

Ingredienti che poi sono anche i primi ad essere ecologici nel senso di appartenere a qualche filiera corta.

Prendiamo il pomodoro.

Fu a Napoli che iniziarono le prime coltivazioni del ciliegino in quanto prelibatezza ad alto valore aggiunto da vendere in Europa.

Ed era la meta´ del diciottesimo secolo ad ulteriore riprova del fatto che il consumismo non e´nato negli Usa degli anni ´50 e la globalizzazione e´ millenaria assumendo nel tempo e negli spazi forme diverse.

E la pizza stessa e´ un prodotto della globalizzazione se 10 secoli fa arrivo´dalla Cina.

Come il gelato ed il torrone ancora prima con gli Arabi ed il dolce tipico della Provenza giunse in quella terra con Caterina de Medici dalla Toscana nel Rinascimento.

E se ci fermiamo un secondo ad osservare la forchetta in cui si fondono la bufala Campana e l´ananas Hawaiano di che parliamo?

Di cultura.

Si ed anche di umanita´ che si fonde e si conosce.

Da qui un museo per la pizza e il minimo ed anzi e´ un peccato che in una citta´cosmopolita come New York non lo abbiano aperto prima.

Cosi´ icon , cosi´ pop culture … cosi´ Pizza!

Cosi´ Italianita´, ovvero una filosofia di vita che travalica sia i confini nazionali che il Made in Italy divenendo un bene collettivo generando un Universo Emozionale di Riferimento.