Votare contro chi ri-disloca senza motivo e la nostra ipocrisia come consumatori, risparmiatori, lavoratori e futuri pensionati

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Con triste regolarita´ assistiamo ad aziende che ri-dislocano la produzione licenziando chiudendo gli impianti in Italia.

Ri-dislocano nonostante che gli impianti generino utili od abbiano commesse in corso che ne giustifichino il funzionamento.

Il motivo e´ il conseguimento di risparmi con un minor costo del lavoro.

In Francia nel 2008 l´allora Presidente Sarkozy fece passare una legge che puniva chi ri-dislocava obbligandolo a rendere tutti gli aiuti, (finanziamenti e detassazioni), ricevuti dallo stato.

Una legge che ha dato il suo contributo alle performance positive della Francia che gli permettono di sforare con una facilita´ che altri non hanno.

In quel periodo in Italia tutti erano presi nel mitologico pollaio del difendere o far saltare Berlusconi e nessuno ma proprio nessuno dalla sinistra di lotta in parlamento ai sovranisti che fanno alzare la schiena penso´ ad una legge o ad una proposta di legge con questo contenuto.

La settimana scorsa abbiamo pubblicato una analisi sul salario minimo uguale in tutta la Unione Europea che trovate clickando qui 

Oggi vediamo che uno dei pilastri del nuovo Nafta, ovvero Usmca, e´ che nel settore automotive si devono garantire dei salari minimi decenti. In altre parole che il produrre automotive in Messico dal punto di vista dei costi salariali non conviene poi piu cosi´ tanto.

In Nord America si puo´fare ma nella Unione Europea nessuno ne parla, come mai?

Lasciando questo sullo sfondo torniamo al problema della ri-dislocazione.

Come abbiamo visto nella nostra analisi il costo salariale del lavoro e´ una delle componenti valutate per spostare gli impianti.

Poi esistono altre componenti del costo del lavoro oltre i salari ma se i salari minimi sono uguali altrove anche queste aumentano rendendo meno appetibile lo spostamento.

Poi ci sono altre variabili e rimandiamo alla analisi per non dilungarci troppo.

Restiamo invece sul tema della ridislocazione analizzandolo sotto la forma di una possibile ma non si sa quanto probabile alla luce del guadagno di ciascuno di noi  protesta sostenibile in quanto resiliente.

Resiliente perche´ solo e soltanto la resilienza rende sostenibile la sostenibilita´.

Possibile ma non automatica nella sua applicazione dato che impatta sul nostro guadagno e quindi sulla nostra potenziale ipocrisia.

Ma prima di procedere e´ importante una nota esplicativa sul costo di produzione che incide sul prezzo finale chiarire cosa sia la nostra ipocrisia come consumatori, risparmiatori, lavoratori quando ci guadagnamo e titolari di un fondo pensione.

E se non chiariamo questo punto quanto diremo non ha poi senso.

Noi siamo dei Prosumerzen.

Ovvero dei:

  • Produttori, producer
  • Consumatori, consumer
  • Cittadini, citizen

Prosumerzen e´ una parola che abbiamo inventato per descrivere questa condizione in contemporanea ed in sinergia.

Come producer si intende che siamo lavoratori che vogliamo essere competitivi per non perdere il lavoro.

Quindi e nel pratico: se ci arrivano dei componenti, dei semi lavorati che costano meno e ci fanno restare sul mercato ci va bene.

Nel pratico e senza tanti giri di parole: se nella catena produttiva da qualche parte nel mondo producono a meno quello che poi noi assembliamo ci va  bene dato che questi minori costi ci rendono piu´competitivi ed aumentano le chance di non perdere il lavoro. Quindi scarichiamo sugli altri la nostra sicurezza disinteressandoci beatamente del fatto che le loro condizioni di lavoro ed i loro salari non siano quelli che abbiamo noi.

Come consumer vogliamo avere la migliore qualita´ possibile al minor costo. E quindi se ci sono risparmi nel costo di produzione che si traducono in un minore prezzo ci va bene con buona pace di chi lavora.

Come cittadini vogliamo i benefici sociali che derivano dal lavoro e dal pagare meno i prodotti e non solo questi.

Infatti come cittadini siamo anche dei risparmiatori e se le industrie sono competitive e guadagnano meno producendo con minori costi ci guadagnamo anche come risparmiatori che investono in borsa e come futuri pensionati la cui pensione e´ legata ai fondi pensione.

Investire in borsa?

La vulgata delle leccaculo news ci dice di non preoccuparci se la borsa crolla dato che in borsa investono solo i turbofinanzieri ed i ricconi che meritano una sonora batosta.

Domanda: quanti di voi hanno investito dei soldini in borsa?  Ed hanno un fondo pensione che riceve batoste?

Visto che il 45 percento degli Italiani investe in un qualche modo in borsa si commentano da sole le parole di troppi in posizioni troppo apicali per permettersi certe balle ed idiozie dato che i dati li conoscono.

E se ne fregano se, come vi descrivono loro, siete quel 45 percento di Italiani ricconi, amici dei globalisti e delle elite europeiste che investono in borsa o che hanno un fondo pensione legato agli indici della borsa e se ne fregano dato che le loro pensioni mentre sono Eletti sono pagate da noi.

A questo punto chiudiamo la premessa dove abbiamo dimostrato chiaramente che ci guadagnamo come lavoratori, risparmiatori e futuri pensionati se i prodotti ed i servizi costano meno e cerchiamo sempre di pagare meno come consumatori. Ovvero come cittadini.

Ovviamente questo esplica la ipocrisia di fondo per cui ciascuno di noi:

  • da un lato come lavoratori siamo favorevoli a ricevere dei componenti di produzione ad un costo minore fregandosene di come siano prodotte dato che gli salva il posto di lavoro
  • da un lato come risparmiatori  come pure come detentorei di un fondo pensione siamo favorevoli se questo incrementa il guadagno degli investimenti, (si ricorda che il 45 percento degli Italiani investe in Borsa)
  • da un lato come consumatori lo siamo dato che si spende meno

Ma, ma dall´altro lato come lavoratori poi se siamo stritolati in questa logica perdendo il lavoro da quel momento non ci va piu´bene.

E la ipocrisia di fondo si sintetizza con questo concetto chiave:  fino a che le produzioni in paesi con minor costi salariali e costi di lavoro dato che vi sono meno tutele ci consentono di preservare il nostro posto di lavoro come pure il nostro investimento in Borsa come parte del 45 percento di Italiani che sono investitori in Borsa come pure il nostro fondo pensione da futuri pensionati ci va bene.

Ma non appena questo ci colpisce come lavoratori non ci va piu´bene.

In buona sostanza e senza tanti giri di parole da ipocrisia: rispetto a questo siamo globalisti fino a che ci guadagnamo come lavoratori, consumatori, risparmiatori investitori e futuri pensionati ma diventiamo immediatamente dei sovranisti solo quando ci ledono come lavoratori.

Ovvero: fino a che ci guadagnano va tutto bene e siamo globalisti ma appena ci perdiamo va tutto male e siamo sovranisti. O meglio col portafoglio degli altri siamo globalisti mentre col nostro siamo sovranisti.

Fa riflettere, no? Eh, si!

Chiarita la ipocrisia di fondo di tutti noi andiamo oltre introducendo un altro concetto chiave per una reazione resiliente e sostenibile.

E questo concetto chiave e´ il seguente: il mercato vota ogni giorno comprando o non comprando.

Quindi se vogliamo reagire contro questo tipo di azioni da parte delle imprese, ovvero il chiudere per ri-dislocare possiamo farlo ogni giorno votando contro.

E come si vota contro?

Non comprando questi prodotti fino a che non viene modifcata la idea di chiudere per ridislocare.

E qui torna con forza la ipocrisia potenziale del nostro atteggiamento.

Ovvero?

Il votare non comprando da un lato potrebbe aiutare le Persone che perdono il lavoro.

Ma sicuramente dall´altro ci danneggia come consumatori dato che paghiamo di piu´ i prodotti e ci danneggia anche come quel 45 percento di Italiani che investe in Borsa o che ha un fondo pensione dato che se le aziende fanno meno utili o chiudono ci rimettiamo.

Che ognuno valuti quello che gli conviene di piu´ pensando sia  anche a cosa vorrebbe che accadesse se fosse lei o lui il licenziato e non solo ai benefici che ha quando compra a meno, quando il suo lavoro e´ anche assicurato dai minori costi per le importazioni da dove i salari sono minori come pure – come quel 45 per cento di Italiani che investe in borsa – al guadagno che ha  se le aziende fanno piu´utili grazie anche a questo ed infine come  titolare di una quota di un fondo pensione le cui performance, (ovvero la nostra pensione), sono legate alla Borsa..

Poi alla luce di tutti questi benefici reali ed alla luce del rischio potenziale di perdere il lavoro decida senza ipocrisia cosa fare comprando o non comprando.