Hot Spot Quotidiano 04: le 6 dimensioni chiave di cibo e citta´ (2/2)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Nella prima parte di questa analisi che trovate clickando qui abbiamo definito la dimensione globale in termini di scelte politiche dei governi e dei business model attuati dalle aziende.

In questa seconda parte della analisi passiamo alla dimensione pratica valutando le opzioni di futuro resiliente che esistono gia´ nel presente.

A volerle usare, ovviamente.

In una frase: le soluzioni esistono ora ma vogliamo implementarle?

Dimensione 1: ottimizzare la Connettivita´

Cosa e´ la Connettivita´?

La struttura con cui si comunica e la comunicazione implica la condivisione in quanto si crede a quello che ci mandano e siamo creduti per quello che mandiamo.

E su questa fiducia nel network che genera la condivisione abbiamo che poi si ha la creazione.

Ottimizzare la connettivita´ e´ quindi in questo caso intesa come il potenziamento non tanto delle infrastrutture ma della loro fruibilita´.

Ovvero?

Avere una infrastruttura Internet nella sue varie applicazioni hardware dai computer agli smartphone con cui inviare e ricevere input, ovvero informazioni, da altre Persone come pure da sensori vari, macchinari in vari contesti della filiera e da tutta la intelligenza artificiale che vogliamo serve a poco se poi non riusciamo a fruire in quanto saturati.

La saturazione dei dati infatti genera due problematiche chiave:

  • Il perdere dei dati chiave noti nel volume e nelle velocita´del flusso e quindi la prioritarizzazione di quello che serve “ qui/ora” rispetto a quello che puo´attendere. E che serve, ovviamente, sia per fare che per capire cosa cambiare e come cambiarlo
  • Il perdere dei dati chiave non noti che a causa di questo flusso restano nascosti e non riusciamo ad idenficare come variabili chiave. Variabili nuove generate dalla evoluzione delle componenti come insieme

Accade infatti che le reti nel loro strutturarsi abbiamo 4 costanti comuni:

  • L´occupare tutto lo spazio possibile
  • La invarianza delle dimensioni dei terminali
  • La ottimizzazione, ovvero il consentire il minore consumo di risorse per il massimo della resa. Ovvero il grado di sostenibilita´
  • Una potenziale fragilita´. Ovvero il livello di resilienza

Quando parliamo di una migliore connettivita´ si intende proprio la focalizzazione sull´ incremento della otttimizzazione, (e quindi della sostenibilita´),  ed una riduzione della fragilita´, (e quindi un aumento della resilienza).

Uno sviluppo promettente in questo caso ci viene dalle blockchain che possono rendere il flusso piu´sicuro.

Sia nei termini di controllo alla accessibilita´ della catena informativa e quindi riduceno sia la possibilita´ delle problematiche indotte dall´hackeraggio che  quelle della fuoriuscita di informazioni per lo spionaggio industriale.

Ma anche in termini di controllo dei flussi dei prodotti nelle varie fasi del processo produttivo contro frodi e manipolazioni varie di tipo fraudolento.

E quindi, alla fine, usare al meglio le informazioni che si hanno traducendole in comprensione.

Dimensione 2: migliorare la interazione tra le varie economie reali coinvolte a partire da quella con la economia reale finanziaria

Il micro-credito e´ un esempio ma un esempio che va bene non solo nel cosidetto mondo in via di sviluppo dato che puo´ essere usato benissimo in tantissime realta´ rurali, ad esempio le montane, in altre parti del mondo.

Ma non solo questo.

Il countertrade puo´ divenire un ulteriore strumento potenziandone l´uso consentendone un utilizzo con delle barriere di ingresso piu´ basse. Magari con consorzi, ovvero cluster produttivi.

Un utilizzo piu´ allargato nel senso di un minore barriera di ingresso grazie al monitoraggio con le block-chain alla dimensione dei contratti di tipo derivato sulle produzioni future.

La creazione di monete di conto parallele per aumentare la disponibilita´ delle risorse finanziarie nella filiera produttiva partendo a monte dalla ricerca per finire a valle con la commercializzazione.

Un piu´ampio uso del concetto del profit sharing magarin partendo da una integrazione con il countertrade.

Sono solo esempi pratici.

Dimensione 3: sempre a proposito del miglioramento delle relazioni tra le varie economie reali coinvolte nella filiera lo stesso discorso vale anche per la dimensione dei servizi relativa alla catena logistica globale

Dallo stoccaggio delle sementi a quello dei prodotti finiti, (lavorati o meno che siano), il food e´ anche logistica globale con le sue regole e necessita´.

Ovvero si innesta in tutte le dimensioni della world supply chain digitale e fisica che innerva il pianeta e, quindi, anche con i vantaggi e gli svantaggi correlati ad un uso forse troppo spinto del just-in-time. Ovvero del ridurre il quanto piu´possibile a zero le scorte in ogni fase della filiare confidando sul fatto che poi la logistica provvede sempre quando e dove serve.

E questo comporta anche un miglioramento della flessibilita´ degli spazi in modalita´ on demand anche pensando a strumenti come il countertrade od il profit sharing.

Dimensione 4: migliorare le performance della economia reale agricoltura potenziando l´uso on demand della tecnologia e dei macchinari

Il tutto consegue un abbattimento dei costi e delle relative barriere di accesso.

Dimensione 5: abbattere le barriere psicologiche piu´ che culturali

Il consentire la filiera produttiva di cibo basato sugli insetti anche nella Unione Europea non ha solo il beneficio di aumentare le risorse alimentari.

Ha quello non meno importante di abbattere delle barriere psicologiche piu´ che culturali.

Questo nel senso che la accettazione del mangiare insetti, (sia come tale che come componenti nella preparazione di altri cibi), ci porta ad essere piu´aperti e ad accettare altre soluzioni.

Se il produrre delle proteine animali con gli insetti significa una maggiore resilienza ambientale nel senso di utilizzare meno terreno e meno risorse per la stessa quantitata´ di proteine prodotta il potere vedere accettata la produzione di agricoltura cellulare non puo´che ampliare la resilienza della filiera cibo.

Una volta accettati gli insetti sulla nostra tavola diviene infatti piu  semplice accettare altre forme come la agricoltura cellulare.

Una agricoltura che e´ benvenuta anche da tutte le variegate e complesse sfumature di quello che viene semplicisticamente definito come il mondo vegetariano.

La agricoltura cellulare abbatte il consumo di terreno,  l´uso di acqua come pure l´inquinamento da pesticidi e quindi prima la accettiamo e meglio e´.

Ed ovviamente nell´abbattimento di queste barriere si riconducono anche quelle relative all´uso delle biotecnologie come pure delle nanoteconologie.

Da generazioni centinaia di milioni di nord Americani mangiano e bevono prodotti generticamente modificati e la evidenza empirica mostra che non vi siano malattie ad origine alimentare con una frequenza superiore che in altri luoghi del mondo.

E questo, decenni di uso da parte di centinaia di milioni di persone in contesti legali dove se un diserbante e´ cancerogeno un tribunale condanna ad un risarcimento di centinaia di milioni di dollari, deve pur significare qualcosa.

Dimensione 6 : la produzione urbane

Andare oltre la dimensone chic dell´alveare sul terrazzo o del piccolo orto urbano.

Ed entrare in una dimensione di ri-utilizzo sistematico di parte del patrimonio immobiliare non usato per creare delle  verticl farm che producano per la cittá  nella citta´.

Ovvero porre le basi di una vera a propria urban food industry che collabora con le altre componenti della filiera del cibo.

 

Le citta´ si espandono e la sola certezza e´ che quindi ed inesorabilmente le bocche da sfamare aumentarenno e con esse la instabilita´ politica se questo non dovesse avvenire.

Le soluzioni sono qui come abbiamo visto e la domanda hardtalkista e´:  siamo sicuri che le stiamo usando o non continuamo invece a dissipare risorse?

 

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