Cibo e citta´ (1/2)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

 

L´inizio del ventunesimo secolo sara´ ricordato anche per essere il momento in cui, per la prima volta, la Umanitá e´ piu´urbana che non.

Ovvero per la prima volta nella sua storia la Umanita´ che vive nelle citta´ e´ di piu´ di quella che vive altrove.

Un trend iniziato insieme alla Globalizzazione non meno di 6.000 anni orsono in Mesopotania con le megalopoli di allora. Ovvero le prima citta´della storia.

E dai circa 20.000 abitanti della Mesopotamica Uhr, una megalopoli per gli standard dimensionali di allora, siamo oggi a citta´ megalopoli con una popolazione piu´ ampia di quella di interi stati. Ovvero milioni e milioni di Persone e la espansione non diminuisce ma accellera.

Partendo da questo dato di fatto possiamo facilmente, intuitivamente, derivare che la gestione della complessita´ dell´ecosistema citta´ sia la chiave politica del fututo.

Citta´ che oggi sono un network di 208 realta´ leader, di cui 2 in Internet dove abita la etnia degli Avatar, che trovate clickando qui .

In estrema sintesi il tutto si riduce nei termini della qualita´di vita che non e´solo materiale ma anche emozionale e spirituale.

Una dimensione che va ben e molto oltre la sostenibilita´ dato che il punto cardine e´ la resilienza.

La resilienza e´ molto piú la vera variabile chiave rispetto alla sola sostenibilita´ e questo in quanto la resilienza e´ sinonimo di soppravvivenza.

Non serve a nulla una dimensione sostenibile se poi alla prima crisi si ha che collassa in quanto non resiliente e quindi non in grado di soppravvivere.

Un elemento chiave, una variabile fondamentale della equazione che esprime la resilienza delle citta´, anche di quelle digitali, e´ la dimensione alimentare.

Ovvero il garantire cibo ed acqua e chi riesce a garantirlo ha la legittimita´ politica ed il resto  e´ aria fritta da editoriali e da talk show.

Il punto chiave e´ che le catene del food in giro per il mondo dissipano troppa energia, ovvero non sono ottimizzate.

Con energia in questo contesto non consideriamo ovviamente solo quella delle fonti energetiche ma tutto l´insieme di risorse ambientali, Umane, economiche impiegate nel processo.

Sia nel mondo in via di sviluppo che in quello piu´ sviluppato come infrastrutture.

Stiamo infatti parlando di una filiera produttiva globale che in estrema sintesi ha i seguenti tre attori chiave comuni in tutte le sue varie forme nel globo:

  • Le politiche governative
  • I modelli di business
  • Le tecnologie disponibili realmente usate

Cosa si intende con tecnologie disponibili realmente usate.

Quelle che si usano che non sono tutte e non necessariamente sempre le migliori dato che le varie realta´ locali del mondo usano le tecnologie che meglio preservano gli interessi delle forze di governo come pure del business locale.

E questa discrepanza tra quanto effettivamente usato, e la sua energia dissipata nei termini di non ottimizzazione delle risorse, e quanto possibile usare allo stato dell´arte attuale e´ il vero problema.

In una frase hardtalkista: le soluzioni ci sono ma le usano?

Andando ancora piu´ nel profondo e nel concreto parliamo del legame tra dei territori.

Non solo quello tra i territori urbani e quelli agricoli piu´ o meno a filiera corta.

Sulla filiera corta apriamo una piccola parentesi per evidenziarne la ipocrita non resilienza quando la si ricollega al commercio equo e solidale.

E´meglio una banana Africana perche´  ha una filiera piu´corta di una Caraibica che ne ha una piu´ lunga?

Ed i contadini dei Caribe?

E´ meglio il vino della nostra regione che ha una filiera piu´ corta o quella che porta occupazione in un territorio in cui si converte verso una economia meno industriale chiudendo meta-impianti?

Ovvero, tanto per fare un esempio, la birra della birreria del Sulcis fatta da chi non trova piu´ lavoro nelle miniere e produce birra o quella del birrificio a 3 chilometri da casa nostra?

E si torna ancora alla resilienza come vediamo.

Chiudiamo la parentesi ed andiamo avanti continuando a parlare del territorio.

Quando si parla del territorio agricolo non dobbiamo considerare solo quello non urbano ma inserire pure le aree metropolitane.

Dal miele prodotto nei nostri tetti alle vertical farm in centro come pure in periferia e tutti i modelli di ristorazione come pure di hotel correlabili.

Ma anche come a New York usare le gallerie delle metropolitane dismesse come pure le strade rialzate per produrre in serra.

La prima rivoluzione agricola ebbe luogo circa 30.000 anni fa e la piu´recente ha introdotto i pesticidi per aumentare le resa.

Ed ora abbiamo dei grossi problemi con questi pesticidi me ed allo stesso tempo il tornare a dei metodi pre- Green Revolution non genera la quantita`  di cibo per sfamare piu´ di 7 miliardi di Persone.

Ma continuare su questa strada e´ un suicidio ambientale.

Quindi?

Qundi torniamo alla discrepanza tra il possibile allo stato della tecnologia, delle leggi fatta da governi lungimiranti e di pratiche di business model olistici e quanto poi viene in realta´fatto nelle nostre realta´.

Stiamo infatti pagando un ritardo motivato da troppi interessi politici tutti-partisan come pure di leadership economiche che non cambiano per paure di perdere sia posti di lavoro manageriale che rendite di posizione.

Stiamo parlando della Nuova Rivoluzione Agricola, la Rivoluzione Agricola 4.0 per sintetizzare.

Una dimensione tecnologica purtroppo sotto-utilizzata che genera un sostanziale miglioramento in questi contesti chiave della catena resiliente del cibo, ovvero della trasformazione dell´ecosistema dell´urban food:

  • Espansione della produzione agricola nelle citta´
  • Una distribuzione piu´efficiente ed inclusiva
  • Una maggiore connessione con la produzione rurale

E dopo questa premessa sul trend passiamo a vedere le tecnologie chiave che definiscono il futuro nel nostro presente.

Ovvero un futuro che esiste ora e qui e che dipende solo da noi se viene scelto.

E sara´ l´argomento dell´hot spot quotidiano oggi pomeriggio.

 

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