(5/6) Geopolitica oggi: L´Africa POSITIVA COI SOLDI che non conosciamo (e che non ci fanno conoscere)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

La quinta e penultima tappa del nostro viaggio nella Geopolitica oggi ci porta a parlare di una Africa non conosciuta.

La analisi e´divisa in 3 parti.

Nella prima parte riportiamo un articolo che abbiamo pubblicato e che sul tema ci vede ancora in solitaria.

Parla con dovizia di fatti del fatto che nel 2017 l´Africa sia stato il secondo mecato al mondo in termini di performance. Ma non solo di questo dato che analizza anche come il Sistema Italia possa profittare dello sviluppo di questi mercati. Intitoliamo questa parte: L´Africa delle performance bancarie a livello mondiale.

La seconda parte tratta dei due grandi facilitatori della rivoluzione in Africa che passa volutamente sotto silenzio in Italia.  Ovvero della Cina come facilitatore da anni delle dimensione Geoeconomica del continente e degli Usa come facilitatore di quella Geopolitica. E questa parte e´ intitolata: Cina ed Usa, ovvero i due grandi facilitatori

La terza ed ultima parte sara´quella piu´hard talk e si sposta nella dimensione della Geopercezione che e´una delle tre componenti della Geostrategia. E qui vedremo come Fortezza Europa alla luce di quanto evidenziato nelle due precedenti parti possa, gia´nel medio termine, rivelarsi una benedizione per l´Africa attivando una riconfigurazione della mappa del continente nata tra la Conferenza di Berlino nel 1884 e la creazione dell´ultimo stato Africano, ovvero il 2011. Intitoliamo questa parte: Ridisegnare l´Africa

Prima parte: L´Africa delle performance bancarie a livello mondiale.

 

Le banche Africane sono le seconde al mondo in termini di profittabilità con un guadagno di 82 miliardi di dollari rispetto ai 56 del 2012.  Al momento in Africa circa 300 milioni di Persone hanno un conto corrente e diverranno almeno 450  nel 2022. Sono chiari segnali che parlano di Consumatori sia B2B che B2C in un contesto trans-dimensionale, ovvero operante sia offline che online.

 1 – Il Contesto:

Oltre ai dati nell’ abstract è degno di nota che il sistema bancario continentale Africano sia il secondo al mondo anche per la velocità di crescita. Il dato interessante è che si parla di un trend in quanto questa analisi considera un periodo di 10 anni dalla crisi del 2008 ad oggi.

E partendo da queste premesse di insieme a livello di sistema ora ci focalizziamo sulle diverse situazioni operando una suddivisione geografica del continente in Regioni Geopolitiche e per comprendere questa suddivisione si rimanda ad un .pdf apparso in un’ altra analisi in Impronte.

Il 65% della profittabilità espressa in termini di ROE ed il 94% dell’ aumento del fatturato avviene nelle seguenti Regioni Geopolitiche:

Regione Geopolitica Nazione/i col Retail Banking più interessante Status come mercato

Retail Banking

Banche Italiane presenti da tempo nella Regione, (Nota: Fonte ABI con l’ ultimo report disponibile del 2015)

 

Maghreb Algeria Stazionario MPB, BNL-BNP, Crèdit Agricole Group

 

  Marocco Relativamente maturo BNL-BNP, Crèdit Agricole Group, MPS
  Tunisia Relativamente maturo

 

Unicredit Group, Banca Impresa, Crèdit Agricole Group, Intesa San Paolo, MPS
Gulf of Guinea Costa d’ Avorio Transizione BNL-BNP
  Ghana Transizione
  Nigeria Stazionario
 
Western Africa Senegal Transizione BNL-BNP
 
Central Africa R.D. Congo Nascente
 
African Horn Etiopia Nascente
 
Nile Vallley Egitto Relativamente maturo Intesa San Paolo, MPS, Crèdit Agricole Egypt
 
Sub-tropical Africa Angola Stazionario
  Mozambico Nascente
  Zambia Transizione
  Zimbabwe Nascente
 
Austral Africa Botswana Stazionario
  Namibia Stazionario
  Sud Africa Transizione Unicredit-Hypovereinsbank, BNL-BNP, Crèdit Agricole Corporate
 
Eastern Africa Kenya Transizione
  Tanzania Transizione
  Uganda Nascenti
 
Indiano Ocean Mauritius Stazionario

 

2- Cosa e Come è accaduto?

 

  Si è optato per una classificazione per Regioni Geopolitiche perchè ha il pregio di fare immediatamente identificare il contesto nazionale in cui si opera e, pertanto, di rilevare un insieme di trend di insieme che sfuggirebbero con una semplice elencazione delle nazioni.

Si tratta di dati di sistema che inquadrano la regione facendo evidenziare immediatamente e di conseguenza se una nazione si trova in sintonia con il livello medio o se ne discosta.

In questo caso le variabili chiave implicitamente emerse sono la ri-dislocazione industriale, gli investimenti infrastrutturali,la frammentazione delle economie interne, la mancanza di guerre interne, (le turbative interne Nigeriane non hanno per ora mai intaccato il trend di crescita della più grande economia del continente), che trans-nazionali.

Le nazioni elencate in questa analisi sono sia le cosiddette “Tigri Africane”, (ad esempio il Sud Africa o l’ Egitto), che le Rising Star, (ad esempio l’ Etiopia o l’ Angola).

Come vediamo lo status dei rispettivi sistemi bancari è in sintonia con un  trend che va consolidandosi nelle rispettive Regioni Geopolitiche e che ci parla di crescita o di stazionarietà che implica una mancata decrescita.

Ed il tutto è nella norma delle evoluzioni positive previste per il continente che è oramai da almeno 5 anni il luogo in consolidamento sia della ri-dislocazione di un Made in China troppo caro che di quello di altre nazioni Europee ed Asiatiche.

Una ri-dislocazione che unita al perdurare della pace ha “solo e semplicemente” generato ricchezza.

E la ricchezza non si è tradotta solo in consumi ma anche in risparmi di cui hanno beneficiato i vari sistemi bancari.

Tutto questo ovviamente non deve far dimenticare le 5 grandi sfide del mondo bancario continentale Africano:

Sfida 1: la frammentazione del mercato continentale. I cinque più importanti mercati bancari continentali, (South Africa,Nigeria, Egypt, Angola,Marocco), rappresentano il 68% del totale mentre le restanti 49 nazioni Africane ne esprimono il 32%.

Sfida 2: il persistere di un diffuso basso reddito. Sebbene da anni si assista a quello che sembra un consolidato trend di crescita dei redditi nelle nazioni elencate è ancora elevata la percentuale di basso reddito rispetto ad altre aree del mondo.

Sfida 3: bassa produttività. Nonostante che il sistema bancario Africano sia il secondo la mondo in termini di profittabilità e di crescità è ancora caratterizzato da una bassissima produttività rispetto a quello degli altri continenti.

Sfida 4: ridotto radicamento nel territorio. Le banche Internazionali si trovano solo nelle aree metropolitane Africane ricomprese nelle 208 Città Leader al mondo,(clickare qui). Relativamente alle banche locali anche la loro penetrazione non va oltre le città a capo delle province o dove vi siano importanti centri logistici, minerari, industriali.

Sfida 5: basso livello di monitoraggio delle storie bancarie. Per solo l’ 11% della Clientela bancaria esiste di fatto una storia del loro credito che ne permetta di valutare la affidabilità. Per avere un termine di paragone si pensi che in Sud America questi dati esistono per il 79% della Clientela e nelle aree emergenti in Asia per il 17%.

3- Le opportunità per il Made in Italy:

Cosa ci dicono questi dati?

Che l’Africa è un mercato.

Un mercato dove il Sistema Italia è notevolmente indietro rispetto alla concorrenza internazionale come dimostra il bassissimo radicamento bancario Italiano visto che nei 21 principali mercati le nostre banche sono presenti solo in 7, (per inciso in Africa abbiamo 54 nazioni…). E di questi 7 abbiamo poi che in maggioranza si tratta di semplici uffici di rappresentanza delegando di fatto la operatività a banche che sono intese Italiane in quanto hanno una presenza radicata in Italia  ma che in realtà o sono Francesi, ( BNP, C-Agricole), o Tedesca sebbene comprata da una primaria banca Italiana, (Hypovereinsbank).

 

Con questa premessa le azioni suggerite alle Imprese Italiane. Azioni pensate per contrastare le  5 sfide precedentemente elencate.

  1. I) (contrasto alle Sfide 1,2,3,4,5)affidarsi ad una banca straniera con una lunga storia nella Regione Geopolitica e non solo nella nazione. Si consigliano banche Americane, Francesi, Britanniche, Cinesi.

Oltre alla padronanza del mercato tali banche possono anche agire come connettori con la realtà imprenditoriale locale dato che è una attività che svolgono come routine.

Inoltre tali banche hanno un network rodato che opera su tutto il continente.

Infine la Clientela Africana che si rivolge a questo tipo di banche previlegiandole a quelle locali ha un reddito medio, (personale e professionale), più alto della media. Ed, inoltre, è orientata verso i mercati esteri dato che usa queste banche per il proprio import/export

  1. II) (contrasto alle sfide1,2,4,5) iniziate a considerare di andare in Africa. Purtroppo la quasi totalità dell’ export Italiano tende ad escludere la Media Impresa. Infrastrutture, Energia / Minerario, Agricoltura non di nicchia, un pò di luxury, Cooperazione, Armi ed il nostro export finisce qui. Ed è un errore. Il mondo online può essere la prima mossa. Indirizzato sulle città. E poi, come detto prima, con l’ aiuto di un idoneo partner bancario sbarcare ancora una volta nelle città.

III) (contrasto alle sfide 3,4)  considerare l’ Africa anche per produrre. Ed ancora una volta siamo indietro come Sistema Italia. E lo siamo al punto tale che, almeno per ora, dobbiamo seguire gli altri. Ovvero andare dove loro da anni operano, (e non solo a livello bancario ovviamente), e condividono con le realtà locali

 

Parte Seconda: Cina ed Usa, ovvero i due grandi facilitatori

La Cina e´il facilitatore Geoeconomico.

Questo perche´ben prima di OBOR, ovvero delle nuove Vie della Seta, Beijing ha investito miliardi di dollari ed il capitale umano di una migrazione stimata tra  750.000 ed il milione di Persone che ha ampliato World China, ovvero la diaspora Cinese, in Africa.

Questo in quanto aveva bisogno di conseguire tre obiettivi:

  • Luoghi dove produrre a basso costo dato che da circa 15 anni molte produzioni non convengono piu´in Cina
  • Un mercato aggiuntivo per l´export a basso valore aggiunto come pure un mercato dove sviluppare le competenze per divenire un produttore infrastrutturale di livello mondiale. E od oggi questa dimensione si e´ulteriormente allargata con OBOR
  • Una fonte di materie prime indispensabili

Beijing ha ottenuto tutti e tre gli obiettivi. Mentre in Italia ed in parte in Europa ci si crogiolava e ci si crogiola nella narrativa della Africa sottosviluppata a causa dell´uomo bianco cattivone di cui beneficiavamo e beneficiano solo i salariati di Industria Etica e´ accaduto che, come abbiamo visto nella prima parte, si sviluppasse un sistema bancario che genera risorde endogene di investimento.

Ma si e´sviluppata anche una infrastruttura industriale integrata nella world supply chain mondiale.

Alcuni dati chiave sull´impatto geoeconomico degli investimenti Cinesi.

Secondo la Banca Mondiale il debito continentale nel 2016 e´di 600 miliardi di dollari di cui il 18 percento e´detenuto da Beijing che, in questo modo, e´ il piu´grande creditore del continente.

Nonostante questo, e del resto come sta´ accadendo con OBOR, la Cina non ha mantenuto il suo programma di investimenti. Nel 2000 il China Africa Development Fund aveva previsto 5 miliardi di dollari di equity funds per l´agricoltura del continente. Ad oggi ne ha raccolti solo un miliardo che ha investisto anche non solo in agricoltura.

Ma anche se ha questo tipo di problemi e´indubbio che senza il denaro e la presenza del capitale umano Cinese non si avrebbe avuto lo sviluppo continentale costante in molte aree del continente.

Uno sviluppo che fa si che non ci si debba stupire che la Cina sia vista postivamente dal 63 percento degli Africani e negativamente solo dal 15 percento. Questo secondo i dati dell´ultimo censimento di Afrobarometer  in 36 paesi Africani nel periodo 2014 – 2015.

Ma tutto questo e´avvenuto anche grazie ad una stabilizzazione di tipo geopolitico nella forma di una minore violenza politica.

Qui il ruolo cardine e´stato quello degli interventi militari Statunitensi seguiti da quelli Francesi, Britannici ed Israeliani in Sud Sudan.

Ovviamente nulla si toglie all´intervento delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo che, in ogni caso, non ha risolto molto.

Molto di piu´hanno ottenuto le operazioni internazionalli contro la pirateria nel Corno d´Africa dove e´quasi annullata.

E certamente l´intervento delle Nazioni Unite non e´paragonabile all´impegno Francese visto che Parigi ha combattuto negli ultimi anni in Costa d´ Avorio, Mali e Repubblica Centroafricana.

I Britannici in West Africa e gli Israeliani hanno contribuito a rendere il Sud Sudan meno vulnerabile.

Ma, ed ovviamente innestandosi a vario titolo ed in vario modo con queste operazioni, e´stata la presenza costante deli Usa che ha fatto la differenza.

Dalla fornitura di formazione a quella di armamenti passando per le operazioni sul campo portate avanti da Usafricom, ovvero il comando militare che si occupa del teatro Africano.

Il combinato disposto delle risorse finanziarie ed umane Cinesi nella dimensione Geoeconomica ed di quelle di Stati Uniti, in primis, e poi della Francia, del Regno Unito, della Comunita´Internazionale e di Israele in quella Geopolitica della sicurezza e stabilizzazione hanno permesso al continente Africano di avere aree di geografiche di espansione economica sempre piu´ampie e stabili.

Nel frattempo in Italia la nostra classe politica parlava di una Africa che esiste sempre meno e lo faceva cinicamente per il proprio guadagno elettorale.

Da un lato per lucrare sui voti di chi lavora in Industria Etica Italia.

E da un altro per lucare sui voti di chi veniva e viene spaventato dalla bufala della minaccia di un miliardo di Africani che inevitabilmente devono scappare in Italia dato che in Africa non hanno alcuna possibilita´di sviluppo.

Nel frattempo altri, a partire dai Cinesi, andavano e vanno a fare business come dimostra tristemente, se non tragicamente, che le banche Italiane in Africa esistono solo grazie al fatto che sono presenti banche Francesi come Paribas e Credit Agricole che hanno comprato degli istituti Italiani. Oppure perche´hanno comprato una banca Tedesca.

La tragedia per il Sistema Italia e´che dalla opportunita´in Africa siano escluse le medie e piccole imprese dato che sul continente di Italiano abbiamo solo Eni, Finmeccanica e chi fa instratrutture oltre alle brand del lusso.

Ben diversa e´la situazione altrove dove, ad esempio, i fondi per lo sviluppo della Unione Europea generano business in Africa.

E tutto questo ci porta alla terza parte.

Parte Terza: Ridisegnare l´Africa

Quanto verra´ scritto in questa parte non e´politically correct ma profondamente hard talk per stimolare una serie di domande scomode.

Ma prima e´necessaria una piccola premessa relativa alle configurazioni terittoriali del continente.

La mappa dei confini Africani e´frutto di un sanguinoso processo nato con il Congresso di Berlino nel 1884 fino alla creazione del Sud Sudan nel 2011.

Un processo ben lontano dall´essere concluso di cui sono responsabili gli Africani in maniera non minore dell´uomo bianco.

La responsabilita´Africana e´secolare dato che lo schiavismo naque secoli e secoli prima che in Africa apparisse il primo uomo bianco.

La conferma ci viene dallo swahili. Ovvero la lingua franca commerciale con cui i cacciatori di schiavi Africani sub – sahariani comunicavano in quel di Zanzibar con i compratori di schiavi Arabi.

Come pure non dimentichiamoci che agli inizi degli anni ´60 del ventesimo secolo tutti prevedevano che l´Africa sarebbe divenuta la regione con i piu´ alti tassi di sviluppo al mondo surclassando l´Asia.

Indubbiamente il colonialismo ha responsabilita´negative immani ma finiamola di prenderci in giro e di prendere  in giro gli Africani pensando che prima che arrivassero i bianchi il continente fosse un Eden. I regni ed imperi Africani non erano meno brutali di quelli Europei, Arabi, Asiatici ed Amerindi con i propri sudditi. E non meno guerrafondai.

E certamente le multinazionali mondiali hanno corrotto e corrompono per fare i propri interessi ma se in piu´di 600 lingue Africane non esiste la parola partito politico, e quindi neanche il concetto, qualcosa vuol dire.

Per capirci al di lá di ogni ipocrisia ricordiamo tutti il famoso saggio sulla occidentalizzazione di Latouche, il creatore della Decrescita Felice, che cita una pubblicita´per dei nuovi edifici residenziali in una capitale Africana.

Una pubblicita´che magnificava come la ridotta dimensione degli appartementi avrebbe fornito una piu´che valida giustificazione per rifiutare cortesemente di dover ospitare tutta la famiglia proveniente dai vari villaggi.

E Latouche definiva questo cambiamento non una violenza del modello borghese occidentale ma un qualcosa di positivo per cambiare delle formae mentis locali negative.

E Latouche non e´certo un servo del turbokapitalismo.

Ma lasciamo tutto questo sullo sfondo.

Nella terza tappa del nostro viaggio abbiamo visto come la chiusura dei porti Italiani potrebbe modificare la dorsale dei traffici del Mediterraneo.

Una modificazione che favorira´in primis la Grecia e poi Israele, anche pensando al gasdotto Eastmed osteggiato da Mosca ed Ankara ma utilissimo all´ Italia, e dopo la dorsale Adriatica con gli investimenti Arabi in Ancona e Cinesi in Ravenna e Trieste e chi fosse interessato puo´leggere il dettaglio clickando qui.

Immaginiamo uno scenario che chiamiamo Fortress Europe dove i porti sono chiusi. Tutti i porti dato che su base volontaria nessuno vuole la immigrazione.

Ma prima di procedere fermiamoci un attimo a valutare di cosa stiamo parlando in termini della terza componente della Geostrategia, ovvero la Geopercezione che si occupa della Complessa Convivenza tramite le percezioni negli Universi Emozionali di Riferimento delle nostre mappe mentali.

Prima che iniziassero i flussi dalla Albania e dal Nord Africa e dal West Africa non avevamo la percezione della contemporaneita´degli eventi di questa Umanita´.

Cosa significa?

Eravamo informati con dovizia di dettagli, anche se Internet non era cosi´diffuso, sulle carestie e le guerre ma tutto era distante.

Ovvero certamente “adesso”, cioe´ dei fatti contemporanei, ma sempe e comunque relegato “la´”, cioe´lontano da noi.

Al massimo esprimevamo lo sdegno in una fiaccolata e la solidarieta´con un versamento in un conto corrente.

E tutto finiva li´.

Poi e´accaduto che la contemporaneita´si sia spostata a casa nostra nel senso che questa Umanita´, queste Persone, sono non solo un “adesso” ma anche un “qui”.

Un “qui” tra di noi.

Mentre sul tablet ci intristiamo vedendo un bambino deperito dalla fame o ci arrabbiamo vedendo un signore della guerra massacrare la propria gente accade che qualcuno si avvicini per venderci qualcosa. Un qualcuno che e´una Persona che viene da quella terra o da una terra con situazioni simili.

Ed allora la tristezza e rabbia generate dalle immagini divengono … altro. Anche e non solo altro certamente ma questo altro ´meno … socievole, no?

Un qualcuno, questa Persona, che troppo spesso e´ la fonte di 33 euro per altri ma questo e´ un altro discorso.

E questa e´ la differenza rispetto al passato.

Il fatto che la contemporaneita´degli eventi divenga fisica e reale anche per noi nella forma di queste Persone che sono qui.

E questo loro essere qui gestito nel mondo che vediamo tutti i giorni e che fa arricchire Industria Etica e´ la causa dei problemi che sta´ portando a Fortress Europe.

E se accadesse questo?

Ovvero se i flussi fossero bloccati?

Non sarebbe un problema nel medio termine e qui inizia l´hard talk che porta alle domande scomode.

Bloccare i flussi non risolve le cause.

E le cause non sono immutabili come abbiamo visto nelle due parti precedenti di questa analisi dato che la globalizzazione positiva ha tolto dalla poverta´2 miliardi di persone in una generazione.

Mentre quella negativa ha reso la vita a moltissimi un inferno.

Bene, cosa vogliamo dire?

Invece di spendere 5 o 6 miliardi per Industria Etica spendiamoli in questi paesi ma in modo diverso.

Ovvero?

Iniziando a crearli questi paesi ridisegnando mappe che non hanno senso.

Se possiamo imparare qualcosa dalla crisi in Nord Africa e nel vicino, (Siria), e medio, (Iraq), Oriente e´che viviamo un mondo in cui si devono creare nuove nazioni.

Le etnie sacrificate nel Near e Middel East con i confini della mappa Skyes – Picot devono nascere.

Dai Drusi ai Curdi e questo portera´ la pace.

Lo stesso in Libia con le sue suddivisioni etniche.

Ed in tutta l´ Africa.

Quindi?

Sotto la spinta generata dalla paura che crea Fortress Europe possiamo attivare una riconfigurazione dei confini Africani dando ad Etnie senza nazione una nazione.

Farlo non con le armi ma convincendo col denaro.

Un denaro che esiste e che non manchera´visto le opportunita´di sviluppo che questo comporta.

In una Africa che gia´oggi e´il secondo mercato bancario piu´performante al mondo una suddivisione pacifica in quanto pagata non puo´che creare un nuovo mondo.

Indubbiamente migliore.

Ed allora la domanda scomoda e´: come mai nelle nostre mappe mentali non ci viene mostrata anche questa Africa che esiste ed esiste oggi?

Il nostro viaggio nella Geopolitica finisce oggi pomeriggio con la sesta tappa dove parleremo della importanza della comprensione e della considerazione della Geopolitica per le aziende del Sistema Italia. Ed ovviamente non solo per le grandi aziende.

Le tappe del nostro viaggio sono state

Tappa 1: La UE che non esiste 

Tappa 2: Trump in cosa e´veramente una novita´!

Tappa 3: Siria, Russia, Israele, Palestina, Iran, Mediterraneo Orientale

Tappa 4: Le debolezze relative della Cina

 

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