(3/6) Geopolitica oggi: Siria, Russia, Israele, Palestina, Iran, Mediterraneo Orientale

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Continua il nostro viaggio nella Geopolitica.

Mediterraneo od anche SDN – S come lo definisce l‘ acronimo della nuova strategia in divenire della Nato.

Ma viene reso molto meglio se si usa il termine con cui gli addetti ai lavori chiamano questa visione strategica, ovvero The Hub.

The Hub e lo è per tanti sia che se ne allontano o che ne siano meno interessati dal 2009, ovvero gli Usa.

E sia che se ne intaressano come i Cinesi per alcune ramificazioni delle Vie della Seta che richiedono, a dire dei Cinesi stessi, sempre piu’ che le flotte militari Americane ne garantiscano l’ accesso. E con questo è certo che Beijing comprerà sempre il debito Statunitense come suo costo imperiale nel contesto dell’ Impero A-terittoriale Usa di cui abbiamo parlato ieri e che trovate clickando qui.

Un Mediterraneo dove la scelta di bloccare i porti costringerà le compagnie di navigazione a scegliere tra il passaggio verso Trieste o, molto meglio ad oggi, verso il Pireo e poi la ferrovia Balcanica che collega con la Germania che fa parte di questa Via della Seta. Oppure altre opzioni che passano da un porto Israeliano nel Mar Rosso.

E perché?

Per quanto possa sembrare cinico dirlo la ratio è puramente economica.

Ovvero?

La esperienza della portacontainer bloccata per giorni con delle Persone a bordo insegna. Nel pratico questo si è poi tradotto in una penale per l’ armatore ed in problemi e costi in termini di scaricamento nei porti di attracco.

Un costo che nessun armatore vuole sobbarcarsi e quindi per evitare le sanzioni stabilite dalla norma marittima internazionale che deriverebbero dal non imbarcare delle Persone alla deriva in mare gli armatori ordineranno di seguire una altra via. E le vie che tagliano fuori il Nord Africa sono solo due al momento.

Dopo Suez fare rotta ad est verso il Pireo e poi innestarsi nella dorsale ferroviaria Balcanica per trovarsi nel contesto del Sistema Germania con le sue invidiabili efficenze.

Oppure fermarsi prima di Suez in Israele. In questo caso parliamo del porto Israeliano di Eliat nel Mar Rosso.

Porto che con la dorsale tutta in territorio Israeliano nota come Red Med poi si collega al Mediterraneo col porto di Ashdod.

E tutto questo ci introduce in una dinamica Geostrategica che decliniamo nelle sue componenti Geopolitiche, Geoeconomiche e Geopercettive.

Iniziamo con l’ osservare il quadro di insieme ricordandoci sullo sfondo che Gerusalemme, con Roma e Washington, è l’ avanguardia di un nuovo approccio politico verso Mosca.

Ed a Roma questo non è un mistero dato che il panasiatismo della Lega e del M5S li porterà sempre più, come avviene da ora, ad appoggiare la Nato e Washington in questo. Questo in coerenza con l´appoggio a Mosca.

Ma anche appoggiare Israele come dimostrano le dichiarazioni pro- Gerusalemme di Salvini e di Dimaio.

Ed in questo il governo Italiano incassa anche un utile appoggio dei servizi segreti Italiani visto i loro stretti legami con Washington ed Israele.

Partiamo da un evento per iniziare questo viaggio.

L’ otto luglio l’ aviazione Israeliana colpisce nuovamente la base nota come T4 nelle vicinanze di Horms. La caccia Russa e Siriana non si alzano in volo e gli Hizbollah e gli Iraniani vengono bombardati.

Il tutto sembra far pensare che Mosca e Gerusalemme abbiamo raggiunto un qualche accordo.

Gerusalemme non crea problemi al consolidamento di Assad e come si vede non colpisce a sud. In cambio i Siriani e gli Iraniani, leggi Hizbollah, non avanzano verso il confine Israeliano.

E’ la suggestiva analisi di Hilel Frisch dell’ autorevole Begin – Sadat Center of Strategic Studies che merita di essere discussa dato che apre molti scenari.

E per inciso ricordiamo che questo apre interessanti spiragli a quanto diciamo da tempo, ovvero per la futura creazione sia di un Kurdistan Siriano che di una Drusiland a ridosso del Golan.

L’ accordo che Mosca avrebbe proposto a Gerusalemme consente infatti ai Russi di continuare il loro ritiro come annunciato ad inizio anno da Putin.

Mosca non ha i mezzi per continuare a giocare alla super potenza e giustamente si ripiega nel ruolo di grande potenza regionale con 7.500 testate atomiche preparandosi alla grande sfida tra non più di cinque anni.

Quale?

Il controllo della Siberia dove già negli anni ’70 si è presa a cannonate con la Cina e dove ci sono voluti 21 anni di trattative per arrivare alla pace ma non divaghiamo.

Torniamo quindi in Siria.

L’ accordo con Mosca prevederebbe che:

  • L’ Iran sia contenuto e che quindi gli Hizbollah non siano un problema attuando una manovra di accerchiamento dato che operano sia in Siria che in Libano ma anche a Gaza supportando le frange terroristiche locali
  • Assad possa stabilizzarsi nei territori riconquistati
  • I Turchi si ritirino dalla striscia di terittorio al confine nord ovest
  • Gli Americani, dopo aver ucciso almeno 300 membri delle Private Security Forces Russe senza che nessuno ne parlasse, ridimensionino la loro presenza dato che come elemento di stabilizzazione sarebbero, a quel punto, meno importanti

Ovviamente leggendo queste parole viene spontaneco chiedersi che interesse abbiano sia Teheran che gli Hizbollah.

Fare questo significherebbe che gli Hizbollah accetterebbero senza contropartite di ridimensionarsi al ruolo di partito ed attore Libanese in Libano.

E l’ Iran invece che pensare ad una Scialand  che parte dai propri confini per prolungarsi nel sud Iraq, ricco di petrolio ed interessante per la logistica, finendo in Siria.

Infatti sembra logicamente chiedere un po’ troppo sia agli Iraniani che agli Hizbollah.

Quindi?

Per il think – tank Israeliano il punto chiave risiede nella dimostrata forza del potere aereo.

I Russi con il loro hanno aiutato Assad.

E gli Americani, i Francesi ed i Britannici hanno fatto la loro parte.

Con poi Americani ed Israeliani a colpire gli Iraniani e gli Hizbollah quando serviva.

Peccato però che anche in questo caso si finisca con il sovradimensionare il potere aereo.

Gli Americani erano sul campo con i Curdi per liberare la capitale Siriana di Baghadadiland, ovvero il cosidetto Califfato Isis.

E sono sul campo e non solo in cielo.

Come lo sono i Francesi ed i Britannici ed ovviamente i Russi sia con il loro esercito che con le loro Private Security Forces, ovvero un potere non statuale.

Poi i Curdi ed i Drusi.

Quindi Assad Junior sicuramente appoggerà il ridimensionamento degli Iraniani e degli Hizbollah solo e solo se ha la forza militare per farlo.

Altrimenti si trova di fronte ad una tribù stato, gli Sciiti, che gli crea problemi anche se lui stesso, come Alawhita, è Sciita.

Ma un Assad che si trova di fronte ad una Siria con un Iran ridimensionato non è visto da Gerusalemme come un problema dato che da 40 anni non si spara sul Golan.

E questo ci porta a parlare della situazione militare in Siria vista con gli occhi dei pianificatori militari Israeliani.

Il 10 maggio 2018 Teheran ha imparato che non conviene colpire Gerusalemme dalla Siria.

E lo ha imparato vedendosi annientati 50 bersagli militari da parte delle Israeli Defence Forces.

Il tutto completato dalla distruzione di batterie Siriane di Sa5, Sa17 ed Sa22 che avevano cercato di abbattere dei jet Israeliani. E quando questo avveniva sia la caccia Russa che quella Siriana non decollavano e la dice molto lunga in termini di reale potere.

E qui è bene aprire un inciso.

L’ Israel Dfence Force affianca ai non certo giovani F16 ed F15 anche 12 F35. Ovvero i soli caccia di quinta generazione al mondo che alcuni esperti Italiani definiscono come battibili dai Sukoi 22 nati in Unione Sovietica e si chiedano a cosa serva comprarli al posto dei caccia Russi.

La superiorità aerea Israeliana contro il meglio delle forze aree Russe grazie a questi F35 la dice lunga sia sulle patetiche asserzioni di troppi analisti Italiani che sul fatto che avere questi aerei faccia la differenza.

In fin dei conti dobbiamo ricordarci che quando quest’ anno si è avuta della tensione tra Italia e Turchia uno dei motivi che hanno spinto Ankara ad essere meno muscolare era anche che la aviazione Italiana aveva gli F35 e quella Turca non li aveva.

E sebbene si stimi in circa 120.000 unità la forza Hizbollah in Siria si ha che Teheran sia ancora reclutante a scatenarla.

Inoltre dobbiamo anche considerare le lotte di potere interne a Teheran con il comandante della Guardia Rivoluzionaria che da un lato è una delle figure chiave del regime e dall’ altro è in guerra in Siria.

Una guerra che gli potrebbe, anzi gli costerebbe il potere in Iran se divenisse totale contro Gerusalemme.

Questo rende possibile che in Siria l’ Iran abbia meno potere ma Hizbollah?

In fin dei conti possiamo anche leggere la mappa regionale pensando più che legittimamente che abbia attuato una sorta di accerchiamento di Israele potendo operare dal Libano, dalla Siria e da Gaza.

E questo ci porta a parlare dei Palestinesi ed il tutto si concretizza in una domanda chiave: cosa dopo Abbas?

La successione di Abbas è la chiave di volta.

E visto i problemi interni al momento la leadership Palestinese non trova niente di meglio che attuare una distrazione di massa riaccendendo il conflitto con Israele cercando la ennesima intifada.

Poi qualcuno di loro chiederà un appoggio per porre fine a tutto in cambio del suo riconoscimento come nuovo leader.

Un atteggiamento alquanto cinico che spiega quanto sia sempre vivo nella leadership Palestinese il mito creato da Arafat per cui “dopo di me il disastro”.

Ovvero una cronica mancanza di sovranità dato che la leadership alla fine dipende dall’ aiuto che deriva dal riconoscimento internazionale.

Durante la Terza Guerra Mondiale, nota come Guerra Fredda, si concretizzava nella forma dell’ aiuto Sovietico ed Arabo.

Dopo Helsinki dei soldi delle NGO internazionali.

Ma oggi?

Oggi chi è in grado di confermare un sucessore?

Hizbollah?

A Gaza, forse, ma non certo in West Bank.

Quindi?

La leadership Palestinese imparerà presto di non avere la chance di usare cinicamente il sangue del proprio popolo per risolvere le proprie lotte di potere interne.

E da qui torniamo in Siria.

Indubbiamente la situazione interna a Teheran come pure il consolidamento di Assad può far si che a nessuno convenga pensare ad una guerra contro Gerusalemme.

E questo ci riporta ancora a Mosca che dal 2015 non fa nulla per impedire agli Israeliani di demolire la creazione di un buildup Iran-Hiszbllah con una serie di operazioni militari, condotte grazie ad una intelligence  formidabile, che colpiscono sia le truppe Iraniane che quelle Siriane ed Hizbaollah.

Ovvero e senza tanti giri di parole: Mosca dal 2015 non muove un dito per proteggere i propri alleati in Siria quando vengono colpiti da Israele e la dice lunga.

Come la dice lunga che non possa impedire che almeno 300 contractors Russi siano uccisi in combattimento dagli Americani.

Per il momento almeno, quindi, sembra che a Teheran non convenga una guerra contro Israele in quanto sola in Siria.

E lo è dato che Mosca ha bisogno di Gerusalemme anche per la presenza Turca.

La storia torna sempre quando le ferite non si sono mai rimarginate finendo col trasformarsi in faglie di attrito.

In limes che attendono nuovo sangue.

La tensione tra i Russi ed i Turchi nella regione dura dal diciannovesimo secolo.

Prima si chiamavano Ottomani ed a Mosca vi era lo Zar.

In quegli anni la Russia dello Zar aveva una popolazione che era tre volte quella dell’ Impero Ottomano e della Persia, (ovvero l’ Iran di oggi).

Nel 2018 la Russia ha 142 milioni di abitanti in calo demografico da decenni mentre Turchia ed Iran ne hanno 165 milioni.

La economia Turca, sebbene abbia problemi, è enormemente più sviluppata, diversificata, complessa ed innervata nella Complessa Complementarietà della Geoeconomia rispetto a quella Russa.

Le forze armate Turche hanno dimostrato di tenere a bada quelle Russe nonostante i proclami a base di fuoco e fiamme di Putin.

E qui ritorna in gioco Israele come alleato a lungo termine con un valore aggiunto ben più alto di Teheran.

A partire anche ed ovviamente dai legami che esistono per la World Russia, ovvero la diaspora Russa in Israele.

Ma è anche vero che in Siria, come pure in Iraq, possiamo pensare alla ridifinizione dei confini di Skyes-Picot.

E quindi trasformare quelle che ora sono delle tribù stato in veri e propri nuovi stati.

E questo, nel tempo, gioca contro Teheran se vuole mantenere una postura aggressiva nella regione.

Ma la Siria confina anche col Mediterraneo.

Ovvero con il luogo di due basi Russe che rimarranno ma che sono più uno spauracchio nei takshow Italiani che una forza reale dal punto di vista militare.

La forza aereo-navale Usa può tenerli in scacco senza problemi.

Le navi Russe arrivano nel Mediterraneo solo perché le lasciano passare da Gibilterra e dal Mar Nero e Mosca non ha la forza militare aereo-navale per forzare un blocco.

Anzi verrebbe fermato molto più a nord nel caso di Gibilterra.

Lo stesso dicasi per i ponti aerei.

Gli aerei Russi passano ed atterrano in Siria perché vengono lasciati passare.

Il resto è giocare a Stratego in un talk show.

Mediterraneo quindi.

Un Mediterraneo dove nuovamente Israele gioca un ruolo da top layer se pensiamo a quanto accade con Cipro e con la Grecia.

Ovvero un Mediterraneo Orientale dove gli Americani, e la Nato, in Cipro grazie ad una imponente base Britannica hanno trovato il sostituto alle basi Italiane come dimostrato nell’ azione militare contro Assad nei mesi scorsi.

Dove è  molto probabile devieranno le rotte mercantile per quanto abbiamo detto prima.

Dove gli Israeliani dal 2016 pensano di utilizzare mega-piattafome galleggianti da almeno 500.000 tonellate e dal costo di 12 miliardi di dollari per rivoluzionare il mondo dell’ estrazione di gas in alto mare. Rivoluzionare in senso sostenibile e resiliente dal punto di vista ambientale.

E dove qualcun’ altor può pensare di usare questa tecnologia per creare delle isole artificiali in cui basare aerei e navi cambiando l’ equazione della Nato.

Che bello il Mediterraneo, no?

Un Mediterraneo dove da Mosca a Beijing passando per Washington e Brussels il baricentro e´la sola democrazia della regione, ovvero Israele.

 

Domani parleremo della Cina e qui trovate le altre due tappe del nostro viaggio.

Tappa 1: La UE che non esiste 

Tappa 2: Trump in cosa e´veramente una novita´!

—————————————————–

Locglob si aggiorna 3 volte al giorno per consentirvi un dinamico contatto con le cose dal mondo.

Locglob©2018

(E’ possibile ri-pubblicare integralmente senza costi solo in contesti non commerciali e per farlo si deve citare la fonte con un hyperlink attivo)

 CLICKANDO QUI I LIBRI dell’ Autore  

In VERSIONE INTEGRALE,SENZA DOVERVI REGISTRARE E TOTALMENTE GRATIS clickando qui trovate gli audio-libri di Locglob!