Google, Mbux, Watson = intelligenza artificiale quotidiana (2/2) …. 7 pomeriggio

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Stamane nella prima parte di questa analisi avevamo visto come Google stia divenendo sinonimo di Internet grazie ad un assistente digitale.

Ora parliamo di Mbux, ovvero la intelligenza artificiale delle automobili Mercedes, e poi di Watson, ovvero di quella più sofisticata nel mondo del business.

Mbux, ovvero “Io, Auto” come ci informa la pubblicità della Mercedes attingendo a piene mani dal nostro inconscio collettivo.

E questo è possibile perché nelle nostre mappe mentali sono radicate le coordinate di “Io, telefono” , “Io,pad”, “Io, robot” … .

Mbux è un sistema di intelligenza artificiale al momento senza pari che consente una interazione tra il guidatore ed il veicolo.

E la pubblicità sembra suggerire che questa intelligenza artificiale relazionale sia così evoluta e performante da essere auto al di là e, perché no, senza l’ uomo.

Ovvero tu guidatore ti siedi e gli dici dove vuoi andare. Gli dici?

Magari tra un pò conosce le tue abitudine e visto l’ orario parte da sola e se non le ordine una diversa destinazione ti porta dove di solito a quell’ ora vai.

Non ora, tra un pò ovviamente e diciamo tra non molto visto come evolvono le cose.

E questo ci deve fare riflettere dato che da un alto l’ automobile fino a poco tempo fa era l’ investimento più importante della nostra vita dopo l’ acquisto della casa.

Lo era nel senso che con tutte le formule di affitto lungo oramai anche un bene come l’ automobile è passato dalla dimensione del possesso a quella della proprietà privata da accesso ad un bene o ad un servizio.

Ovvero la automobile è uscita dalla Civiltà del Consumo per entrare nella Civiltà dell’ Utilizzo e questa crescente nuova concezione della proprietà privata in cui al diritto di proprietà si affianca quello di accesso è una dimensione ancora totalmente non analizzata in termini politici, economici, legali e socio-culturali.

Ma e dall’ altro lato la guida dell’ automobile è sempre una delle attività potenzialmente più rischiose, se non la più rischiosa, che la Persona media pone in essere nella propria quotidianità.

Per questo una soluzione complessa come Mbux non è altro che un esempio calzante del fatto che la intelligenza artificiale oramai non sia più dominio della fantascienza o delle previsioni su uno dei futuri possibili.

Ma nella sua “banalità” applicativa lo è nel presente del presente.

Banale come guidare in auto in maniera responsabile.

Abbiamo visto come la intelligenza artificiale relazionale con Google e Mbux e quella anche emozionale sempre con l’ assistente digitale Google siano parte del nostro quotidiano.

E come sempre più ci inseriscano in maniera naturale nel vivere una realtà che è un Duale composta dalla realtà fisica e da quella digitale.

Partendo da queste premesse che, in un certo senso, relativizzano se non “banalizzano” la intelligenza artificiale possiamo traslare nel mondo del business per vedere come anche un’ altra dimensione della quotidianità sia piena di questo tipo di intelligenza.

E per farlo parliamo della logistica intesa come dorsale di collegamento fisica del pianeta in sinergia con quella digitale che è Internet e per inciso ne abbiamo parlato questa settimana evidenziandone la relativa resilienza e potete leggerlo clickando qui

Quindi iniziamo a parlare di Watson, ovvero della intelligenza artificiale di IBM che è basata in un bellissimo grattacielo a Munchen ed è la più complessa al mondo nell’ ambito delle applicazioni Internet.

Così complessa che quando si occupa di world supply chain, ovvero di logistica integrata a livello mondiale, possiamo parlare di thinking supply chain. Ovvero di logistica pensante.

Per capire di cosa parliamo partiamo da un dato.

Nel 2017 la quantità di dati che la logistica integrata a livello mondiale aveva a disposizione era 50 volte maggiore di quella che aveva solo 5 anni fa.

Ma, ed è questo il punto critico, solo un quarto di questi dati era analizzabile in tempo reale, ovvero quando serviva.

Una tragedia per la logistica che deve essere sempre più customer centric e  tutto questo si traduce in due criticità chiave.

La prima criticità è relativa alla capacità analitica reale che non riesce a gestire nè la crescita quantitativa e nè la qualitativa delle fonti e quindi il tre quarti dei dati sono lost in big data.

Siano essi unstructured data, ovvero i dati problematici per i data base relazionali, come pure i dark data, ovvero i dati esistenti ma non ancora visibile per il sistema di tracciamento delle informazioni esistenti.

La seconda criticità è relativa alle dimensioni della attenzione e della conoscenza.

Ovvero il ridurre ed ridurre e ridurre il personale per tagliare i costi ora stà creando un problema in termini di  conoscenze umane, esperienza contro le teoria dei master la si potrebbe chiamare, che non è facilmente rimpiazzabile quando le persone vanno in pensione ed arrivano i “Millennials”.

Ovvero abbondiamo di sensori che sanno quello che devono fare ma e purtroppo negli snodi chiave abbiamo sempre meno occhi che capiscono quello che vedono.

Il combinato disposto di queste criticità richiede Watson e soluzioni come Watson in grado di concepire una logistica pensante che sappia trovare i dati che non si trovano e che sappia giudicare.

Il tutto in tempo reale, ovviamente.

Riassumendo.

Abbiamo l’ intelligenza artificiale di Watson che gestisce big data e fa in modo che da vari punti del mondo tutti i pezzi e pezzettini che compongono una automobile arrivino al posto giusto al momento giusto.

Poi abbiamo delle soluzioni come Mbux che relazionano con noi consentendoci di guidare meglio e lo fanno grazie ad una intelligenza artificiale che in questo caso è relazionale.

Infine quando usciamo dall’ auto abbiamo la intelligenza artificiale relazionale ed emozionale dell’ assistente di Google che ci aiuta nel mondo.

Se non quotidianità ed intelligenza artificiale relativizzata se non banalizzata questa cosa altro è?

E non stupiamoci quindi che ogni nuovo film di fantascienza ci stupisca sempre meno dato che il futuro di quel film è, alla fine, così simile al banale del quotidiano del nostro presente.

Grazie Google, Mbux e Watson per essere con noi.

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