Quotidianità che ci sfugge: Food e criminalità (2/2) … 6 pomeriggio

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Stamani nella prima parte di questa analisi che trovate clickando qui abbiamo visto che le contaminazioni fraudolente nei vari snodi della filiera del food non risparmiano nessuno.

Dalla grande alla piccola distribuzione passando anche per i canali del chilometro zero e della filiera corta.

E questo perché in nome del profitto a scapito della nostra salute le contaminazioni fraudolente possono benissimo essere facilmente poste in essere non solo da agguerriti ed organizzati criminali ma anche da chi ci vende  prodotti a filiera corta sul mercatino od altri prodotti nel negozio nella nostra strada.

In questa seconda parte ci occupiamo delle soluzioni preventive che si possono porre in essere da ciascuno di noi prima di comprare.

Prevenire è sempre meglio che curare e quindi quando si parla della complessa catena del food è meglio prevenire arrivando prima che il food sia stato mangiato che curare, ovvero reprimendo dopo ed ovviamente questo non vuol dire sottovalutare la sempre indispensabile attività di repressione e sanzione.

Quando parliamo di catena del food la si intende farlo a 360 gradi e quindi non solo quella che alimenta le Persone ma anche quella relativa alla alimentazione animale, (sia negli allevamenti che nelle nostre abitazioni), come pure quella che finisce nella concimazione.

In una frase: una contaminazione fraudolenta in uno degli snodi della catena del cibo può colpirci attraverso molte vie dirette, (la nostra alimentazione), quanto indirette, (la alimentazione e la coltivazione di quanto poi mangiamo come pure facendo del male agli animali domestici che amiamo).

Dal punto di vista degli strumenti giuridici da tempo esiste una norma se pensiamo che il primo atto organico in tal senso fu emesso negli Usa nel 1906.

Nella UE ma bensì una molteplicità di leggi nate dalla norma EC 178 del 2002 ed alla fine poi tutto ricade sugli stati e l’ Italia è uno di quelli con le performance migliori nel contrasto.

Negli Usa invece è più forte la focalizzazione verso la prevenzione piuttosto che la repressione come di deriva dal cambiamento attuato con il Food and Safety Modernization Act del 2011.

Da tempo la Organizzazione Mondiale della Sanità a sua volta ha predisposto delle linee guida che sono degli standard universali ribadendo che le frodi alimentari sono una delle maggiori cause di problemi per la salute mondiale.

Le 10 famiglie di alimenti maggiormente sono colpiti da frodi sono in ordine decrescente di importanza:

  • carne ed i suoi derivati (escluso il pollame), 28%
  • pesce e derivati, 22%
  • olii e grassi, 20%
  • pollame e derivati 19%
  • latte e derivati 17%
  • cibo dietetico 10%
  • frutta e verdura 9%
  • miele e derivati 5%
  • vino 4%
  • snacks 4%

Partendo da tutto questo come può il Consumatore medio accumulare un minino di expertise di base con cui attuare una pre-selezione precauzionale evitando certi cibi in quanto teoricamente più a rischio.

Una piccola premessa per spiegare cosa si intende con teoricamente da intendersi nel senso che il fatto di essere un cibo con queste caratteristiche non implica nè necessariamente e nè automaticamente di essere a rischio e lo si sottolinea in maniera responsabile sia per evitare inutili allarmismi e sia per non porre a rischio il posto di lavoro di chi è onesto.

Per poter attuare una frode servono infatti due elementi cardine.

Il motivo, ovvero il profitto senza scrupoli.

La opportunità, ovvero una falla nel sistema di controllo dei vari snodi.

Pertanto pensiamo possa servire, ribadendo la premessa iniziale,il fornire una serie di domande utili da farsi prima di comprare.

  1.  Se la filiera è lunga è da chiedersi se compriamo o meno prodotti di realtà note e consolidate che supponiamo essere in grado di gestirsi tutta la filiera. Se siete dei consumatori abitudinari di un brand è facile scoprirlo in Internet come lo è scoprirlo di qualsiasi nuovo brand vogliate testare.
  2. Se invece è corta se chi abbiamo di fronte abbia o meno qualcosa da perderci? La bancarella che oggi e quì e domani e là e che se truffa non ritorna ha sicuramente più da perderci di chi è stanziante con un negozio o chi è un venditore abituale nel mercato o mercatino in cui andiamo.
  3. Se in luoghi dove non vi aspettate di trovare abitualmente quel prodotto compare una quantità a prezzi troppo scontati.
  4. O se dove normalmente comprate una quantità di prodotto con una scadenza che non lo giustifica viene posta in vendita con un prezzo troppo basso senza che sia giustificato da una campagna promozionale del brand o quando il ribasso di prezzo è per una categoria di prodotti e non per un brand specifico. In questo caso potrebbe anche essere il desiderio di eliminare del prodotto che è più deperibile per problemi di stoccaggio del negozio. Ad esempio un blocco nella erogazione della corrente ha impattato su tutto il surgelato.
  5. Se la origine è da aree notoriamente problematiche in termini di sicurezza della filiera.
  6. Se la etichettatura è troppo generica.
  7. Quando il prezzo è troppo basso rispetto anche alle catene serie di hard discount.

Come vediamo sono semplici domande ed abitudini che dobbiamo automatizzare in noi stessi.

Domande che hanno un filo comune nel fatto che impattano sul nostro desiderio di risparmiare ricordandoci che è su questo che il più delle volte il crimine ed i truffatori fanno leva per ingannarci.

Ovvero impariamo a renderci meno vulnerabili.

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