Quotidianità che ci sfugge: Food e criminalità (1/2) … 6 mattina

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Tanto più un settore industriale è grande e profittevole tanto più è attraente per il crimine.

Partendo dal fatto che a sua volta la economia criminale sia una delle 8 forme reali di economia e che generi una ricchezza pari a circa il 15 % del Pil mondiale comprendiamo anche facilmente come il crimine organizzato internazionale sia in grado di avere anche le risorse per colpire gli altri settori nelle altre forme di economia.

Ed in questo caso parliamo delle infiltrazioni criminali nella catena del food che dai luoghi di produzione porta il cibo sulle nostre tavole come pure nelle scodelline per cibo dei nostri animali domestici e,quindi, in questa analisi parliamo della food defence contro gli attacchi del crimine.

Una food defence che si allarga quindi anche alle frodi che viviamo ogni giorno.

Frodi che non sono meno dannose e che possono essere messe in atto anche senza una regia e strategia criminale.

Pensiamo concretamente, ad esempio, a del cibo surgelato che viene tenuto in vendita anche se la notte prima il frigorifero ha avuto un problema e la indispensabile catena del gelo si è interrotta per alcune ore.

O, per citare un altro esempio, pensiamo al macellaio nella nostra strada che compra da allevamenti dubbi.

O dal fruttivendolo che si rifornisce da luoghi come la Terra del Fuoco.

E via dicendo.

Ovvero pure e semplici truffe motivate dalla ricerca senza scrupoli del profitto che per essere poste in essere non richiedono il crimine ma solo dei bastardi che non hanno alcun rispetto delle Persone.

Pertanto è fondamentale per noi come Persone, prima ancora che come clienti, quanto più possibile  comprendere la dimensione della vulnerabilità di sistema e che misure preventive si debbano porre in atto.

Per fare questo ci focalizziamo sul momento sintesi di questo insieme di vulnerabilità parlando della logistica, ovvero della supply chain del food.

Perchè questo approccio?

La catena del food compare tutti i momenti come pure tutti i protagonisti della filiera.

Una filiera che si compone di tre dimensioni sinergiche:

  • la produzione  dai campi ed allevamenti a dove avviene la trasformazione
  • la movimentazione e lo stoccaggio, (ovvero la connessione tra i vari snodi della filiera)
  • la vendita

La logistica infatti considera sia le fonti nelle loro forme che vanno dalla produzione nella forma di colture ed allevamenti come pure in quella delle trasformazioni prima di divenire un prodotto finito.

Poi si occupa del tempo della transizione prima della vendita. Ovvero del trasporto e dello stoccaggio prima di arrivare sugli scaffali.

Ed infine della vendita stessa.

Come vediamo analizzando la logistica del cibo analizziamo tutto.

E questo vale anche per la cosiddetta filiera a chilometro zero o corta che sia.

Ovvero ed in che senso?

E chi ci dice che quanto compriamo sia veramente prodotto dove dicono che sia prodotto o non arrivi da uno stabilimento piuttosto che da un allevamento come pure da una coltivazione  a centinaia di chilometri di distanza?

E chi ci assicura che anche se fosse a chilometro zero od a filiera corta che sia prodotto a norma?

Che sia vero poi che sia biologico?

Che sia stato stoccato nel rispetto delle norme igieniche.

E che ci venga somministrato, venduto correttamente?

Specialmente quando abbiamo di fronte un mondo in cui la regola troppe volte è quella di vendere in nero.

Ed ovviamente in questo caso e con molta ipocrisia ci “tappiamo il naso” dato che il pagare meno non pagando l’ Iva è vissuto come eccitante parte della cospirazione contro il sistema da parte di chi produce combattendo contro le multinazionali.

“Trallallero tralallà” viene voglia di dire ed intanto il nero dilaga come culto e cultura anche in questo modo. Ovviamente non solo in questo modo ma anche in questo modo e noi lo aiutiamo.

E poi invece, ed accade molto spesso, magari  questo venditore qualche ora prima era ai mercati generali a comprare quello che ora ci spaccia come a filiera colta da selezionati produttori locali.

Ricordo sempre un negozio che vende latte che si prende da un distributore portandosi da casa la bottiglia in vetro in cui campeggia una scritta che recita ” fare bollire prima di consumare”.

Tutto qui?  Bollire quanto? 10 minuti o 3 ore? E con che contenitore, deve essere a tenuta stagna per evitare il contatto coi germi nell’ aria o basta la padella con cui dopo faccio bollire l’ acqua per la pasta?

E tutto questo ci porta ad evidenziare sia quanto sia fondamentale la logistica e sia come il tutto sia così fragile, poco resiliente come abbiamo introdotto nell’ articolo di ieri che potete leggere clickando qui.

 E dopo questa premessa ricca di esempi concreti di fragilità torniamo a parlare di food security e di food defence.

Ovvero della difesa del food in ogni fase del processo che dalla produzione lo porta nel nostro intestino in grado di generare la sicurezza necessaria.

E partiamo dal fatto che nel 2014 negli Usa la Grocery Manufacturers Association stimava che circa il 10 per cento del food venduto fosse sottoposto a qualche frode in grado di impattare sulla salute.

Il 10 percento dopo 13 anni di procedure e controlli per preservare la catena del food contro gli attacchi terroristici si scopre che il sistema negli Usa  ha ancora così tante falle?

Figuriamoci altrove come, ad esempio, nel Regno Unito dove nel 2013 il tasso di frodi colpiva il 13 percento del food in circolazione.

Fa riflettere e ci indica la indiscutibile fragilità del sistema in un mondo in cui gli atti criminali nella catena del food  sono riconducibili a due tipologie di eventi.

La prima tipologia è relativa alla diretta contaminazione.

Si tratta di azioni finalizzate o ad un attacco terroristico piuttosto che ad un atto politico di sabotaggio contro una nazione od una azienda come pure di atti estorsivi.

Un qualcosa che al momento è sotto controllo.

Sotto controllo nel senso che le contaminazioni terroristiche come pure quelle da sabotaggio non sono mai arrivate sugli scaffali dato che nessuno ha mai potuto rivendicare di esserci riuscito indicando su cosa e dove.

Lo stesso dicasi per gli atti di contaminazione a fine estorsiva per avere del denaro.

La seconda tipologia di eventi è relativa all’ inserimento fraudolento di cibo non conforme in uno degli snodi della filiera che è sempre e comunque sia produttiva, (dove si produce), che di connessione, (dove si stocca e movimenta), che commerciale, (dove si vende).

E qui, purtroppo, i casi abbondano ed interessano qualsiasi tipo di cibo in ogni sua forma.

Pensiamo, ad esempio, alle contaminazioni del latte per i bambini poste in essere in Cina che ne hanno uccisi  quattro e generato disturbi a non meno di 50.000.

Oggi, nella seconda parte della analisi pubblicata nel pomeriggio, vedremo nel dettaglio cosa si può e si deve fare.

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