Economia Positiva: Il negozio sotto casa … 5 pomeriggio

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Non siamo la generazione che vedrà asciugare l’ inchiostro per l’ ultima volta. Mi viene in mente dopo aver parlato via Internet con mio nipote mentre era a pranzo nella sua scuola in una città in Asia Ed ovviamente parlato anche con gli altri bambini e bambine di 10 anni che frequentano la stessa classe.

Al 50 percento non sono nativi e vengono da tutto il mondo. Mio nipote è nato in Egitto da mamma Bulgara e papà, mio fratello, Italiano. Cittadino Italiano Aire parla 4 lingue ed è simile agli altri in quella scuola.

Tutti in età per trovarsi poi un lavoro come pure una residenza nello spazio tra una ventina d’ anni e tutti parte di quel magico insieme cosmopolita di circa 200 milioni di persone che vivono in giro per il mondo.

Non certo una elitè se pensiamo che sono in media 1 ogni 35 Abitanti del Pianeta ma torniamo all’ inchiostro dato che da quel pensiero mi è venuto in mente qualcosa che accade in Giappone e che è di certo un esempio per chi ha una piccola attività economica.

In merito a questo  per fortuna nelle città Italiane si consolida un approccio resiliente per la economia locale che vede come centro e protagonista anche il negozio nella nostra strada.

Questo dopo la tragica esperienza di spopolamento di Venezia.

Un negozio che, ovviamente, da un lato è fondamentale espressione del nostro locale ed aiuta a mantener vive le nostra tradizioni e quindi è totalmente positivo.

Ma dall’ altro lato ed allo stesso tempo si scontra con altre forme di vendita dalla grande distribuzione, ai centri commerciali ma anche gli outelet ed internet.

Negare questo chiudendosi in un passato bucolico mai esistito dove troppa leadership incapace vuole  farci mettere la testa sotto la sabbia per nascondere quella che Kant definiva come una manifesta incapacità di gestire il futuro.

Negare questo è un suicidio per noi e non per loro che  soldini ne incassano sempre per spiegarci come il mondo dovrebbe andare.

Quindi?

La sola soluzione è quella di innestare il piccolo negozio in questa realtà in modo che da un lato non perda le peculiarità socio-culturali di questa forma economica ma dall’ altro possa convivere e non venire schiacciato dalle altre forme.

In Giappone un interessante esempio che ci parla di un negozio che vende  carte e penne, ovvero un stationery shop.

Il Giappone, la Germania, il Regno Unito e la Francia sono quelle che si potrebbero definire come le “case spirituali” di chi ama questo tipo di prodotti.

Ma anche qui la crisi ha colpito duro.

Focalizziamoci sul Giappone dove dal 1993 al 2013 i negozi si sono ridotti del 70 percento passando da circa 24000 a soli 7000.

Per uscire da questa crisi la mini catena di 5 negozi Kokuyo ha sviluppato un innovativo concetto di negozio che ha chiamato Tot, (ovvero Think of Things).

Dalla fondazione in Osaka nel 1905 da parte di Zentaro Kuroda hanno sempre venduto prodotti di alta qualità prodotti artigianalmente in Giappone, Cina, Tailandia, India e Vietnam.

Il negozio include al suo interno sia la classica area di vendita che un cafè ma anche uno spazio per lavorare ed un giardino.

Il tutto rigorosamente indor ogni volta che sia possibile.

Inoltre sono stati sviluppati 100 prodotti che sono vendibili solo ed esclusivamente nei negozi di mattoni dato che volutamente non vengono posti in vendita nel negozio parallelo in pixel su Internet.

Questo al fine di usare Internet come un volano trans-dimensionale che leghi alla dimensione fisica e non solo a quella digitale della realtà.

Questo nel senso che il Compratore sa benissimo che anche se si informa in Internet non potrà comprare 100 prodotti del catalogo e se li vuole deve uscire dal negozio in pixel in Internet per recarsi in quello di mattoni in strada.

Una soluzione creativa.

Ovviamente si può dire che per Kokuyo sia facile farlo dato che è un gruppo di negozi in franchising che fattura  2 miliardi e 400 milioni di euro.

Ma dirlo sarebbe un errore.

Un errore perche’ in questo modo non si coglie il messaggio, ovvero l’ esempio virtuoso.

E quale sarebbe?

Quello di Piccoli Venditori di Prossimità in negozi come pure in mercatini locali settimanali che si alleano con piccoli produttori e che usano le due dimensioni della realtà in modo sinergico.

Una alleanza che trasforma il piccolo in massa critica bastante.

E le due dimensioni sono il Dual composto dalla realtà fisica e dalla realtà digitale.

Alla realtà fisica corrisponde il negozio in mattoni e la bancarella nelle nostre strade e piazze.

A quella digitale corrisponde il negozio in pixel in Internet.

Uno promuove l’ altro verso Comunità di Persone fisicamente allargate.

La filosofia di qualità e di sostenibilità a questo punto diviene più resiliente dato che si ampliano i mercati senza svendere la propria peculiarità.

E facendo questo ci si allarga entrando in sinergia con altre economie locali.

Come?

Un piccolo esempio.

Immaginiamo che troviamo nel negozio online prodotti che ci viene detto che possiamo comprare solo nel punto vendita fisico, (negozio o mercatino che sia).

Ed immaginiamo che questo punto vendita fisico sia in un luogo da visitare.

Visitare andando in realtà di ospitalità, (pensioni, alberghi, bed and breakfast), legati al territorio.

Ed il tutto nel contesto di un pacchetto offerta integrato.

Magari poi potendo anche usare una moneta locale che si aggiunge alle altre almeno 4000 esistenti.

E via dicendo.

E da qui un rafforzamento sinergico di economie basate sulle Persone che non solo divengono sostenibile ma anche resilienti convivendo con altre economie ed arricchendole.

 

 

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