Integratori Emozionali: impasticcarsi legalmente al supermercato

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Siamo abituati da decenni a vari tipi di integratori di minerali e di vitamine finalizzati a sopperire a mancanze fisiologiche come pure a quelle derivate da una dieta non totalmente corretta.

Allo stesso modo siamo abituati da tempo ad altri tipi di integratori che agiscono come stimolanti energetici per consentire lo “sballo”.

Parliamo sia delle bevande al sapore di qualche frutto con un moderato contenuto alcolico che se bevute in quantità alla fine è sempre ingerire alcol con tutte le implicazioni negative del caso.

Ma anche di bevande stimolanti con caffeina, taurina ed altro che danno ” la botta” energetica per tirare dritto con lo sballo.

Lasciamo perdere le valutazioni in termini di impatto sulla componente del benessere relativamente alla salute fisica.

E lasciamo perdere non perchè non sia fondamentale ai fini di un reale benessere ma solo e semplicemente perchè vogliamo focalizzarci sulla dimensione psicologica, emozionale del benessere.

E questo ci porta a parlare di una nuova generazione di integratori che inizia a comparire sul mercato.

Si tratta di integratori per l’ umore.

Sei giù di morale? Triste? Depresso?

Prendi l’ integratore che chimicamente sopperisce come se ne prendessi uno per una deficienza di ferro piuttosto che di una qualche vitamina.

Peccato che la psiche e l’ anima delle Persone  siano un qualcosa di ben più complesso del loro indispensabile equilibrato apporto di minerali e di vitamine.

Ed infatti il punto cardine è il pensare che si possa risolvere un deficit emozionale come uno di minerali auto-curandosi andando al supermercato a comprare la pasticca integrante.

E poi, ovviamente, auto-dosarsela incrementando la dose fino a quando non fa più alcun effetto per poi passare ad un integratore emozionale, (lo chiamiamo così?), più forte.

Che magari si può trovare sempre in libera vendita ma solo in farmacia o parafarmacia ad un prezzo più elevato.

E si continua fino a quando poi non basta più in quanto si ha assuefazione e poi?

Ovvero giunti a questa soglia con cosa ci si impasticca per stare meglio?

Con altre pasticche o con eroina o cocaina?

Non vogliamo fare i moralisti ma dobbiamo iniziare a riflettere sul significato profondo implicito nell’ arrivo in libera vendita di questo tipo di integratori.

E dobbiamo farlo nel contesto di un mondo dove la realtà aumentata fruibile con visori da 19 euro bombarda di stimoli che sono anche integratori emozionali.

Quindi perchè non bastano questi e dobbiamo ricorrere alla chimica delle pasticche legalizzate?

Questo la dice lunga e ci aiuta ad introdurre un dato .

Da anni le analisi delle acque del delta del Po indicano che milioni di Italiani facciano regolarmente uso di stupefacenti.

Ovvero di integratori emozionali se la vogliamo dire tutta senza ipocrisia.

Ma ed allo tempo viviamo un trend per cui da un alto si ha un minore impegno nel sociale e dall’ altro il Not Profit genera 1 milioni di posti di lavoro pagati.

Ovvero in termini statistici se si immagina che ogni Persona che riceve uno stipendio nel mondo Not Profit abbia in media una famiglia di 3 Persone allora circa il 5 percento della popolazione Italiana vive lavorando nel Not Profit.

Una realtà così pregnante da  far creare prodotti editoriali ad hoc nella forma di settimanali.

Ed a questo milione di lavoratori nel Not Profit aggiungiamo altri 5 milioni e 630 mila Volontari che operano senza alcun guadagno.

Che ritratto abbiamo?

Da un lato milioni di Italiani che danno un senso a parte del loro tempo libero aiutando il prossimo.

Ed allo stesso tempo altri milioni di Italiani che sono un mercato per il benessere ottenuto con un integratore emozionale chimico.

Impasticcandosi legalmente senza usare tanti giri di parole.

Dove ci porta tutto questo?

Vedere queste due facce della stessa medaglia, ovvero l’ Italia, fa pensare che sia giunto il momento di inserire anche in Italia una misurazione ufficiale della felicità.

Ovvero di intendere il benessere come un complesso ecosistema in cui coesiste una dimensione fisica che può anche essere sintetizzata dal Pil con una emozionale che ha bisogno di altri parametri.

Parametri che parlano di altre variabili che descrivono altre dimensioni.

Ovvero di fare come in Buthan, Francia e Regno Unito e misurare lo sviluppo annuale di un paese combinando sia il Pil che un indice che analizzi la felicità.

Peccato che tutto questo sia milioni di anni luci distante dai pensieri di una leadership tutti-partisan impegnata a pensare ad una campagna elettorale permanente …

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