Momenti quotidiani chiave: Relativamente ad Israele (1/2) …. 2 mattina

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Possiamo sintetizzare in 3 momenti chiave quanto correlati tra di loro il 90 per cento, se non di più, delle informazioni che nelle ultime settimane arrivano relativamente ad Israele.

Dimensione 1: il nucleare Iraniano

Dimensione 2: le manifestazioni Palestinesi al confine con Gaza

Dimensione 3: la questione del diritto al rientro

Iniziamo dalla prima dimensione che è relativa al nucleare Iraniano.

Viste le esperienze con le prove false che hanno motivato la invasione dell’ Iraq è legittimo che qualcuno possa mettere in dubbio quanto detto dal Premier Israeliano.

Allo stesso modo queste stesse Persone che dubitano sui dati forniti prima di emettere sentenze di “falsità e manipolazione” dovrebbero leggersi le circa 110.000 pagine di documenti.

Solo e solo allora si può  eventualmente affermare con dati alla mano che si tratti di una bufala od ritrovarsi con l’ ammettere che invece, come riteniamo, i dati siano veri.

Ma visto che leggere  e verificare 110.000 pagine, di cui molte per ovvie e legittime ragioni di sicurezza non possono essere rese pubbliche altrimenti verrebbe bruciata la fonte, richiede molto tempo ragioniamo un pò per assurdo.

Ovvero?

Facciamo pure felici i Guru del Komplottego, ovvero quella lucrosa scienza che tanta pecunia, potere, prestigio porta ai propri studiosi che è impegnata a dimostrare che tutto, ma proprio tutto,quello che accade di negativo nel mondo è sempre e comunque correlato al Komplotto YEM, (con YEM si intende Yankee- Ebrei-Massoni).

E quindi si immagini pure per un momento che il Premier Netanyahu abbia inscenato una bufala.

Ammesso e non concesso questo l’ ironia, pardon la tragedia, di tutto questo è che cambiando l’ ordine dei fattori il prodotto non cambia.

Questo nel senso che anche se fosse un bufala, cosa che non crediamo, non cambia la realtà dei fatti.

E quale sarebbe questa realtà?

Che all’ Iran non converrebbe non rispettare questo trattato per i seguenti motivi:

Motivo 1:  questo accordo consente a Teheran di sviluppare ed implementare la tecnologia per le centrifughe. E quindi allo spirare dell’ accordo saranno in una posizione di forza per negoziarne uno nuovo e non negoziarlo dato che disporranno della tecnologia necessarie per centrifugare l’ uranio per un uso militare.

Motivo 2: questo accordo consente agli Iraniani di sviluppare senza alcun limite di sorta il potenziamento del loro arsenale balistico e quindi allo spirare dell’ accordo … vedi sopra.

 

Giustamente sembrerebbe che non vi sia un interesse logico per Teheran a non rispettare un accordo che non le impedisce de facto di continuare a porre le basi per avere un arsenale militare in 6 mesi dallo scadere dell’ accordo.

Ovvero di entrare nel club della nazioni “6 months beyond” che è composta da quella nazioni che, come l’ Italia o la Germania ma anche il Brasile od il Sud Africa  piuttosto che il Giappone solo per fare degli esempi, che in 6 mesi possono dotarsi della prima testata atomica dato che hanno tutto quello che gli serve per farlo.

Ovvero sia la tecnologia che il materiale nucleare e tutto, a questo punto, si riduce ad una scelta politica.

Sarebbe illogico non rispettare la manna in termini di nuclearizzazione militare che deriva dalle falle in questo accordo.

Ed invece no.

E perchè no?

Perchè le 5 testate nucleari imputate all’ Iran servono a Teheran in un mondo in cui gli equilibri nella regione sono in rapido cambiamento.

Gli Usa continuano il trend iniziato col strategic pivot del 2009 che li allontana da una regione dove hanno sempre meno interessi dato che dal 2015 sono esportatori netti di energia e quindi anche concorrenti dei produttori locali.

A poco serve aprire una ambasciata a Jerusalem, e si rimanda a quanto diremo oggi pomeriggio sulla dimensione 2, quando se ne vanno dalla Siria o quando hanno trovato in Cipro una valida alternativa alle basi Italiane come dimostra l’ operazione militare dopo il bombardamento coi gas.

In Arabia Saudita non si capisce se la terza successione monarchica abbia successo o se il paese imploderà in una guerra civile.

Il processo di coesione degli Emirati Arabi Uniti è ancora in essere e se franasse per le tensioni nella regioni l’ appeal di Dubai sciamerebbe alquanto rapidamente.

Sempre più paesi Arabo-sunniti sono più aperti nel loro collaborare con Israele e si veda in merito quanto in questi giorni accaduto col Marocco.

Il Pakistan ha una bomba atomica Mussulmana Sunnita e l’ Iran è Sciita. Ed i soldi del Golfo possono pagare un ombrello atomico Pakistano.

Ed una Russia le cui riserve di valuta equivalgono quello che è stimato essere il patrimonio personale del Presidente Putin, ovvero circa 40 miliardi di dollari, alla ricerca di denaro potrebbe benissimo vendere tecnologia nucleare civile con un dual use. Ovvero che possa produrre materiale fissile ad uso nucleare militare mentre quella che, ad oggi, i Sauditi hanno comprato dai Francesi non lo consente.

Ed allora?

Beh, allora in questo scenario avere 5 testate atomiche con dei missili da puntare contro i nemici Sunniti nel mondo Arabo ed in Pakistan possono fare la differenza, no?

Un buon motivo questo per non rispettare gli accordi in corso. Poi ognuno valuti come vuole.

Oggi pomeriggio dalle 14.00  continuiamo con  le altre due dimensioni.


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