Momenti chiave quotidiani: Un nuovo potere in Italia … 26 mattina

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Analizzando le convergenze tra il M5S, il PD e la Lega troviamo che tutte queste forze politiche concordano sul ruolo centrale della Cassa Depositi Prestiti, (CDP), nella creazione di infrastrutture per l’ Italia.

Quello che non appare qui e neanche altrove è se la CDP debba essere usabile anche come fu l’ IRI, ovvero per mantenere in vita al costo del Cittadino dei carrozzoni decotti  ed inutili.

In questa ottica possiamo anche annoverare il prestito ponte ad Alitalia che da alcuni giorni è sottoposto a verifica in sede UE per vedere se si tratta di un indebito aiuto statale camuffato come prestito ponte.

L’ augurio è che  sia considerato come un indebito aiuto e poi sanzionato in modo che poi si eviti che in futuro, e sulla base di questo precedente, la CDP venga troppe volte impiegata ad uso e consumo di salvataggi onerosi utili solo a salvaguardare voti e consenso locali.

E se così fosse Brussels non farebbe altro che usare una delle dimensioni amministrative in suo possesso che sono considerate positive anche dal contratto del M5S sopra indicato che potete trovare clickando qui.

Partiamo da questa premessa riprendendo quanto detto in un altro articolo sui poteri in Italia che potete leggere clickando qui.

Ci focalizziamo su un nascente potere in Italia che deriva dalla applicazione di una norma del 2016 che consente alle 88 Fondazioni Bancarie Italiane di fondersi al fine di razionalizzare lo scenario con una necessaria minore frantumazione.

Il tutto, quindi, si innesta nel variegato contesto del mondo bancario Italiano e qui passiamo ad una altra dimensione utile alla analisi.

Ovvero la norma del 2014, ad oggi  disattesa, che prevede che entro il 2017 si debba modificare l’ assetto azionario della Banca d’ Italia, (clickando qui quello al 29 marzo 2018), facendo sì che ogni soggetto abbia solo un 3 percento del capitale.

Partendo da queste premesse andiamo con ordine.

La Associazione delle 88 Fondazioni Bancarie Italiane possiede il 18 % di Cassa Depositi e Prestiti.

Se le Fondazioni Bancarie sottoscriveranno quote del 3% del nuovo assetto del capitale della Banca d’ Italia, che per inciso è uno dei problemi politici sul tavolo del prossimo governo, avremo due risultati anche essi politici.

Il primo risultato è che la Associazione nel suo insieme sommando le partecipazioni delle Fondazioni che hanno sottoscritto le quote diviene il primo azionista della Banca d’ Italia che, per esempio, detiene 2.400 tonnellate d’ oro. Ovvero la  quarta riserva aurifera mondiale dopo quelle di Usa, Germania, Fondo Monetario Internazionale.

Il secondo risultato è che all’ interno della Associazione il peso di indirizzo reale è in mano alle concentrazioni di Fondazioni più importanti a seguito della legge del 2016.

Ed il tutto si unisce al fatto che una Associazione della Fondazioni meno frammentata, immaginiamo che da 88 soggetti si passi ad un 15 o 20 concentrazioni, avrà più forza nel contesto di Cassa Depositi e Prestiti, (CDP).

E nasce un nuovo potere in Italia.

E qui è necessario aprire due parentesi esplicative per poter andare avanti.

Le Fondazioni Bancarie sono nate con la “Legge Amato” e sono universalmente riconosciute come il centro di potere di quello che viene definito con molta approssimazione come il potere locale.

In un contesto in cui la Confindustria ha sempre meno peso da anni, dopo la uscita della Fiat poi seguita da molti, e dove è sempre meno il sancta sanctorum dell’ industria privata, dato che i gruppi maggiori sono a controllo pubblico, abbiamo che non è e non sarà mai più un centro di aggregazione del potere locale.

Solo per capirci: sono molte le Confindustrie locali che si fondono altrimenti non riescono a pagare le loro burocrazie nonostante siano percettori di ingenti fondi della UE per gestire corsi vari.

Non si ha sorte migliore per il Sindacato in fase di declino irreversibile dai tempi della Marcia dei 40.000 per una auto-celebrazione cronica come evidenziò Luciano Lama nel lontano 1980. Un sindacato che non ha mai operato per anni “nel mondo delle Partite IVA” in quanto considerati Italiani che guardano “tette e culi in televisione” ed indossano elmi vichinghi a Pontida. Ovvero votanti di Berlusconi e della Lega.

Non ha sorte migliore l’ universo delle Camere di Commercio, CIA, Confagricoltura ed altre associazioni di categoria che sono sulla strada della Confindustria. E che esistono come erogatori di servizi ad un costo più competitivo o di corsi e formazione grazie ai fondi della UE.

In questo mondo le Fondazioni Bancarie sono il maggiore erogatore di fondi sui territori dopo lo stato e questo è potere reale.

A poco serve in questa ottica la normativa regionale della Regione  Piemonte dell’ ottobre 2017, estendibile a tutte le regioni Italiane con una norma  regionale simile, che libera i comuni virtuosi dal vincolo di bilancio lasciando loro facoltà di spese. La norma in questione ha superato il vaglio della Corte dei Conti e quindi non solo è blindata ma copiabile.

Il solo sistema per modificare questa situazione è nel dotare le 116 province Italiane di più denaro e questo, al momento, ha una dimensione credibile solo nella lucida analisi di Nino Galloni quando ci parla di come i vigenti trattati della UE consentano agli stati di battere sia moneta metallica, (si pensi ad esempio alle monete da 5 euro coniate in Germania), come pure banconote emesse dal Ministero del Tesoro non a debito e con valore legale solo nazionale.

E qui si passa alla seconda parentesi esplicativa necessaria per inquadrare e capire questo potere.

Cosa intendiamo con “potere locale”?

Troppo spesso viene definito come un sottobosco locale, ovvero in modo negativo.

Come il luogo dove i baroni e notabili della Prima Repubblica si trovano per conservare il loro potere nel ventunesimo secolo.

La dimensione che fa si che tutti “si muoia democristiani” per riprendere una famosa frase.

E’  anche questo indubbiamente ma non solo questo.

E per introdurre il non solo questo dobbiamo fare una riflessione.

La leadership tutti-partisan, e quindi governi ed opposizioni, della Prima Repubblica, pur con tutte le sue degenerazioni che iniziarono molto presto, come ci ricorda il film del 1963 “Le mani sulla città”, è anche quella leadership che dalle macerie del dopo guerra portò l’ Italia ad essere la quarta potenza industriale del paese.

La leadership tutti-partisan, e quindi governi ed opposizioni, della Seconda Repubblica è quella che da quello status ci ha portato ad essere superati dalla Spagna. E quindi, solo per dirne una, se si entra nel G7 in base al PIL alla prossima edizione non ci dovrebbe essere presente l’ Italia ma la Spagna.

Possiamo dire che le leadership tutti-partisan della Seconda Repubblica hanno vissuto una profonda crisi economica, (quella successiva al 15-9-2008 dove è iniziata la Quarta Guerra Mondiale).

Ma allora per onestà intellettuale dobbiamo anche ammettere che le leadership della Prima Repubblica ne hanno vissute di crisi economiche, (durante la Terza Guerra Mondiale – Guerra Fredda –  l’ esplodere dei prezzi del petrolio, la stagflazione …), generate dalla globalizzazione che non erano meno devastanti.

E tutto questo cosa ci porta a dire?

Ci porta a dire che la creazione di centri di potere locali non è in sè e per sè un male od un problema.

In un mondo come quello della fase contemporanea della globalizzazione nata nel 1944 avere un “peso specifico” conta.

E quindi le aggregazioni servono.

Ne abbiamo conferma in Italia con una brillantissima analisi del centro studi di Intesa-San Paolo che  evidenzia chiaramente che le aree Italiane con dei distretti, (cluster), industriali abbiamo avuto in media negli ultimi 10 anni una crescita “alla Tedesca” che è doppia rispetto alle province Italiane senza distretti.

E sono questi cluster che fanno si che oggi l’ Italia sia il secondo paese più industrializzato della UE dopo la Germania ed il paese che il libro bianco Francese sullo sviluppo redatto da Jacques Attali per l’ allora Presidente  Sarkozi indichi l’ Italia come il paese da battere in termini di industrializzazione.

Pertanto?

Quello che viene definito come il sottobosco, notabilato locale non è un qualcosa di negativo quando contribuisce ad essere un elemento di difesa e di contatto col mondo che fa crescere le realtà locali, (vedi quanto detto prima sui cluster).

Ed allora non lo sono neanche le Fondazioni Bancarie e le loro possibili future aggregazioni in quando soggetto dinamico di sviluppo locale.

Ma, ed ovviamente è il rovescio della medaglia, tutto questo non va bene ed è negativo quando divengono solo o principalmente luogo di potere e di scontro di potere che blocca città e territori.

In una Italia che non è solo delle 100 città ma anche delle 88 Fondazioni Bancarie valutate la vostra situazione attuale pensando al potere crescente di questo  nuovo soggetto di potere come descritto ad inizio articolo.

Uno dei poteri in quel limbo di un presente che è al contempo un pò inizio della della Terza Repubblica, (ovvero cosa sarà), ma anche ancora Seconda Repubblica, (ovvero quello che è stato).

In una parola: controllo sempre e comunque sul potere locale per vedere se sia virtuoso, (positivo), e non vizioso, (negativo).


 

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