Momenti chiave Quotidiani: Chi comanda in Italia (2/2) … 19 pomeriggio

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Continua la analisi iniziata stamani  che trovate clickando qui.

Arezzo e Valenza Pò ne sono la ragione ma nessuno ha valutato e vuole valutare quanto le loro operazioni sul mercato aurifero possano avere avuto un qualche peso nelle loro vicende. E non è cosa da poco come mancanza.

Il mondo bancario Italiano può essere diviso in 3 grandi dimensioni.

La banche di interesse nazionale che agiscono nel mondo e che sono deboli e sottodimensionate.

Un dato su tutti: de facto nessuna banca Italiana in quanto tale opera in Africa che è la seconda area del mondo in termini di redditività bancaria.

Questo nel senso che quando vi operano, in 9 nazioni su 54, lo sono grazie alle case madri Francesi od alla acquisita Tedesca.

Poi abbiamo le banche di interesse nazionale, la gran parte, che non ha alcuna visibilità all’ estero dato che avere qualche filiale non significa questo.

Infine il mondo delle banche locali.

Un mondo fragile se si pensa che ad un certo punto il MPS costava meno di un club di Serie A.

Limitrofo a questo mondo quello delle Fondazioni Bancarie che è uno dei massimi centri di potere rispetto ai poteri nazionali dei potentati locali.

Come le Fondazioni Bancarie si struttureranno come reale centro di potere invece che essere fagocitate nel nuovo assetto della tR lo si vede in almeno due ambiti.

Il primo ambito è la loro capacità di diventare un asset di potere territoriale trans-cittadino e trans-provinciale  applicando una legge che ne consente la fusione.

Un trend logico, intelligente quanto legittimo quello di aggregarsi in un mondo dove la dimensione conta per affrontare i problemi.

E da qui, col passare da una frammentazione di 84 soggetti nazionali al consolidamento in una ventina, come si rapporterà la loro associazione rispetto:

– al controllo del 18% della Cassa Depositi e Prestiti sempre più chiamata a “prestiti ponte” per salvare l’ insalvabile e quindi anche occupazione e voti nei territori, nei vari locali del nostro paese.

– all’ acquisire quote ogni raggruppamento di Fondazioni come pure da parte delle Fondazioni più grandi  del 3% della Banca d’ Italia per far ritrovare la associazione di categoria delle fondazioni a giocare il ruolo che le deriva dall’essere al contempo anche uno dei primi 10 azionisti di BankItalia. Anzi il primo azionista dato che unendo tutti i voti dei vari 3% delle fondazioni diverrebbe il primo e con questo avere influenza anche, e non solo, sulle riserve auree da 2.400 tonnellate, (le quarte del mondo dopo quelle di Usa, Germania e Fondo Monetario Internazionale).

Un terzo ambito sarebbe la creazione di un fondo che investa in borsa o meglio nel tessuto imprenditoriale locale come pure che stimoli la innovazione comprando quote.

Un altro potere è la borghesia della industria che esporta.

Un ceto sociale che, per dirla con una definizione de Il Sole 24 Ore dell’ agosto 2017, è sempre più culturalmente diversa dal resto del paese e sempre più integrata nei codici di riferimento di altre realtà.

E queste realtà non sono la elite del komplotto globale ma solo e semplicemente chi compra dato il mercato interno asfittico. Solo e semplicemente questo e non altro.

Ma questo distacco ha anche un suo valore socio-politico. Per capire il peso di queste realtà un dato recentissimo su tutti.

Ad inizio Aprile il centro studi di Intesa-San Paolo ha pubblicato una pregevolissima  analisi sui distretti Italiani studiandone le prestazioni negli ultimi 10 anni.

E’ risultato che in media i distretti hanno avuto un tasso di crescita almeno doppio rispetto alle realtà Italiane che non hanno distretti e che si sono mantenuti su medie di crescita Tedesche.

Altro non serve aggiungere se non dire che i riferimenti di questa borghesia essendo nei mercati sono prevalentemente negli Usa, Germania, Francia, Cina, UK, Israele, Emirati, India.

Ovvero quelli che poi oltre ad essere i mercati sono poi i paesi dei compratori delle aziende Italiane.

Possiamo poi considerare come un potere la Statocrazia, ovvero?

Con Statocrazia si intende:

– gli eletti che sono miracolati delle segreterie senza le quali non saranno mai eletti, un NSA definifibile come Political Elected Elites

– la burocrazia statale

– i manager delle aziende pubbliche, a loro volta un NSA definito come National Industrial Champion

– i manager delle partecipate

Ovvero la leadership di un gruppo sociale da circa 5 milioni di persone. Aggiungiamo tutto l’ indotto e quindi un altro 1.5 milioni di persone.

E se consideriamo un nucleo familiare medio di 3 persone parliamo del 25-30% del paese.

Il resto non conta dai Sindacati alla Confindustria dato che sono realtà in crisi irreversibile che vivono di un passato sempre più lontano. Sulla Confindustria si ricorda che Fiat se ne andò e da allora se ne andarono in tanti e che da anni non è più il sancta sanctorum della industria privata dato che i maggiori gruppi che sono iscritti sono aziende pubbliche.

E questo apre anche una necessaria parentesi sul cosiddetto”salotto buono” del capitalismo Italiano come pure sul capitalismo relazionale. La globalizzazione, deo gratias, li ha spazzati via.

Un ultimo potere in cui si ritrova poi anche parte del potere cattolico che dal punto di vista elettorale è una chimera se lo si intende come un gruppo compatto che vota e di questo il solo ad averlo capito appieno ad oggi è Salvini.

Le basi del potere di questo gruppo sono fortemente in discussione a partire da alcuni possibili processi in evoluzione e di fatto economicamente ed elettoralmente si concentra nel contesto della Industria Etica.

Ovvero del mondo del più che legittimo ” not profit ma stipendio yes” che dà lavoro a circa un milione di persone. Un milione di persone se si considera un nucleo medio di 3 persone a famiglia equivalgono a circa il 5 per cento della popolazione. Una industria dove le persone che lavorano in una ottica not profit devono logicamente e ovviamente avere uno stipendio dato che è un lavoro e come tale deve essere pagato.

Ed anche questo è un NSA nel contesto delle NGO a cui Onlus e Cooperative varie sono assimilabili nella prassi della scienza politica.

Un ultimo e potentissimo potere è quello delle società di consulenza che non sono da confondersi con il lobbysmo.

Un NSA definibile come Influential Advising Entities sono di fatto le menti pensanti delle forze politiche. La fondazioni da anni, e non solo in Italia, sono un surrogato della raccolta del denaro ed una cassa di risonanza del pensiero del leader personalista.

E la capacità di produrre idee e pensiero politico, se non azione politica, è saldamente in mano a questi consulenti che sono le menti e gli stesori di quello che poi i politici ripetono a memoria agli Elettori.

E poi chiamano ancora i consulenti per valutare tutto come pure per attuare le cose che hanno pensato e che loro come politici hanno ripetuto a memoria come per un esame univeritario.

Gli esempi di professori chiamati a fare i ministri, vice-ministri, controllare programmi e pensare accordi si sprecano in maniera tutti-partisan.

Questi sono i poteri forti della Italia ad inizio delle Terza Repubblica e dal loro assestarsi si avrà la prossima struttura del potere in Italia.

Oltre non andiamo dato che viviamo in un contesto dove l’ insulto e l’ ego hanno sostituito la riflessione e la critica alle idee e non alle persone.

In questo contesto da “guelfi Vs. ghibellini 2.0” è impossibile pensare ad una analisi serena dato che tutto finisce regolarmente per essere letto come partigianeria.

Pertanto abbiamo definito  “la foresta”, ovvero lo scenario di insieme.

Ai lettori poi individuare “gli alberi”, ovvero il dare il nome che vogliono ovviamente secondo il voto che hanno dato. Ovvero “queste cose” le fanno sempre loro, gli altri.

E forse il fermarsi un attimo e farsi delle domande scomode anche su “i nostri e non solo sui loro” aiuta ed è proprio questo il senso di questo articolo.

Stimolare … domande scomode.

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