Momenti quotidiani chiave: DONNE COI FATTI … 16 pomeriggio

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Le donne di successo sono sempre celebrate in modo che venga lasciato un retro gusto di amarezza.

Ovvero?

La amarezza viene dal fatto che, sotto sotto, siano sempre considerate eccezioni da celebrarsi in occasione di eventi particolari che vanno dalla Festa della Donna alla commemorazione di un personaggio femminile piuttosto che per la vittoria di un qualcosa.

Poi ci si chiude, anzi avvita sulle quote rosa.

Eh si, ci si avvita nel formalismo legalistico per cercare di tamponare un assordante vuoto culturale!

Triste, no?

Certo che si, tremendamente triste in una nazione così avvolta nell’ ombelico della celebrazione di un alfabetismo generante sempre più un drammatico analfabetismo funzionale che deve inventarsi la parola “femminicidio” per spiegare le violenze quotidiane e da questa poi un reato per colpire chi ha il fallo al posto del cervello e che ogni giorno aggredisce e ferisce se non ammazza una donna considerata un oggetto.

Triste ma il mondo pulsa ed avanza ed andiamo lontano nello spazio, gli Usa, restando vicini nel tempo. Ovvero nella attualità di un alfabetismo funzionale quando si tratta delle donne intese come esseri umani al pari degli uomini.

Un qualcosa di interessante si muove e va oltre i soliti movimenti di opinione che, troppe volte, si fermano alla vuotezza della militanza da click nei social ed a qualche presenza televisiva come pure a charity event.

Diverso in quanto fa leva sul fatto che le donne non solo siano madri e mogli ma anche una parte consistente, e spesso anche la sola, del portafoglio che a fine mese paga il tenore di vita.

Una sfumatura non da poco se pensiamo che, in fin dei conti, una spinta nel senso dell’ incremento dello status delle donne nelle società occidentali avvenne dopo la prima guerra mondiale proprio perchè le donne avevano sostituito gli uomini nell’ apparato produttivo dato che andavano a combattere.

Ma torniamo nel 2018.

E nel farlo parliamo di donne executive, di successo che portano avanti questo approccio, questa sfumatura.

Ed ovviamente non solo questo e si tratta di Jane Helpern che ha iniziato #EmbraceAmbition.

Ovvero la ambizione non intesa come negatività ma come empowering .

Essere escapist dai luoghi comuni per andare oltre e definire  nuove regole partendo dal pragmatismo dell’ esempio e non dal post in un social network.

E pragmatismo per pragmatismo questo si innesta in un altro consolidato trend che, sfortunatamente, in Italia è pochissimamente seguito.

Quale?

Quello di una leadership manageriale in cui i CEO, i Presidenti, gli Amministratori Delegati si impegnino in 3 dimensioni chiave:

– la corporate social responsability

– l’attivismo

– il prendere posizione anche su argomenti critici per essere esempio di coerenza

E paga, eccome se paga se a Wall Street dicono che le aziende con questo tipo di leadership regolarmente ottengono delle performance che surclassano le aziende con una leadership più ingessata.

Ma in un paese, l’ Italia, in cui manager ed imprenditori, (ma non solo loro), devono farsi riprendere in almeno una foto con alle spalle una nota e costosa enciclopedia rilegata di verde per mostrare che hanno i soldini e che sono Persone di cultura si capisce anche la ingessatura.

E di cosa ci stupiamo se una analisi fatta da serissimi analisti nel luglio 2017 diceva che il 68% dei manager Italiani non si preoccupava della Clientela pensando alla qualità di quello che vendeva.

Non male per un paese che non perde istante ad  auto-celebrarsi in supposte  superiorità culturali ed etiche figlie di eccellenze di un passato che oramai sembrerebbe esistere solo nei musei e nei libri incompresi quando letti.

Una delle poche eccezioni che fa pensare invece ad un coinvolgimento nella società per trasmettere quello che si è avuto con la responsabilità delle conseguenze delle proprie parole ci viene da Oscar di Montigny e della sua Economia 0.0.

Azioni come questa di Helpern negli Usa e le parole di Montigny in Italia ricordano il tempo in cui Olivetti pensava che l’ azienda fosse ben altro ed oltre che un bilancio di fine anno.

Fa pensare a Jacques Attali quando insieme ad altri 150 economisti Francesi chiede la modifica della definizione di azienda nel codice civile per rendere più esplicito, e quindi obbligatorio, un ruolo sociale intermedio della azienda.

E rimanda alle profezie di Keinichi Ohmae quando più di 30 anni orsono parlava di essere Insider nella collettività dove si opera.

Ovvero come aziende essere attori economici sostenibili e resilienti e come soggetti sociali intermedi muoversi pensando in termini di Persone e non di clienti come pure di Universi Emozionali Condivisi e non di target.

Vivere le Persone non come dedite al consumerismo nato nel XIV di che è Ho-sei, ovvero sono in quanto ho.

Ma condividere con le Persone pensandole nella Civiltà dell’ Utilizzo sostenibile e resiliente e quindi persone Sei-ho, ovvero Persone che hanno in quanto sono.

E come Persone della Civilità del Ben-essere, ovvero Persone di tipo  Sò-ho e che, quindi, hanno perchè sanno dare il giusto valore alle cose in sè ed a come fruirne.

Agire e non solo parlare o clickare un like e finirla lì convinti di aver fatto tutto non facendo poi mai niente di pratico o che ci costi un centesimo di sacrificio per gli altri.

Jane Helpern con  #EmbraceAmbition come CEO di successo viene da questo mondo di aziende che definiscono il futuro e con i fatti di questa esperienza parla a noi di come le donne siano sempre e solo esseri umani e non una sorta di “specie sociale debole” da proteggere con legalistiche “quote rosa”.


 

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