Dalla provincia Granda una rivoluzione architettonica per il XXI … 28 pomeriggio

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

 

Isaak Asimov diceva che le città sono il primo esempio di realtà virtuale creato dalla umanità. Questo nel senso di modificare il panorama affiancando a quello naturale uno artificiale. A volte,come a Firenze piuttosto che a Venezia o Londra, Kyoto,Vancouver e Parigi, ha funzionato mentre altre volte no.

Le città sono indubbiamente il luogo in cui è nata la globalizzazione come ci insegnano Ur e le altre megalopoli Mesopotamiche  sorte nel quarto millennio prima di Cristo. E quindi la globalizzazione non è nata con Internet ma circa 6000 anni fà.

Sono gli epicentri delle forme di modernità del mondo.

Forme equivalenti e sinergiche che  nascono nel locale di cittadine e città per poi essere metabolizzate ed adattate nel loro diffondersi globalmente. In Locglob ogni giorno monitoriamo le 296 città leader per raccontarvi il pulsare del mondo.

Che sia dalle innovazioni filosofiche sull’ alimentazione che ci provengono da una cittadina come Pollenzo piuttosto che quelle sul mondo delle automobili da una piccola città come Ingolstadt ma anche quelle nel mondo minerario da Lubumbashi in Congo come pure nei trend della moda da Ginzha in Tokyo o la prima città aereoporto come la Coreana Songdo.

Le città sono design pubblico che si mischia a quello privato delle abitazioni. Uno spazio che è divenuto luogo  che,tra le altre cose, si caratterizza per i flussi di movimento. Quelli interni, quelli in uscita e quelli in entrata. Flussi multidimensionali in quando privati e pubblici.

E come ogni luogo vissuto dalla umanità sono anche luoghi di riflessione che portano a cambiare il presente scegliendo tra uno dei futuri possibili.

Le rivoluzioni non sono la lotta tra il passato ed il presente ma sul scegliere tra diverse forme di futuro tra le tante possibili.

Una delle rivoluzioni urbane del ventesimo secolo iniziò grazie a Constant Nieuwenhuys.

Un artista olandese, noto con il soprannome di Constant,che nel 1956 vicino ad Alba,nella provincia Granda, concepì il primo seme di New Babylon.

Una dimensione urbanistica che lo impegnò per i venti anni successivi fino alla morte e che unificò un network internazionale di urbanisti, economisti, politici, intellettuali. Oggi una parte notevole di questi progetti è conservata in Olanda nel museo Gemeentemuseum come pure studiata presso il Medialab del prestigiosissimo MIT di Boston.

Nel 1956 ovvero 10 anni prima che nascesse Internet e cinquanta anni prima che venisse teorizzata la società fluida le colline della provincia Granda ispirarono a Constant la idea di creare dimensioni urbani in cui la vita fosse flessibile e non ci fossero più distinzioni tra lavoro ed arte.

In poche parole si anticiparono paradigmi chiave del pensare di questo scorcio del ventunesimo secolo.

Al punto tale che la trama di flussi che  Constant concepì alla base della fluidità sinergica dei flussi di relazioni umana è chiaramente sovrapponibile con quello che oggi noi chiamiamo big data.

Nel pratico il costruire case e strade significa trasformare la bellezza in bellezza in movimento e quindi in architettura dinamica.

Se,ad esempio,con il francese Baudelaire ed il Flanuer e con il pittore americano Hooper il flusso era un fenomeno estetico da osservare con New Babylon si trasforma nel vero paradigma del futuro urbano.

Oggi lo chiamiamo anche congestione del traffico ed a Munchen lo hanno capito dato che ispirandosi anche a New Babylon hanno creato una delle migliori viabilità al mondo. Una viabilità che consente di uscire dalla città ed inserirsi in una autostrada al massimo in venti minuti da ogni punto di Monaco.

Oggi si parla della nostra GPS Location History dato che siamo tracciabili digitalmente in ogni luogo in cui ci muoviamo e ci stupiamo ancora nel scoprire come i flussi siano affascinanti in quanto sempre misteriosi ed indicatori.

New Babylon prima di tutta la tecnologia in cui siamo immersi ci insegnava che le città si devono progettare e riprogettare seguendo sempre il flusso di informazioni che viene lasciato dietro dal quotidiano di chi la vive.

Ovvero degli abitanti stanzianti e di passaggio che siano.

Ma non è una novità. Come mai le città del passato sono così belle?

Perche’ sempre a dimensione umana. Ovvero costruite intorno al fluire della umanità in quei luoghi. Praticamente intorno al suo flusso.

E così alla fine capiamo il senso della città intesa come città nella città.

In questo senso ad esempio fa pensare Wednesday Martin con la sua mappa antropologica di Manhattan per definire in maniera divertente,acuta ma anche deliziosamente crudele la cultura delle donne più fashionista al mondo. Ovvero le abitanti di Upper East Side Manhattan.

Ma anche le mappe etniche di Aleppo in dotazione ai piloti Russi che deliberatamente bombardano scuole ed ospedali in base agli ordini di quella che ufficialmente il loro comando definisce una operazione di pulizia da forze ostili.

Tutto questo ci  porta a dire che  il design urbano sia una alfabeto sociale con cui comunichiamo al mondo ed a noi stessi come intendiamo il nostro tempo. Ed ovviamente come vogliamo viverlo.

Una terza pelle che indossiamo ed abitiamo insieme alla seconda pelle dei nostri abiti che sono a loro volta un alfabeto con cui parliamo di noi stessi in un dato tempo e luogo.

Una rivoluzione che parla di una visione pragmaticamente focalizzata sul rendere le persone libere dentro un design di bellezza.

Un peccato che le concretizzazioni siano raccolte per il mondo non in Italia ma in un museo in Olanda.


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