Internet è un continente (1/3)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Internet come idea è nato con un documento del 1963 nel contesto delle analisi per l’ Intergalactic Computer Network. Ma fu nel 1969 che venne alla luce con il primo messaggio inviato in Arpanet.

Quindi, a seconda di come la si voglia guardare, Internet è nato o 54 anni orsono o 48 anni fa.

Per comprendere come Internet sia il continente che esprime la dimensione digitale della realtà digitale della nostra vita dobbiamo realizzare che da almeno un decennio la nostra esistenza è composta da una Realtà Dual, (si rimanda alla Piramide di Apparteneza a pg.58).

Una Realtà Dual è un humus sociale composto da una realtà fisica ed una digitale che si sinergizzano e si sovrappongono senza soluzione di continuità.

Una Realtà Dual che chiunque, se vuole ma non è necessario, può fruire anche in termini di percezione della realtà aumentata con un casco da 15 euro.

Ma prima di parlare di questo è fondamentale che ci si focalizzi su due peculiarità uniche di Internet ed è quello che faremo ora.

Quali?

Peculiarità 1: è la prima dimensione sociale della storia dell’ Umanità di cui non si sappia esattamente cosa significhi il nome

Peculiarità 2: ed è anche la prima che non ha un simbolo che la contraddistingui

Cogliere e capire queste peculiarità à fondamentale per comprendere come Internet sia un continente a sè stante dove si sviluppa la realtà digitale della nostra vita.

Digitale ma non virtuale e su questo aspetto torneremo dopo per approfondirlo.

Iniziamo con la prima peculiarità che ci dice che non si conosca l’ esatto significato del neologismo Internet.

Internet cosa significa?

E’  un neologismo creato fondendo le parole inter-national e net-work?

Oppure fondendo le parole inter-active e net-work?

Non lo sappiamo ed alla fine dopo 48 anni di vita possiamo dire che questo neologismo contenga tutte e tre le parole sopramenzionate.

Ovvero che Internet stia per: Inter(-NATIONAL/ACTIVE)net.

Lasciamo questa peculiarità sullo sfondo dato che ci torneremo dopo e passiamo alla seconda peculiarità.

Una peculiarità che ci ricorda come Internet sia il primo fenomeno sociale globale della Umanità che non abbia un simbolo.

Ed i simboli, come ben sappiamo,sono una parte integrante di una narrativa dato che nella loro sintesi consentono di riconoscerla subito.

Altri fenomeni sociali globali come, ad esempio,le ideologie o le religioni hanno tutte un simbolo che le caratterizza e, quindi, le fa riconoscere.

Che sia una mezza luna piuttosto che la falce e martello od una croce.

Ma abbiamo anche città che sono espresse da un simbolo incarnato da un monumento.

Dall’ Opera di Sydney al Colosseo in Roma.

Come pure le organizzazioni internazionali come ad esempio la Croce Rossa od Amnesty International hanno tutte un simbolo che le rende immediatamente riconoscibili.

Ma anche altre dimensioni hanno un loro simboli associabili immediatamente alla loro narrativa.

Pensiamo al denaro il cui simbolo è quello del dollaro  Usa od alla pornografia il cui simbolo sono le tre X.

E lo stesso vale per i simboli commerciali difesi dai copyright ad esempio da quello di Slow Food a quello della McDonalds.

Tenendo questo in mente immaginiamo per un momento di incontrare un Alieno che ci dica di codificarci i simboli di varie dimensioni del pianeta.

Come abbiamo visto siamo in grado di dare un simbolo a tutto, pardon a quasi tutto.

Accadrebbe infatti che quando vogliamo dare un simbolo ad Internet non ne abbiamo.

Infatti i logo commerciale dei vari motori di ricerca non sono il simbolo di Internet.

Abbiamo, infatti, il simbolo della email ma non quello di Internet.

E cosa vuol dire questo?

“Solo e semplicemente” che in 48 anni di vita Inter(-NATIONAL/ACTIVE)net è divenuto così parte integrante del Dual di tutti noi da non avere neanche bisogno di un simbolo, (oltreché di un nome certo).

Anzi a questo punto possiamo dire che per questo è il solo fenomeno globale di questo tempo.

E la sua globalità deriva dall’ essere così pervasivo da non richiedere un simbolo che lo codifichi.

Lasciamo questo sullo sfondo dato che riapparirà più volte parlando di Internet come continente ed allora vedremo che questa premessa non era pura quanto noiosa teoria.

A questo punto prima di andare avanti serve una piccola parentesi per evitare un fraintendimento comune riguardo ad Internet, ovvero quello relativo al fatto che in Internet abbiamo una Realtà Digitale e non una Realtà Virtuale.

La Realtà Virtuale non è un concetto nuovo od innovativo come ci viene propinato dai media dato che le sue basi filosofiche furono elaborate negli anni ’70 del XX dal MediaLab dell’ MIT partendo dal mito della caverna di Platone.

Lo stesso dicasi per la Realtà Digitale dato che il primo casco fu il Telesphere Mask del 1960

Il punto chiave è che non sono la stessa cosa ed è bene chiarire questa confusione.

La Realtà Virtuale è una realtà che non esiste in quanto ancora a livello concettuale. In buona sostanza è solo immaginata.

La Realtà Digitale invece esiste e la viviamo tutti i giorni e, pertanto, è bene finirla col definire come virtuale una realtà che invece non solo è digitale ma anche reale, concreta, fruibile nelle sue varie applicazioni.

Fruibile a sempre più persone se, ad esempio, pensiamo che un caso generante la percezione della realtà aumentata può essere comprato a 15 euro.

Premesso questo focalizziamoci su Internet inteso come un continente. Ma non è solo questo dato che, come vedremo nel capitolo 4, è anche una dei 47 scacchieri Geo-politici in cui è diviso il pianeta ed al suo interno, capitolo 5, abbiamo 2 delle 296 città leader al mondo.

Un modo per iniziare ad accettare questo concetto nel contesto delle nostre mappe mentali è quello di seguire la via più ortodossa ed immediata.

Ovvero di pensarlo come un insieme di applicazioni che vanno sotto l’ altisonante quanto generico ma efficace nome di Internet delle Cose.

E da qui il pensarlo come il complemento della Worldwide Supply Chain, WSC.

Ovvero della infrastruttura logistica mondiale.

In questo caso parliamo di un qualcosa che ci è chiaro e non ci disturba come novità da metabolizzare.

Questa immagine ci racconta una storia con due protagonisti che sono i flussi e le connessioni ed il tutto avviene a livello globale.

Siamo abituati a questo tipo di immagine ed al loro significato e questo perché ne vediamo di simili ogni giorno.

E dove le vediamo?

Ad esempio quando apriamo la rivista di bordo in un aereo od in uno spot pubblicitario che ci parla di una compagnia aerea.

Ma anche quando un banca od un società finanziaria vuole ricordarci che sono 24/7/365 sul mercato e lo sono dovunque.

E certamente questo tipo di immagini abbonda nel materiale editoriale relativo alle società di logistica.

Ed ovviamente ne siamo bombardati quando si parla di Internet dato che sintetizza in maniera potente il concetto di flusso collegato.

Flusso collegato, ovvero ed appunto quello che sappiamo essere la WSC.

In una frase: da e per ogni punto del mondo abbiamo un flusso e questo flusso trova sempre la via per collegarsi e non si interrompe mai.

Comprendiamo quindi che dopo milioni di immagini in almeno un decennio la nostra mappa mentale del mondo non abbia problemi a considerare Internet come la controparte sinergica e completante nella dimensione digitale di quello che la WSC fa nel mondo fisico.

E quindi non abbiamo alcun problema ad accettare che esista un Realtà Dual composta dalla digitalità di Internet e dalla fisicità della WSC.

Arrivati qui ne abbiamo fatta di strada e siamo a buon punto ma purtroppo siamo ancora fermi sulla superficie di Internet.

Internet in quanto sia interactive che international network è molto altro che un pratico sistema di collegamento per fare business che è più veloce e meno caro di un fax o di un telex.

Se ci fermassimo a questo perderemmo il senso di Internet nel suo complesso che poi è quello di essere un continente.

E pertanto riprendiamo il nostro viaggio da dove siamo arrivati e dove siamo arrivati?

A dire che Internet è reale in quando fornisce soluzioni reali per cose reali nel contesto della nostra vita digitale.

E lo fa connettendo in maniera sicura flussi e luoghi di partenza, transito e destinazione.

Ma questi luoghi sono poli-funzionali e quindi si caratterizzano per essere multi-dimensionali.

Ovvero, per dirla più chiaramente, sono luoghi in cui andiamo muovendoci in un mondo digitale per concretamente soddisfare dei bisogni che non sono solo quelli professionali dato che sono attinenti ad altri ambiti della nostra vita reale.

E ci andiamo perché ne abbiamo una soddisfazione reale, ovvero vera. Vera come se fosse fisica anche se è a volte solo digitale.

In Internet ci informiamo.

Comunichiamo in varie forme dai social o con i nostri blog ma anche segnalando un sito.

Poi ci divertiamo fruendo di arte e cultura da un concerto ad un film ma anche un videogame.

Interagiamo mediante dei rapporti personali

Compriamo e vendiamo.

Ci impegniamo nel sociale e nel politico.

Il tutto nel corso della giornata ed anche in multitasking con la vita professionale od affettiva.

Eh si, anche durante la vita affettiva e non è un caso che noti marchi da un paio di anni incentrino le loro campagne pubblicitarie sul fatto che quando si è insieme non si abbia altro di meglio da fare che restare incollati ad una tastiera di un tablet o di uno smartphone.

In Italia i più coerenti in questo senso sono un marchio del settore food che mostra come una grigliata coi suoi prodotti sia meglio di un chattare isolandosi.

Il secondo esempio ci viene da un leader mondiale nella produzione di condom e questo la dice lunga.

Il terzo da un leader nel settore dei casinò online dove si vede che un giocatore perde la cognizione del tempo preferendo continuare a giocare invece che raggiungere la sua partner che lo aveva invitato a letto.

Un qualcosa che iniziò nel 2006 quando Ségolène Royal,  da candidata alle presidenziali Francesi, fu la prima al mondo a fare campagna elettorale anche in 2nd Life.

E, quindi, non ci dobbiamo stupire quindi se lo stesso anno Volkswagen, ovvero Das Auto per eccellenza in quegli anni prima di un noto scandalo, incentrò la campagna pubblicitaria internazionale di un suo veicolo evidenziando che offriva l’ opzione di vivere una 2nd Life.

Ovvero una seconda vita ma, e non era certo una coincidenza, 2nd Life è anche uno dei mondi di socializzazione digitale tridimensionali dove si entra solo con un Avatar.

Un Avatar come quelli che popolano le comunità che il National Intelligence Council aveva pronosticato essere in grado di generare nuove forme di socializzazione compresa la creazione di nuovi culti religiosi con almeno cento milioni di adepti.

E la previsione di tutto questo era per l’ anno 2015.

L’ Avatar che vedete è il mio e da circa 10 anni vivo anche in questi mondi.

Si, vivo. E,ad esempio, nel mio biglietto da visita trovate il nome del mio Avatar dato che lo uso anche professionalmente.

Ma poi ho amici con cui si parla e ci si diverte ma si fanno anche sperimentazioni dato che si condividono interessi comuni sulla analisi Geo-strategica ma anche sulla musica, il tabacco da pipa e varie amenità quotidiane.

Sperimentazioni che mi hanno portato a scrivere un romanzo ambientato nella Realtà Dual ed incentrato sui Non State Actors ed il romanzo si chiama Etnia Avatar.

E come ci vivo io ci vivono circa 200 milioni di persone, ovvero in media 1 ogni 35 in questo pianeta ma anche 1 ogni 10 persone connesse ad Internet.

Come pure, e forse è il dato statistico qualitativamente più indicativo,in media 1 Persona ogni 7 con un profilo Facebook.

Ma cos’è un Avatar e quando è nata questa dimensione della Realtà Digitale come componente del Dual?

L’ acronimo Avatar significa Advanced Video Attribute Terminal Assembler and Recreator ed esprime  una delle forme di vita che abbiamo nel contesto del continente Internet.

Ovvero la nostra Picon, (Personal Icon), nei mondi digitali.

Il termine fu ideato nel 1985 da Richard Garriot per il gioco “Ultima IV: The Quest of the Avatar”.

L’ intuizione geniale di Garrot fu di consentire al carattere del giocatore di manifestarsi il più possibile nel gioco.

E di farlo fino al punto di essere eticamente responsabile per le sue azioni dato che poi sarà giudicato nella realtà Digitale in base ad esse.

Pertanto ed in estrema sintesi è la rappresentazione fisica della nostra personalità nel mondo digitale.

E qui è bene fermarci per evitare un comune quanto pericoloso e grossolano fraintendimento: non stiamo parlando di un online game ed è bene evidenziare la differenza abissale tra le due dimensioni.

Un online game per quanto complesso è una realtà morta in se stessa e questo non accade mai nella dimensione della realtà digitale dove interagiscono gli Avatar.

Nel dettaglio.

Un online game usa degli Avatar che sono dei personaggi di un gioco di ruolo e non sono altro che questo.

In una dimensione della realtà digitale dove interagiscono gli Avatar a 32 anni dalla loro nascita, (su un totale di vita di Internet di 48 anni), essi sono ben altro ed oltre in quanto sono delle rappresentazioni caratteriali digitali delle Persone a cui fanno riferimento.

Queste dimensioni hanno, al momento,una localizzazione in città digitali come 2ndLife piuttosto che IMVU.

Per meglio cogliere come nel pratico un Avatar in questa dimensione di Internet non sia un semplice “pupazzetto” digitale per videogiocate analizziamo alcuni esempi.

Esempi che ci vengono dal mondo del business e che non ci vengono come ipotesi di un prossimo futuro tra 2 o 4 anni ma come concrete realtà che oggi generano già miliardi di dollari.

Parliamo di chi in questo continente può già da oggi lavorare.

Iniziamo parlando di un lavoro redditizio, coinvolgente nel settore della cyber-security che non richiede però alcuna specifica competenza come programmatore o come esperto di sicurezza.

E’ infatti iniziata una rivoluzione nel mondo della cyber-security con il lancio di una soluzione dove troviamo delle configurazioni delle strutture informatiche e  nel contesto di  di queste configurazioni digitali tridimensionali si possono pattugliare i network di computer.

La start-up Americana ProtectWise ha lanciato sul mercato una soluzione  che è una innovazione nel mondo della sicurezza informatica che  apre una rivoluzione creando di fatto delle war rooms in cui indossando devi visori intensificanti la realtà si opera in mondi digitali immersi come nella realtà virtuale.

Fare sicurezza operando come dentro un mondo digitale dove i network di computer sono i videogame ed  questo punto è meglio vedere un video per cogliere nel profondo la essenza e poi continueremo con l’ articolo

Il prodotto si chiama Immersive Grid e collega ogni hardware di una società come pure in un qualsiasi altro network.

Le compenenti hardware, per esempio un PC od uno smartphone, sono rappresentate come se fossero degli edifici in una area residenziale che corrisponde al network.

Come un quartiere nella città senza fine di Internet

I tutto poi è organizzato per funzionalità come se fosse un edificio in un quartiere.

Nel pratico invece di avere il giardino, pubblico, il luogo di culto , i vari negozi, un cinema e via dicendo nel caso di una azienda avremo che le suddivisioni in aree geografiche, (i mercati), ed in dipartimenti di competenza sono dei singoli edifici.

In questo modo, ad esempio, un addetto alla sicurezza informatica entra nell’ edifico relativo al marketing  dei mercati del Sud Europa che in realtà rappresenta in tempo reale cosa accade negli hardware ,( dai server agli smartphone) , utilizzati da questo dipartimento aziendale.

Girando al suo interno può  individuare anomali ed attacchi e quindi agire e se necessario mettere l’ edificio in quarantena affinché non rechi danni ad altri edifici,ovvero al sistema aziendale colpendo gli altri dipartimenti.

Il tutto consente di evolvere usando il filtraggio visuale e quindi anche chi non ha una conoscenza informatica può lavorare.

In questo contesto quindi si aprono spazi immensi per chi opera con un Avatar in un continente .

Questa competenza è quella che serve per cogliere la minaccia di una intrusione informatica e di contrastarla usando le armi in dotazione nel veicolo di pattuglia di Immersive Grid.

IL fatto che i dati appiano in forma visuale resi graficamente come se si trattasse di un videogame fa si che si aprano opportunità di lavoro qualificato, ad elevato reddito anche a persone che  sebbene non sappiano nulla di programmazione siano abili nel gestire gli imprevisti ed i rischi di un ambiente digitale.

Ma questo non si limita solo a chi opera nella sicurezza come vediamo chiaramente parlando di dimensioni quali lo sport, il design, il fashion piuttosto che la gestione di locali.

Infatti con un visore da 15 euro si stanno consolidando lucrose opportunità di lavoro per chi conosce la vita mondi digitali come 2nd Life.

Ovviamente un visore da 15 euro ha delle funzionalità limitate ma è anche vero che con soli 949 dollari si può avere il visore che META e Microsoft hanno creato.

Parliamo di visori per la realtà aumentata e per chi non avesse dimestichezza con questo concetto un interessante esempio di realtà aumentata è lo spot della Vodafone in cui una Porsche è guidata grazie alle immagini di uno smartphone.

 

…. continua in altre 2 puntate domani mattina e pomeriggio. Questa analisi è un capitolo tratto da “Geostrategia (Geopolitica + Geoeconomia) che trovate clickando qui 


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Il quadro è di Roberto de Siena

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