Cultura Contadina, ovvero Cultura con la “C” maiuscola!

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Lo spunto è venuto dal territorio ed altro non può essere in Locglob dato che siamo il primo cultural hub al mondo di approfondimento della dimensione Locglob.

E lo siamo al punto da avere inventato noi questa parola di cui deteniamo il copyright e che narra del locale che diviene globale e da cui nasce tutto per poi divenire Glocal, ovvero il globale che che diviene locale.

Oggi nell’ Ideamover, (rubrica), “Giramondo culturale ed emozionale” che è numero 1 in Internet nel suo meta-tag tematico rivolto a Lettori con elevate aspettative in merito alle analisi sull’arte e la cultura  come potete vedere clickando qui.

Uno spunto locale dicevano ed arriva dal pregevole editoriale di Osvaldo Bellino  con cui apre il numero di novembre di “L’ Imprenditore Agricolo”.

Citiamo dall’ editoriale pubblicato nella rubrica ” Pagine sapienziali”:

” La chiacchierata col decano della Fiera del Bue Grasso di Carrù vale una lezione di storia se non di sociologia, perchè in un sol colpo fotografa, dal banco della macelleria, come e anche un pò per quali motivi, molte cose siano cambiate: quaranta anni fa la carne si vendeva a metri, frequentare macellerie dimostrava l’ elevazione del proprio status sociale, un traguardo alimentare: poi vennero i congelatori, strumento liberatorio dell’ autarchia agricola, che insieme alla galoppante emancipazione femminile dai fornelli, in poco tempo decimarono le macellerie, oggi trasformate sempre più in gastronomie dai piatti pronti e di rapida cottura.

Una rivoluzione segnata da elettrodomestici e colletti bianchi impiegatizi se la carne si consuma di meno … mentre prolifera la macellazione Islamica, diventata anche in provincia di Cuneo, capitale della razza Piemontese, un fenomeno in crescita e con numeri non più trascurabili. .. Sono pagine che non è facile trovare nei testi accademici, ma che attengono al grande libro non scritto della sapienza contadina, capace di leggere la natura, oltre il proprio lavoro, nel caso specifico quello del macellaio. …”

Cultura, sapienza contadine scritte in un grande libro troppo spesso relegato dai kolti con la puzzetta sotto il naso a cultura di terza classe e  da definirsi inesorabilmente con la “c” minuscola.

Leggendo le parole di Ostellino mi è venuto in mente qualcosa che avevo letto in “The history of food” di Maguelonne Toussaint-Samat.

La scrittrice Francese lo scrisse nel 1992, ovvero anni luce prima che gli Chef intasassero l’ etere con programmi fotocopia in cui qualcuno pensa di dire qualcosa di nuovo andando a vedere come cucinano in un contest all’ altro capo del mondo o mostrando dei bambini-parodia-degli-adulti che  fanno gli chef.

Ed accade, quindi ed inevitabilmente, che si sia cool se si manda il proprio figlio anche a scuola di cucina.

Ovviamente dopo che lo si è mandato a quella di cinese nella speranza che divenga un top manager super pagato. A quelle di tennis o di calcio o di qualche altro sport nella speranza che divenga una super pagata star sportiva. Ma anche a quelle di danza, musica, workshop creativo come pure per divenire modella o modello sempre nella speranza che ne possa derivare un lavoro super pagato.

E così mentre i nostri figli soddisfano le nostre frustrazioni su quello che non abbiamo fatto da piccoli e le nostre paranoie sociali per sentirci VIP e cool, mentre si preparano a dirigere multinazionali in cinese a cui alternano una carriera come sportivi da champion league immancabilmente gnocchi o gnocche da sfilare per top stilisti finendo col dilettarci come novelli Karajan o Sting piuttosto che Picasso od Eco, beh, mentre gli roviniamo il loro essere bambini ed adolescenti per coltivare le nostre frustrazioni ed i nostri sogni di gloria, accade che poi da una fiera bovina nella Granda ti venga uno stimolo per pensare.

Toussaint-Samat nel 1992 rilevava che la prima lettera dell’ alfabeto in realtà non sia altro che la testa di una mucca stilizzata e questo la dice lunga sulla cultura.

Quantomeno sulle sue origini.

E per continuare facciamoci una domanda: cos’è la cultura?

E’ solo e semplicemente un insieme di rappresentazioni e simboli con cui le Persone danno senso alla propria vita sociale nel privato come nel pubblico.

Ovvero la cultura non è altro che la codificazione in un dato tempo e luogo degli status sociali in termini di diritti, doveri e privilegi come pure delle eccezioni ad essi correlati.

Ma ed anche la codificazione del non lecito in pubblico ma tollerato se nel privato, (essenzialmente nella camera da letto e dintorni).

In buona sostanza del cosa, del come, del quando, del dove, del perché le Persone – in un dato tempo e luogo chiamato società –  possono o potrebbero fare in relazione al loro effettivo status sociale.

Il tutto, ovviamente, tenendo ben presente 3  regole chiave.

La prima regola ci dice che i figli assomigliano più ai loro tempi che ai genitori.

La seconda regola ci ricorda che senza eccezioni le regole saltano.

E la terza regola, ed altro non potrebbe essere viste le precedenti 2 regole, ci rammenta che la più grande tradizione sia che tutto cambia prima o poi.

Ed è questo “prima o poi” che ci fa capire che il mondo sia in mano a chi sogna ad occhi aperti dato che queste Persone hanno il  polso del tempo mentre gli altri hanno solo gli orologi e vengono superati dal futuro.

Con questo sullo sfondo torniamo a parlare di Cultura contadina.

E questa volta come deve essere fatto, ovvero con la “C” maiuscola con buona pace dei fiketti da intellighentia con la loro arrogante puzzetta sotto il naso.

La Cultura contadina non è altro che una delle sfumature del poliedro culturale che definisce una società.

Un dettaglio di tale poliedro che interagisce con gli altri dando e ricevendo.

E pertanto come dettaglio è fondamentale per cogliere un dato tempo e spazio sociale.

I dettagli infatti, come ci insegna il project management olistico, sono fondamentali.

E perchè sono fondamentali?

Lo sono perchè il dettaglio serve a non disperdersi e l’ insieme a non perdersi.

Ovvero a capire sempre il particolare come pure l’ insieme.

Tutto è locale ma anche  contestuale, “globale”, nello stesso momento e da circa 6000 anni, ovvero- come abbiamo visto in un altro articolo – da quando è nata la globalizzazione, i confini tra le due dimensioni sono sempre sfumatissimi.

Ed allora cosa impariamo visitando una fiera di bestiame in un angolo del nord ovest Italiano?

Che il mondo è come lo vediamo noi e che il solo modo di sapere cosa ci attende nel futuro consiste nel costruirselo.

Costruirsi il futuro come da millenni fa la Cultura contadina dovunque nel mondo.

Ovvero in maniera sostenibile e resiliente cogliendo la dinamica dei 4 Ecosistemi Madre.

Ovvero degli Ecosistemi Spirito, Corpo, Società ed Ambiente.