Cuneo, Mondrian interattivo!

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Oggi nel nostro Ideamover, (rubrica), “Turismo Eclettico” che è numero 1 in Internet nel suo settore tematico come potete verificare clickando qui parleremo di una mostra interattiva a Cuneo.

Cuneo qualche giorno fa in una mattina solare di un autunno che faceva pensare ad altre latitudini.

Qualche giorno fà mentre mi recavo a vedere una mostra interattiva presso il nuovo Spazio Innovazione della Fondazione CRC mi capita di vedere appeso uno dei manifesti che informano sulla mostra.

Il layout mi fa ricordare la bandana che ho visto indossata da Keith Richards, il chitarrista dei Rolling Stones, nel concerto all’ Habana.

Ho sorriso pensando a quanto le immagini rendessero poi questo mondo così piccolo.

Ero appena tornato da un viaggio di due giorni presso un centro studi a San Pietroburgo  dove, nel locale aeroporto vuoto in quel momento data la dinamica dei voli, mi era sembrato in un angolo incorniciato come in un quadro di Hooper di bere un cappuccino decaffeinato.

E così mi sono ritrovato, quasi alla fine di Via Dante, davanti allo spazio della mostra Piet Mondrian Universale, immersive interactive experience.

Sono entrato ed era quasi vuoto se si eccettuavano 3 o 4 persone e non mi sono stupito.

Volevo visitare la mostra in un momento in cui fosse stata vuota o quasi e per questo ero arrivato poco dopo l’ orario di apertura al mattino per non trovare affollamento.

Mondrian ha lasciato impronte su come pensare lo spazio che poi rendiamo luogo con le nostre emozioni e sensazioni.

In questo è andato ben più nel profondo di tante dimensioni del design dalla Bauhaus alla scuola minimalista Danese.

E per questo il ventesimo secolo ci ha regalato Mondrian e poi Hooper ed i fotografi della Magnum come narratori visivi dello spazio che diviene luogo.

Ovviamente in contesti diversi in cui la forma diviene sempre sostanza.

Mondrian, in un mondo di linee perpendicolari, che  mappano lo spazio ci ricorda il nostro essere ancorati allo spazio – tempo in cui si vive.

E la interattività di questa mostra ben curata riporta alle sensazioni di Flatlandia.

Questo racconto scritto da Abbot nel 1884 ci fa comprendere il senso del guardare un mondo multi-dimensionale da una prospettiva che sia oltre ed altro.

Mondrian ha reso magnificamente la complessità.

Il più grande architetto del ventesimo secolo, Henry Lyod Wright, disse che la forma è sostanza.

Mondrian ci ha spiegato che la semplicità della complessità non è banalità dato che poi abbiamo scoperto che nessuno sapeva copiare od imitare questi disegni in apparenza così semplici che anche un bimbo può riprodurli.

Arrivo in una sala in cui si possono vedere le opere ascoltando con una cuffia il commento. Ogni opera ha un commento diverso e si possono fruire diverse cuffie.

In questo modo i visitatori interagiscono con la realtà esposta in maniera contemporanea, nel senso che diverse persone sono nello stesso momento nella sala, ma anche nucleare, nel senso che ognuna poi si concentra su un diverso messaggio da una cuffia scelta tra quelle a disposizione.

E potendo poi cambiare cuffia e messaggio attiva un viaggio nello spazio espositivo.

Un viaggio emozionale alla scoperta delle opere.

Continuavano a venirmi in mente Hooper e le foto della Magnum.

Dopo aver  viaggiato in un paio di tappe ho deciso di fare altro per meglio godere di questo spazio, del suo contenuto.

Pardon, più che di goderne meglio di goderne in un altro modo.

Dallo zaino ho estratto il visore per la realtà aumentata che porto con me e con lo smartphone Samsung  sono andato in un server per accedere ad un qualcosa che  avevo creato mixando le immagini di Mondrian, Hooper e dei fotografi della Magnum.

Un qualcosa esclusivamente per il mio uso privato.

Ho indossato il visore a realtà aumentata cogliendo la stupita curiosità delle persone presenti che da come mi guardavano devono averlo visto solo in qualche pubblicità o film.

Onestamente  sentendomi addosso quegli sguardi ho pensato di essere stato il primo, e forse il solo, a fruire di quello spazio con quella tecnologia.

Se non il primo in assoluto in pubblico dato che ho percepito chiaramente che mi sono reso ridicolo ai loro occhi facendolo per l’ appunto  in pubblico a Cuneo ed in quel momento mi sono sentito un legal alien.

Avranno pensato che mi ero “fumato” qualcosa la mattina presto ed in effetti è una sensazione che percepisco da troppi e solo qui per le cose che faccio e dico e che altrove sono la normalità.

Ma non sono Sting e Cuneo non è New York e questa è un’ altra storia che non ha nulla a che vedere con la mostra e sfumiamo.

Infischiandomene di quegli sguardi ho quindi indossato le cuffie ed ho mixato la guida vocale del contenuto della mostra con le immagini che vivevo come realtà aumentate e  quindi come vere grazie alla tecnologia del visore.

Il combinato disposto sensoriale del pregevole commento audio con il vivere la realtà immersiva delle immagini grazie al visore hanno fuso Mondrian, Hooper e le opere della Magnum.

Ed allora se Mondrian è il maestro dei maestri nel rendere la essenza dello spazio come momento in cui iniziare un tempo che generi luoghi.

Allora, appunto, accade che poi Hooper racconti dei luoghi intimi, pubblici e privati,in cui le finestre da cui osserviamo o veniamo osservati sono plasticità del tempo la cui tridimensionalità è il continuum con Mondrian.

Ed allora accade anche che le foto della Magnum siano plasticità e tridimensionalità in movimento.

Una volta grazie ai cristalli di argento bloccati su carta fotografica ed oggi grazie ai pixel in un mondo di hardware digitali.

E questo ci ricorda che non sia il medium ma la sostanza che fa il contenuto.

Contenuto, appunto come quello di questa pregevole mostra che da sola giustificherebbe una visita a Cuneo.

Uscendo dalla mostra mi sono fermato a cogliere la sobria eleganza minimalista dello spazio espositivo per ritrovarmi a pensare che questo spazio sia probabilmente la sola cellula vivibile tempo-spazio che in questa città sia in sintonia col mondo che sta arrivando nel presente.

Anzi, che è già arrivato.