APPROFONDIMENTO QUOTIDIANO: AMARE IL FASHION SIGNIFICA ESSERE PERSONE COLTE (1/2)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Il termine moda deriva da una parola Francese nata nel diciasettesimo secolo, mode.

La moda è una Cultura con la “C” maiuscola ed in quanto Cultura esprime un alfabeto sociale in cui si rappresentano gerarchie sociali e ruoli delle Persone.

Ovvero modelli del nostro immaginario parlando sia della storia di come viviamo il nostro corpo che della visione del sensibile che ad esso si collega.

Ma questo accade da secoli. Pensiamo ad esempio a Simmel che nel 1895, ovvero 122 anni orsono, definiva appunto la Moda, il Fashion come Cultura dicendo che esprime un sistema di coesione sociale.

La moda infatti consente ad un individuo, ad una Persona, di ottenere due dimensioni sociali fondamentali.

Da un lato il suo gusto nel vestire esprime un alfabeto sociale con cui si rappresenta ed allo stesso tempo si inserisce in un gruppo, ( tribù”), sociale.

E dall’ altro lato, contemporaneamente, questo gli permette di isolarsi dagli altri gruppi in cui non si riconosce e non viene riconosciuto mantenendo la serenità della indipendenza dello spirito.

Scegliendo il fashion che ci aggrada infatti accade che allo stesso tempo imitiamo e ci differenziamo.

“Imitiamo” nel senso che indossiamo abiti ed accessori che sono il nostro alfabeto sociale che parla la stessa lingua del gruppo sociale in cui ci sentiamo a nostro agio.

E questo linguaggio del corpo in maniera democratica allo stesso tempo ci fa differenziare da altri.

Nel pratico, ad esempio, vestire Tom Ford piuttosto che Benetton esprime due linguaggi del corpo diversi.

Nessuno dei due è migliore dell’ altro in un mondo dove abbiamo almeno 800 brand con le loro narrative, come possiamo verificare in Prosumerzen  , ma solo diversi.

Nello scegliere il proprio stile le Persone sono tute uguali e meritano rispetto ed allo stesso tempo diverse in quanto ogni stile esprime un gusto personale e quindi unico.

La moda ovviamente è anche industria e come industria, al pari del design come pure dell’ arte venduta, non fa altro che riprodurre in maniera seriale quei simboli e codici del gusto che sono le cose che indossiamo.

Gli abiti per abitare il nostro corpo.

E questo è positivo per tre motivi.

Consente di creare lavoro.

Permette di ridurre i costi e quindi di rendere la moda più accessibile e pertanto più democratica.

Genera cultura.

La moda per diffondersi agisce sia verticalmente che orizzontalmente ed in questo esprime sempre un trend che parte dal locale per andare nel globale.

Ovvero un trend locglob.

Si diffonde verticalmente sia dal basso verso l’ alto ed in questo caso pensiamo allo street fashion che dalle nostre strade, dal loro locale, si diffonde nel mondo.

Ma anche dall’ alto verso il basso partendo da un altro locale che è quello delle varie fashion week in giro per il mondo.

A questo punto e da questi locali si attiva il processo di diffusione locglob che è un processo orizzionatale.

In questa fase di diffusione orizzontale accade infatti che la moda divenga globale per imitazione, ovvero accettazione in altri locali che la metabolizzano in base alle loro peculiarità culturali e sociali.

Non dobbiamo mai dimenticarci che la moda è così parte di noi che si è alla moda anche quando si vuole esserne contro.

Nel 1997 la antropologa Kondo scriveva che nessuno di noi sfugge alla moda.

Questo vale non solo nel senso che le mode cambiano, (le collezioni annuali per capirci), ma la moda resta, ovvero in base al nostro gusto mixiamo tra gli evergreen e le nuove cose che ci vengono proposte.

Ma anche nel seno che tutte i cosiddetti stili anti-moda sono solo cosiddetti in quanto a loro volta sono moda per qualcuno che li indossa per identificarsi con un gruppo sociale e differenziarsi rispetto agli altri.

Comprendiamo quindi che molte mode convivono e non può essere diversamente dato che sono espressioni di un linguaggio del corpo che è la cultura di ogni Persona.

Pensiamo nel contesto dell’ anti-moda che in realtà è a sua volta moda con una industria alle spalle al grunge.

Nasce come modo di vestirsi spontaneo ed alternativo anti-moda nel contesto del fenomeno musicale nato a Seattle nel 1990 per finire in pochi mesi ad essere anti-moda di moda nel prêt-a porter internazionale nella collezioni di stilisti come Anne Sui, Perry Elllis piuttosto che Marc Jacobs per citare solo alcuni esempi.

Questo perchè da sempre, lo stile di moda che scegliamo non è altro che il corpo del nostro corpo con cui ci caratterizziamo identificandoci con qualcuno e differenziandoci in maniera democratica da altri.

E questo accade dalla notte dei tempi come ci dimostrano gli abiti che vediamo in incisioni, quadri piuttosto che sculture che ci parlano del corpo del corpo indossato nel corso della storia.

Ma attenzione la moda non rende il corpo un feticcio, una merce come troppi intellettuali con la puzzetta sotto il naso tendono a dire.

Salvo poi, ovviamente, vestirsi a loro volta rigorosamente anti-moda come prescrive la moda del loro gruppo sociale.

La moda intesa come corpo del corpo e quindi come alfabeto sociale per esprimere il nostro gusto è una forma di cultura e non una imposizione.

Questo, ovviamente, se siamo delle persone mature e consce di noi stessi.

Ovvero delle Persone che hanno, (cioè scelgono), perché sono e quindi delle Persone definibili come Sei-hai.

Ho in quanto scelgo responsabilmente in funzione di quello che sono.

E pertanto non immaturi che pensano di essere cool perché hanno l’ ultimo oggetto trendy.

E di questo parliamo nella seconda parte pubblicata oggi alle 19.

 

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Le Ideamovers, ovvero le 10 Rubriche, del Palinsesto di LocGlob

Settimane 1 e 3 del mese

Lunedi´:Economia Positiva

Martedi´:Benessere

Mercoledi´: Fashion Consapevole

Giovedi´: Design Vivibile

Venerdi´: Travel Eclettico

Settimane 2 e 4 del mese

Lunedi´: Motori, Cultura e Lifestyle

Martedi´: Food Intelligente

Mercoledi´: The Uprising: la Rivolta Sostenibile e Resiliente

Giovedi´: Tecnologia Sostenibile e Resiliente

Venerdi´: Citta´da Vivere

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