(2/3) Motori Ieri: Jaguar E Type, pubblicato alle 17 e 15

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Il nostro viaggio nel poliedrico universo dei Motori intesi sia come Cultura che come LifeStyle oggi ci porta in 3 luoghi emozionali:

Motori Oggi: Alfa Romeo Stelvio, pubblicato alle 12 e 15

Motori Ieri: Jaguar E Type, pubblicato alle 17 e 15

Motori Domani: Le 150 automobili volanti esistenti, pubblicato alle 20 e 30

Il nostro inconscio collettivo e´pieno di motori, auto o moto che siano, che sono indissolubilmente legati ad un luogo, un evento, una Persona come pure un personaggio.

La Ford nella 24 Ore di Le Mans, ad esempio.

Ma anche il Maggiolone e Woody Allen come pure, e ne abbiamo parlato in un altro articolo, la Fiat 500 e la icona dei manga Lupin Terzo.

Indimenticabile quindi la Harley Davidson di Fonda in Easy Rider e via dicendo.

Un via dicendo che ci porta a Diabolik ed alla sua Jaguar.

La Jaguar E Type certamente non amata come Eva Kant e neanche presente nei suoi pensieri come l´ispettore Genko ma sicuramente insieme ad essi una delle 3 presenze costanti nella sua vita.

Jaguar E Type una icona.

No, ben oltre e lo capiremo tra un attimo piu´avanti leggendo cosa disse di lei Enzo Ferrari.

Torniamo un attimo a Diabolik ripensando alle immagini del film su Diabolik prodotto da De Laurentis con la colonna sonora di Ennio Morricone per il mercato internazionale.

Era il 1968 e Diabolik ed Eva vivevano nella Diabolik-caverna che fa impallidire quella di Batman.

Ed in particolare riviviamo la scena di un inseguimento. Un elicottero insegue Diabolik che sfreccia su di una Jaguar nera. Gli sparano ma lui domina la situazione grazie a questo gioiello Britannico.

Si infila in una galleria dove lo attende Eva con una seconda Jaguar E Type. Questa volta bianca.

Con un trucco fanno ripartire la Jaguar nera che esce dal tunnel vuota. E questa volta viene colpita dalla sventagliata di mitra che parte dall´elicottero e cade in mare. Nel frattempo Eva e Dabolik se ne escono tranquillamente dallo stesso tunnel alla guida di una Jaguar E Type bianca.

Bianco e Nero e siamo nel 1968.

Anni in cui faceva “essere cool alla moda” andare in India a cercare i Guru.

Un connubbio cosi´ Tao . Ma ovviamente ben oltre le semplificazioni da bigliettino dei cioccolatini che ci parlano del Tao con una superficialita´che si commenta da sola.

Il nero che esprime la negazione del colore che porta alla negazione della vita con conseguente ribellione e aggressività. Il Diabolik solitario, mascherato da re del terrore, che sfuggiva all´inseguimento guidando una Jaguar nera.

Il bianco che comprende tutti i colori dello spettro luminoso. Il suo significato è completamente all’opposto del colore nero. Infatti simboleggia il principio della vita esprimendo la speranza per il futuro, la fiducia sia nelle persone che nel mondo in generale.

Il nero che esprime la Volonta´come negativita´.

Il bianco che esprime la Volonta´come Alimento Padre positivo.

Il nero e´la guida di Diabolik per sfidare la morte in solitaria. Il bianco e´il guidare verso la vita insieme ad Eva che ama.

Il tutto ed il nulla. Essere e non essere.

Il non tempo della aggressivita´contro il futuro dell´amore.

Cosi´ esprimente la narrativa iconica di quello che e´Jaguar E Type, dream car senza tempo che attraversa due secoli intatta nel suo essere leggenda.

E cosa ci dice questa icona della competenza motoristica Britannica?

Ce lo dice Enzo Ferrari che quando apparve nel marzo 1961 la defini´ come la piu´bella macchina al mondo.

Tra il 1961 ed il 1975 questo gioiello era un poliedro meccanico che combinava bellezza con elevate performance ad un prezzo competitivo.

Insomma,come disse Enzo Ferrari, era unica.

La piu´bella e la migliore.

Stupi´il mondo con la velocita´di punta ineguagliata a quel tempo di 241 chilometri orari e col fatto che, come auto pensata per la strada e non per le corse, potesse raggiungere da ferma i 100 chilometri orari in meno di 7 secondi.

La migliore abbiamo detto.

Le prestazioni citate prima erano il frutto di una competenza nel fare automobili che creava una monoscocca con sospensioni anteriori e posteriori indipendenti, freni a disco ed altro ancora nel lontano 1961.

Una sostanza meccanica che prendeva poi forma in una bellezza estetica ineguagliata.

Cosi´ineguagliata, ed Enzo Ferrari aveva visto lungo, che nel 2008, ovvero 47 anni dopo la sua uscita, The Daily Telegraph la listo´come prima in una lista contenente le 100 piu´ belle macchine al mondo.

Una icona che ha vinto 3 volte di seguito Le Mans ma che ha arricchito la propria narrativa anche con la ironia di Austin Power che ci ha portati in un viaggio retro-

futuribile nella magica swinging London degli anni ´60 del ventesimo secolo.

E sul suo valore una altra stima meno romantica ma non per questo meno utile per capirla come leggenda ci viene da Scottsdale, Arizona, dove nel 2017 una  1963 E-type Lightweight Competition e´stata venduta all´asta per 7370000 dollari.

La brutale concretezza di una montagna di soldi unita alla dolce concretezza del ricordo della sua silohuette che ha fatto innamorare Renzo Ferrari la trasformano in una di quelle “cose” che si sovrappongono sulle immagini marchiando in maniera indelebile le nostre mappe mentali quando parliamo di bellezza generata dalla creativita´delle Persone.

Chi scrive non ha mai potuto guidarne una ma ha avuto la fortuna di carezzarne 3 o 4 parcheggiate in una strada dove il resto parcheggiato si annullava.

Ed almeno un paio di volte ha incrociato la loro grazia che disegnava il profilo dell´aria in una strada Provenzale o nelle Langhe.

Ed allora ovviamente alla guida non potevano non esserci  che Eva e Diabolik.

Ma questa e´un´altra storia.

 

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