Storytelling: il branding del terrorismo (2/3)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Nella prima parte di questa analisi pubblicata oggi abbiamo visto come fosse possibile che ISIS venisse percepito come stato sebbene sia  riconducibile ad una delle 32 tipologie di  realta´non statale.

ISIS ha posto alla base della sua narrativa politica la creazione di una realta´statale mentre per  Al Qaeda questo era la terza parte della evoluzione del proprio progetto dopo l´allontanamento degli occidentali dalla regione ed il rovesciamento dei governi considerati illeggitimi.

E´un elemento chiave dato che e´su questa base, ovvero la creazione di uno stato Sunnita che protegga i Sunniti dagli Sciiti e dalle ingerenze esterne, che vedremo nascere  il successore di ISIS dato che la guerra nella regione continuera´avendo come riferimento la creazione di nuove entita´statali.

Nuove entita´che da un lato porranno fine ai confini del 1916 e dall´altro troveranno nella Tribu´il collante e la motivazione politica base in cui aggregarsi come soggetto politico in un territorio.

Soggetto politico che dipende dalla  dimensione tribale nelle sue due emanazioni che sono la Tribu´nella dimensione local e le Diaspore in quella global.

Pensiamo alle acute osservazioni di Molinari in “Gli Ebrei di New York” in cui descrive chiaramente come il futuro della identita´Ebraica si decide tra le comunita´in Israele e quelle in New York.

Ma pensiamo anche agli Armeni  il cui destino per decenni era vissuto in maniera libera solo nella Diaspora.

Come pure alla Diaspora Somala in Minnesota  che e´la prima al mondo ad usare un circuito di pagamento parallelo pluri-secolare come quello Hawala in collaborazione con un sistema bancario ufficiale, in questo caso quello Statunitense, al fine di ridimensionare il peso economico e politico delle realta´statali violente legate alla criminalita´trans-nazionale che operano nella pirateria. Un progetto concepito dal Pentagono come esempio della flessibilita´ed estendibilita´del concetto di contro-insurgenza e che sta´avendo dei notevli risultati.

Nuove realta´abbiamo detto e si chiameranno Sunniland, Drusiland, Kurdiland, Alawiland e via dicendo.

Realta´che poi troveranno il sostentamento economico anche intorno alle dorsali della supply chain globale che attraversano la regione. Strutture  basate su strade, ferrovie, pipeline nate ben prima della cosidette Nuove Vie della Seta anche se saranno potenziate e rinvigorite da quest´ultime.

Un network economico che avra´come “pilastri stabilizzatori” ai suoi estremi Israele e gli Emirati Arabi  Uniti.

Realta´ Tribali che baseranno il loro potere e controllo su una evoluzione ibrida che fonde il tradizionale potere Tribale con la Counterinsurgency.

E dove delle realta´non statali come le Private Security Forces, a partire da quelle Cinesi in Africa ma ed ovviamente anche quelle occidentali, saranno presenti con un modello che sara´le versione del ventunesimo secolo degli eserciti mercenari al servizio delle citta´,(ovvero delle tribu´urbane), del Rinascimento.

Ma questo non e´il tema di questa analisi e ne parleremo altrove ed in ogni caso per chi fosse interessato alla valenza delle diaspore e delle tribu´si rimanda alle analisi di Joel  Koktin, che nel 1992 pubblico´” Tribes: How Race, Religion, and Identity Determine Success in the New Global Economy”, e di Maurizio Molinari con “ Il Ritorno delle Tribu´” pubblicato nel 2017.

Parliamo ora della terza parentesi per definire il concetto di terrorismo.

Il terrorismo e´ nato come strumento di controllo e repressione statale con Robespierre e nei secoli e´stato usato sia dalle forze statali che da quelle non statali insurrezionali.

Come pure dalle realta´non statali violente riconducibili al mondo criminale come vediamo a Tiquana in Messico od a Scampia  in Italia, solo per citare degli esempi.

Il terrorismo e´una deliberata tattica militare che prevede che la violenza sia usata contro dei civili non per colpire le vittime coinvolte ma gli altri.

Ovvero per far parlare di se´ed in questo modo dare un messaggio politico di visibilita´e di percezione di potenza che fa parte della narrativa di chi lo impiega.

E pertanto come deliberata tattica militare non e´un qualcosa di “romantico” che il Davide di turno usa contro un Golia nel contesto di un confronto asimetrico.

Quello del confronto asimetrico e´una bufala da talkshow.

Chi usa il terrorismo potrebbe optare per altro.

Ovvero?

Nel pratico anziche´colpire dei bersagli soft con dei civili attacarne di hard militari.

Logicamente e´molto piu´facile entrare in un bar e sparare uccidendo che in un comando di polizia od in una base militare in Europa come ovunque nel mondo.

Questo perche´i civili non sono armati ed addestrati mentre gli altri lo sono.

E se i vari lupi solitari o gruppuscoli attaccano i civili e´appunto non per colpire le vittime ma per colpire la societa´con il terrore.

Ovvero generando uan insicurezza che rende il loro potere percepito sovradimensionato con tutti i vantaggi politici del caso per questi gruppi.

E dopo queste premesse la terza parte della nostra analisi ci parlera´del branding del terrorismo e lo analizzeremo utilizzando la metodologia manageriale nota come Leverage Cognitive Power nella terza parte in onda oggi alle 20 e 15.

E nel farlo capiremo un qualcosa di importante analizzando il branding tenendo a mente quanto abbiamo detto oggi nella prima parte di questa analisi a riguardo di come questo branding sia stato volutamente quanto cinicamente potenziato dalle macellerie elettorali e mediatiche per il loro interesse.

Capiremo non solo cosa ci ha fatto tanta paura ma anche perche´.

 

Nota Editoriale

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