Vincere contro il terrorismo e PERDERE contro il terrore (2/9)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

(qui la  prima parte) …

… In merito si rimanda agli anni del terrorismo delle BR o dei NAR, a ripensare al motivo per cui non vennero mai riconosciuti come prigionieri politici anche se i terroristi lo richiedevano in continuazione. Il farlo avrebbe significato riconoscerli come soggetti politici, ovvero dare loro legittimità politica.

Ma non possiamo neanche chiamarli martiri e questo secondo il Corano. La Lex Islamica prevede che una persona possa essere definita come martire solo e soltanto se muore in un´azione di guerra decidendo di suicidarsi per salvare da un pericolo immediato altre persone. E non e´ certo il caso di chi si fa saltare in aria o decide di farsi suicidare anziche´ di arrendersi.

Le parole fanno sempre e comunque la differenza dato che danno significato e significante alle cose.

Pertanto iniziamo a non chiamarli piu´ne´ Kamikaze e tantomeno martiri.

Ed allo stesso modo e´ importante evitare di usare il termine “guerra” anziche´ lotta.

La guerra ha una sua lex e presuppone che avvenga tra due realta´ politiche riconosciute e che si riconoscono mutualmente. Ha un inizio,(dichiarazione di guerra), ed una fine,(firma della pace tra un vincitore ed un vinto). Ovvero tra stati, (State Actors/SA),che, nella forma attuale, sono una delle evoluzioni delle forme statuali sorte con la Pace di Westphalia nel 1648.

Usare il termine “guerra” per definire lo scontro con un NSA come i gruppi terroristici significa l´implicita ricognizione del loro status politico.

Una conseguenza non da poco. Pertanto questa e´ una lotta al terrorismo e non una guerra.

“Solo e semplicemente” questo ed il comprenderlo ci immunizza contro la troppa leggerezza nell´usare delle definizioni che altrimenti, come vedremo in seguito in questo articolo, avrebbero solo la nefasta conseguenza di dilatare senza ragione l´impatto in termini di terrore.

  • Evoluzione nella sofisticazione della minaccia

Indubbiamente rispetto agli eventi di Sydney e Toronto abbiamo un´evoluzione qualitativa tattica dell´ordine di (almeno) una magnitudo.

Ma per quanto sia indubbia l´evoluzione qualitativa della dimensione tattica il tutto non si traduce ancora nell´invincibile e devastante forza che colpisce impunemente nel cuore dell´Europa come troppi media in cerca di audience descrivono abusando della macelleria editoriale al solo scopo di vendere.

Se da un lato e´ vero che un AK47 non si trova in eBay e´ pero´ anche vero che si compra nella Repubblica di San Marino … come pure nel mercato nero di ogni metropoli.

Come pure e´ vero che e´un´arma che si autoalimenta della propria leggenda dato che non e´ certo un´arma di difficile reperibilita´. Ovvero,e solo per citare  alcuni esempi, nessuno di questi gruppi per il momento riesce a mettere la mani sopra fucili d´assalto come il Barret M107A1 che  e´ letale a 3 Km di distanza o come la MetalStorm in grado di avere una cadenza teorica di 16.000 colpi impilati al minuto. Ovvero ed in parole povere: di un´arma che si possiede solo se si e´ in certi circuiti,(criminali o terroristici),di altissimo livello. L´AK47 e´un “catenaccio” letale prodotto in milioni di copie e ne girano modelli che hanno almeno quaranta anni … .

In merito all´addestramento non serve andare in Iraq o Syria se pensiamo che lo si possa avere anche:

  1. Presso societa´ che formano per la sicurezza,(anche in Italia …),con un addestramento di poche settimane.Il tutto con un addestramento legale con tanto di fattura come costo da scaricare per il futuro esperto di sicurezza con Partita IVA o terrorista che ha bisogno di scaricare i costi per la denuncia dei redditi, (scusate l´ironia ma…).
  2. Se si e´stato in missioni ONU durante il servizio militare,( ed in corpi normali)
  3. Se si e´stato in corpi di élite
  4. Se si e´operato in gruppi di fuoco di organizzazioni criminali di altissimo livello. Ad esempio se si e´stati addestrati dalla mafia Israeliana come membro della sicurezza dei narcos nella regione Andina,(una nota: per chi sieccittasse leggendo “mafia Israeliana” collegandola subito al Mossad si rimanda a quanto detto sopra in merito al complotto).
  5. Se si e´combattuto in uno dei tanti conflitti interni alle nazioni in giro per il mondo dall´India alla Bolivia
  6. Se si e´operato in contesti criminali metropolitani come le favelas di Sao Paulo do Brazil, del triangolo Latino Americano, in Messico piuttosto che in Somalia od Haiti
  7. ed altro ancora dato che la lista di esempi può essere molto lunga

Come si vede purtroppo le occasioni non mancano e non si deve necessariamente essere un Jihadista.

Ma e comunque restiamo sempre e solo nella dimensione tattica tenendo pero´ sempre a mente che quella che conta e´la dimensione strategica.

Ovvero una organizzazione, una regia… una strategia coordinata. E questa sembra al momento mancare come dimostrano il proliferare di riconoscimenti degli attentati.

Il solo e semplice fatto che non siano riconducibili ad una sola sigla, ad un unico gruppo e´l´ implicita prova che non ci troviamo di fronte  ad una regia unica  e meno che mai coordinata od invincibile.

Ma attenzione: questo NON significa minimamente che si debba sottovalutare la minaccia come vedremo nei paragrafi successivi.