Mangiare e Bere: RACCONTO DI RACCONTI (1/2)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Le parole si acoltano o si leggono.

Davvero?

Molto semplicistico dato che le percepiamo poi in ogni esperienza multisensoriale che facciamo dal vedere all´odorare. E questo nel senso che le esperienze generano emozioni che poi descriviamo sempre con parole. Parole a loro volta espresse od esprimibili in maniera multimediale.

Forse e´per questo che si dice che una immagine valga 100 parole quando alla fin fine e´poi sempre vero che una parola vale a sua volta 100 immagini, suoni , odori che ci ricorda o ci stimola.

Il cibo si mangia e le bevande si bevono.

Davvero? Molto limitativo.

Ah si e´vero dato che il cibo nutre e le bevande dissetano.

Davvero? Molto fuorviante.

Stop, che cosa cerchiamo di dire prima di avvitarci in un noioso quanto inconcludente gioco parolaio.

Si potrebbe dire che parlare di cibo e bevande sia essenzialmente parlare di come la umanita´abbia trasformato la fame e la sete in un momento di piacere.

Questo ci porterebbe a pensare che quando ci si accoppia per procreare il tutto passa per il godimento e viene da chiedersi se non si godesse in quanti vorrebbero fare all´amore ed anche concepire?

Senza il godimento psico-fisico la sessualita´si limiterebbe ad un rito espletato il minimo necessario per procreare e poi dimenticato.

Ma chiudamo la parentesi e torniamo a parlare del cibo.

Si potrebbe quindi anche dire che  nel momento in cui la fame e la sete sono divenuti momento di piacere sono diventati parti della componente emozionale della nostra vita.

Certamente se pensiamo che la alimentazione non sia solo ingerire elmenti nutritivi ma, almeno per gli Umani e presumibilmente anche per gli Alieni, anche un elemento culturale dato che le diete sono prima di tutto un alfabeto sociale che parla di noi.

Sicuramente anche questo ma non solo.

Non solo dato che questo momento nutritivo e culturale di piacere e´anche un momento sociale.

Sia che lo si viva da soli che in compagnia dal business lunch alla serata con pizza davanti alla televisione per un evento sportivo.

Quindi?

Food come racconto di racconti?

Si, ovvero?

Cataloghiamo i tipi di racconto che troviamo in ogni piatto che mangiamo o non mangiamo come pure in ogni bevanda che beviamo o non beviamo.

Ovvero sul come ma soprattutto sul perche´decidiamo di dissetarci e sfamarci in un modo piuttosto che in un altro al meglio delle nostre possibilita´economiche nel contesto del nostro alfabeto socio-culturale.

Le storie sui cibi e dei cibi infatti non sono solo quelle delle ricette anche se le ricette sono il pentagrama su cui si scrivono gli alimenti ed il loro dosaggio e manipolazione come se fossero delle note e relativi arrangiamenti.

Quantita´e tipo di manipolazione e di cottura di un cibo sono come le modalita´di suonare una nota espresse in un pentagramma.

E se il pentagramma con un alfabeto scarnissimo come quello delle note ci insegna qualcosa questo e´che ogni storia sia possibile.

Ovvero con le stesse note ed alla fine con gli stessi arrangiamenti possiamo scrivere un motivetto per uno slogan publicitario come pure una sinfonia od un pezzo di hard rock o jazz.

Allo stesso modo con gli stessi ingredienti ed arrangiamenti  culinari possiamo scrivere e riscrivere ricette su ricette.

Ovvero le storie possibili senza fine.

Ma, come abbiamo detto, e´limitativo dato che queste storie a loro volta non sono altro che storie di storie ovvero racconti di racconti.

E proviamo a declinare questi racconti almeno per tipologie.

Storie di fame e su come viene placata.

Storie di dogma di fede da chi non mangia una mucca od un maiale a chi, come nel cattolico medioevo, vedeva regolamentato non meno di 100 giorni ogni anno dal rituale alimentare religioso.

Storie di rapporti sociali dato che vi erano cibi che non si potevano mangiare o che si potevano mangiare e bere solo se si apparteneva ad un dato ceto sociale.

Storie di economia dato che dietro ad ogni produzione deve esserci una sostenibilita´economica anche se, putroppo, questo non sempre implica che vi sia anche una resilienza ambientale.

Per questo, ad esempio, la agricoltura cellulare che non produce latte, derivati del latte, uova, carne e pesce  da origine animale viene osannata dai Vegani che farebbero uso di questi alimenti in quanto non animali.

Nulla di cosi´strano se pensiamo a chi non indossa un qualcosa di pelle da origine animale indossando invece con gioia della ecopelle sintetica.

Storia di paradigmi intellettuali e filosofici quando pensiamo al chilometro zero che fu inventato da Mcdonald in Bretagna agli inizi degli anni ´90 del ventesimo secolo.

Accadeva infatti che i contadini Bretoni avessero preso la abitudine di tirare bombe molotov contro i ristoranti chiusi e vuoti per manifestare contro il danno economico che subivano non potendo competere con le forniture agricole provenienti da altre nazioni e con cui si riforniva la catena di ristoranti Americana.

La McDonald comprese il problema e colse anche la occasione per migliorare ancora di piu´la propria narrativa.

Accadde quindi che da allora McDonald si rifornisca solo da produttori a chilometro zero o di prossimita´.

Ovvero nelle aree in cui sono localizzati i i ristroranti come ci viene ricordato con legittimo orgoglio in ogni ristorante.

Quindi?

Silenzio si mangia oppure silenzio si ascolta?

Entrambi dato che alla fine ci emozioneremo a parlare di food e bevande e nella seconda parte di questa analisi online alle 20 e 30 dove vedremo come le ricette non sono aride ma vive di cultura.

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