Storytelling: Wind ed il senso del food Italiano

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Sono molto belle le parodie degli ultimi 3 spot interpretati da Fiorello come testimonial Wind.

In esse con elegante ironia si associano a degli stereotipi universali prodotti lifestyle di qualità come il profumo, le automobili di lusso ed il cibo .

Il profumo inteso come parte del fashion è Made in France.

Le automobili di lusso sono Made in Germany.

Il cibo è Made in Italy.

Questo storytelling la dice lunga sugli stereotipi nel nostro inconscio collettivo e ci riporta a parlare di Italianità intesa come una appartenenza che va ben oltre il Made in Italy.

Iniziamo dalle automobili.

Se da un lato è incontestabile che il mondo delle berline di lusso sia dominato dal Made in Germany dall’ altro lato il mondo delle supercar è condiviso da Germania ed Italia con qualche sparuta presenza Indiana ed Americana.

Rolls Royce, Lamborghini , Bugatti , Aston Martin, McLaren, Porsche come, ovviamente, i modelli di punta di BMW , Audi e Mercedes  gravitano nel mondo Made in Germany mentre Ferrari e Maserati sono Italiane.

Abbiamo poi Mustang e Tesla come Made in USA e Jaguar come Made in India. Poi si hanno una serie di produttori minori in giro per il mondo che elaborano carrozzerie in lega estrema che usano nella maggior parte dei casi dei motori Tedeschi.

Il fatto però che domini come automotive quello Tedesco fa tornare alla mente un testo cardine del management moderno scritto da Keinichi Omahe nel 1985 che si intitolava Triad Power, the coming shape of global competition.

Nel 1985 per uno dei guru mondiali del global management e parlando di come una automobile fosse già allora un prodotto risultante dalla produzione in più nazioni il Made in Italy aveva solo il ruolo di produttore del design.

Se nel 1985 produrre design era eccellenza oggi nel 2017 fa pensare se, a quanto sembra, ci si limita solo a questo.

In che senso?

Dal 1985 ad oggi il mondo del design Italiano sia in generale che nel particolare dell’ automotive ha perso la aurea di dominanza che aveva.

Migliaia di premi sono andati altrove e centinaia di  designer sono apparsi nel mondo.

Inoltre il design è divenuto democratico nel settore dei mobili grazie agli Svedesi e nel settore della elettronica di consumo grazie ai Giapponesi, Coreani, Tedeschi e Danesi.

Poi è accaduto che i guru del design automobilistico Italiano da allora siano tutti o falliti o finiti in mani straniere che si sono portati la creatività a casa loro.

Quindi traslare quello che nel 1985 era una eccellenza nel 2017 ridimensiona di molto il Made in Italy.

Non essere mai stati considerati in grado di essere affidabili come produttori seriali di automobili di lusso e non essere più leader del design parla di declino.

Lo stesso dicasi nel fashion di cui il mondo dei profumi è una componente importante.

Coco Chanel and Friends  battono i nostri nell’ immaginario collettivo.

Ed anche qui in un mondo dove come abbiamo visto in un altro articolo  almeno 800 brand sono leader e dove i nostri marchi diventano sempre più qualcosa owned and created dove sono i soldi ed ancora più o meno prodotto in Italia il tutto diviene preoccupante.

Ma resta il cibo.

Certamente una eccellenza anche perchè siamo il paese Europeo col più basso numero di frodi alimentari ma allo stesso tempo anche il resto del mondo ha eccellenze alimentari che si innestano su  mode e trend.

Le mode ci parlano di altri sapori e poi si solidificano e divengono trend.

Trend come il chilometro zero rendono sempre meno politically correct il comprare un pomodoro Italiano quando lo si produce molto più vicino nel proprio paese

Ed ovviamente non solo un pomodoro.

Inoltre modelli di vendita come EatItaly hanno fatto il loro tempo.

Quello che fanno per essere presenti è facilmente replicabile da chiunque un giorno volesse vendere con la stessa formula Eatfrance or Eatjapan ma anche Eathalal.

In fin dei conti aprire un ristorante ed offrire una location in una posizione centrale suddividendo il costo tra i clienti non è un qualcosa di così complesso da replicare se non copiare.

Indubbiamente una geniale idea agli inizi ma ora non può essere il solo modello di riferimento per il motivo sopra indicato.

Nel food siamo vittime del nostro successo come abbiamo visto altrove.

Nel fashion siamo uno dei top ma non il top.

Nell’ automotive siamo indietro.

Un altro provider telefonico ci dice che i testimonial con charme non sono Italiani.

Vuoi che sia che alla fine il messaggio subliminale di Wind e così subliminale da essere inconscio anche a loro sia che la sola nuance di Italianità che ci resti sia la socievolezza?

Soft power quindi, ma fino a quando?