Citta? NON smart MA HUMAN (1/2)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

La sola tradizione e´che le cose cambiano sempre.

Lasciamolo sullo sfondo.

Prima del digitale abbiamo avuto un mondo elettrico. Cosi´importante che ha consentito di annullare lo spazio dato che coi telegrafi e poi con la radio si comunicava in tempo reale.

Lo sanno i lettori del primo quotidiano mondiale pubblicato in inglese con lo stesso layout in 24 citta´ in giro per il pianeta a partire da Parigi. Era il diciannovesimo secolo , il giornale era il mitico International Herald Tribune e le redazioni ed i giornalisti comunicavano in tempo reale con il telegrafo ed i cablogrammi.

Lo sanno i bisnipoti degli ascoltatori di una trasmissione della BBC ad inzio del ventesimo secolo in cui si raccontava una falsa guerriglia urbana nelle strade di Londra che aveva portato alla morte violenta di un membro della famiglia reale. Cosi´ realistica che la BBC Radio dovette interromperla per non creare ulteriore panico nel paese. Qualche decennio dopo Orson Wells si ispiro´a questo evento di psicosi collettiva per la sua nota diretta sulla invasione degli alieni.

Ma prima del mondo elettrico esisteva quello a vapore che sarebbe potuto nascere nel secondo secolo avanti Cristo dato che allora furono inventati in Alessandria sia il motore a vapore che il ganglo cardanico per trasmettere la energia e fare muovere i macchinari e quindi gli oggetti.

Ma in una economia basata sulla schiavitu´non serviva il motore a vapore e per secoli fu dimenticato.

La elettricita´e´ancora cosi´importante che nel 2015 l´UNESCO dichiaro´che fosse l´anno della luce.

Ed in che contesto ne parliamo?

Ne parliamo parlando delle citta´ e nel farlo ignoriamo le  rigide categorie prospettiche della divisione specialistica del sapere come pure i disperati tentativi di  riasettare tutto in una dimensione multidimensionale.

Il pensiero o si evolve in parallelo e quindi gestisce un mondo complesso e diviene saggezza.

Od invece rimane sterile sapienza che opera in modo consequenziale e quindi opera solo nella dimensione artrofizzata della complicatezza.

Partiamo dal sistema dei sistemi, ovvero dal mondo vedendelo come una unica isola. Per questo clickiamo qui per osservare un planisfero creato da Dymaxion nel 1946.

Vediamo il mondo come una isola decenni prima delle connessioni digitali di Internet e di quelle fisiche della logistica mondiale.

Citta´come snodi di questa isola che non e´mai stata divisa dai mari come ci ricordano i mercanti  Fenici che nel secondo secolo avanti Cristo fecero la circumnavigazione dell´Africa su mandato di un Faraone.

Od anche i pensatori Greci che circa 300 anni prima di Cristo sapevano che il mondo era tondo.

Le citta´sono il luogo dove e´nata la globalizzazione e tutto avvenne in un luogo e tempo definito come pure per un motivo chiaro.

Il luogo era la Mesopotamia ed il tempo era il quarto millennio prima di Cristo quando sorsero le megalopoli della Mesopotania.

Ed il chiaro motivo era che  queste megalopoli comunicavano tra di loro.

Persone, idee, merci e ricchezze oltreche´influenza e potere. Ovvero geopolitica e geoeconomia da globalizzazione.

Le smart city di allora e la storia come un inno di smart city.

Contestualizzate ovviamente al meglio della tecnologia di ogni tempo in funzione della visione che una civilta´in un dato tempo voleva trasmettere al futuro.

Smart quindi e perche´ne ricordiamo e favoleggiamo solo di alcune?

Perche´solo e semplicemente non erano solo smart ma  principalmente ed innanzitutto umane.

Quindi?

Non affanniamoci a cercare smart city ma piuttosto a creare delle Human City.

Oggi abbiamo 296 citta´leader come si vede clickando qui.

Un network che  genera locali-mondo che si innestano in una dimensione globale dato che tutto nasce locale per divenire globale.

Ovvero locglob.

Una visoone locali-mondo integra le economie-mondo di Fernand Braudel  ma va oltre dato che non crede ad una gerarchia culturale ma ad una funzionale.

Ovvero le 296 citta´leader sono tali in quanto generanti forme di modernita´equivalenti quanto diverse e quindi si equivalgono in questo.

Ma partendo da questo inizia poi una gerarchia funzionale dato che , ad esempio, New York definisce i trend piu´di altre.

La citta´quindi come medium.

Medium ma prima di continuare dobbiamo aprire una parentesi per andare nel profondo e capire meglio.

Per il 99 e 99 percento del suo tempo la umanita´ha sviluppato tecnologie che si sentitezzano  come utili per vincere due avversari che si chiamano fatica e tempo.

Andiamo con ordine.

La prima rivoluzione industriale fu nel 1100 con la introduzione massiccia dei mulini a vento e ad aqua che vincevano la fatica per uomini ed animali nel generare energia motrice.

Ma a pensarci bene secoli e secoli prima qualcuno aveva detto che con le leve si faceva meno fatica.

Quindi tecnologia a cui demanandavano lo sforzo fisico.

Poi il secondo nemico era lo spazio nella dimensione del suo attraversamento.

Piu´si va veloci meno  tempo si impiega ad attraversare la stessa unita´di spazio e quindi piu´tempo rimane per il resto.

Ovvero lo spazio diviene fruibile.

Nel pratico.

Oggi si parte la mattina da un citta´Italiana in cui si torna la sera dopo essere stato in una qualsiasi citta´Europea.

In aereo.

Paradigmatico il Concorde che consentiva di andare da Parigi a New York in un numero di ore tale che rendeva pensabile  lo stesso giorno il ritorno da New York a Parigi.

Se pensiamo a questo una web conference non e´poi questa rivoluzione, no? Eh,si.

Da almeno un decennio abbiamo pero´iniziato a delegare non solo le nostre funzioni fisiche per fare meno fatica ma anche quelle mentali.

Sempre per fare meno fatica.

Perche´imparare a scrivere se so usare una tastiera ed infatti accade che sia sempre piu´diffuso il non insegnare a scrivere con una penna ma solo con una tastiera.

Perche´imparare le tabelline e le operazioni base se ho una calcolatrice nel telefonino?

Perche´sforzarmi a memorizzare se posso contenere miliardi e miliardi di parole in una USB Card.

Ma poi perche´perdere tempo ad imparare quando penso che mi basta digitare qualsiasi parola per trovarne il senso in una enciclopedia digitale.

Penso, appunto.

Ma questa e´informazione, ovvero sapienza e quindi essere smart.

Ma non e´comprensione, ovvero saggezza e  quindi essere human.

Citta´umane!

Ovvero fatte da uomini per essere abitate da loro stessi.

Ce lo dimentichiamo. Almeno oggi.

Molto meno negli anni della Guerra Fredda nei suoi momenti piu´duri quando le citta´e le basi militari erano il teatro della apocalisse nucleare.

Fermiamoci un attimo a pensarci e capiamo il senso delle citta´in questo mondo nel secolo in cui per la prima volta la popolazione urbana e´la piu´ampia.

Stiamo andando lontano?

No, anzi ed infatti chiudiamo la parentesi per continuare nella seconda parte di questo articolo che pubblicheremo questa sera alle 20 e 15 dove torneremo al concetto di citta´come medium e quindi necessariamente human prima ancora che smart.