Il piacere dei sapori artificiali nel food

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Le emozioni sensoriali da tempo sono parte integrante dei momenti che viviamo. Questo è possibile per il fatto che la tecnologia gli consente di abitare i luoghi in cui viviamo nella forma di suoni, immagini, esperienze tattili ed odori.

Da alcuni anni questo si è allargato anche al food e possiamo sintetizzare questa evoluzione analizzando due dimensioni chiave.

La prima è la aromatizzazione di cosa mangiamo e beviamo sia per accentuare i sapori che per crearne di nuovi.

La seconda sono i vini che si possono a casa propria fare ordinando un kit.

Iniziamo con le aromatizzazioni di cibi e bevande.

Dai soft drink alcolici alle wodka dai mille sapori  ma anche i caffè aromatizzati alla fragola, i vini bariccati ai vari sapori alle patatine dai sapori esotici la lista è in continua espansione.

E lo è sia per soddisfare una domanda di nuovi sapori come pure di crearne.

Un gusto culturale quindi.

Tutto questo è possibile grazie ad aromatizzanti a base naturale come pure artificiale che  vengono aggiunti ai cibi ed alle bevande per soddisfare il gusto di un numero crescente di consumatori.

A questo punto parliamo dei vini fatti in casa comprando un kit online.

Si ordina un kit e seguendo le istruzioni si può ottenere un Bordeaux od un Barolo fatto in casa.

In questo caso dobbiamo  fermarci a fare una riflessione liberi sia dai dogmi di fede vinicola che di arroganza nei gusti.

Partiamo dalla considerazione chiave che il costo di questi kit non è propriamente economico e questo significa che ogni bottiglia fatta in casa costa alcune decine di euro.

Cosa ne ricaviamo?

Che non è la matrice economica intesa come risparmio a spingere a comprare questi kit.

In altre parole chi li compra deliberatamente rifiuta di spendere alcune decine di euro per comprarsi una bottiglia preferendo il prodotto in kit.

Non possiamo nemmeno parlare di ignoranza intesa come non conoscenza sul vino.

Dalle città leader delle aste dove viene fatto il prezzo,ovvero Hong Kong London e New York, al fiorire di riviste, rubriche e trasmissioni specializzate per finire col fatto che oramai un decanter sia in ogni casa quello che si ha è che le informazioni non mancano di certo.

Le informazioni non mancano di certo ma la comprensione?

Quella si.

Ma ne siamo poi sicuri?

Fermiamoci un attimo a riflettere su questi due elementi chiave.

Il primo è il fattore economico dato che si tratta pur sempre di investire alcune decine di euro per ogni bottiglia in kit. Ovvero una somma di denaro che consente di comprare del buon vino tradizionale.

Il secondo fattore è culturale dato che la cultura del vino da almeno un paio di decenni si diffonde in una marea di rivoli che raggiungono le persone.

Ed ovviamente si considera solo il prodotto in kit di produttori seri che rispettano le norme sanitarie in materia di coloranti ed aromatizzanti.

Quindi in buona sostanza?

Non è un problema economico nel senso che non si risparmia.

Non è un problema culturale nel senso che almeno informativamente siamo immersi nella cultura del vino.

Pertanto la domanda è: come mai si spendono decine di euro per una bottiglia in kit sapendo benissimo che non è il vino che troveremo in un prodotto tradizionalmente?

La risposta ci porta a quanto detto nella prima parte di questo articolo.

Siamo solo e semplicemente di fronte ad un fenomeno culturale.

Ad una sfumatura del gusto incarnata da un crescente numero di persone.

Nulla di più e nulla di meno e come tale deve essere vissuta come pure affrontata dai produttori di vino che hanno un concorrente nei vini in kit.

Trattare con la puzzetta sotto il naso che li beve definendoli dei barbari del gusto è razzista e non porta a nulla.

Cercare di convincerli parlando della dimensione sanitaria serve a ben poco dato che,purtroppo, anche il mondo dei produttori tradizionali abbonda di truffatori che alle uve preferiscono etanolo ed altro ben poco salubre.

Parlare del prezzo non ha senso dato che costano decine di euro.

Quindi?

La sola risposta si deve basare su due dimensioni.

La prima è che stiamo parlando di una sfumatura culturale di gusto che è un mercato che si innesta in un trend in crescita sia per i vini che per altro nel contesto delle emozioni sensoriali tecnologicamente fruibili.

La seconda è che quindi solo parlando delle altre sfumature della cultura del gusto si può pensare di far tornare questi consumatori al vino da vitigno.