Arte e Cultura POSSONO PAGARE PENSIONI E WELFARE

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Nota editoriale: data sia la attualità che il successo che ha avuto ripubblichiamo questo articolo e se interessati rimandiamo a quanto pubblicato oggi sulla deriva minoritaria.

Viene stimato in un triliardo di euro il valore complessivo dei beni del demanio e di quelli artistici non in mano a privati e per quanto stiamo scrivendo vogliamo usare una stima cosi´prudenziale e conservativa da immaginare che il valore sia „solo“ di 300 miliardi di €,(per avere un termine di paragone il fondo sovrano piu´ ricco al mondo e´ quello Norvegese con circa 600 Mld € di capitale gestito).

Nonostante piu´di un decennio a crescita zero o negativa dove:

-una classe politica si riduceva gli stipendi ma non i vitalizi

-mentre una imprenditoriale si portava a casa non meno di 400 miliardi di utili senza investire

-ed una sindacale si spartiva un miliardo di euro/annui di finanziamenti sentendosi offesa e denunciando che la democrazia fosse in pericolo se qualcuno chiedeva di rendicontare su come venissero spesi.

E nonostante questo dicevamo l´ Italia e´ ancora la terza economia della EU ed il secondo paese piu´ industrializzato del continente dopo la Germania.

Dovrebbe far pensare ma invece non ci si riflette sopra ed e´ un vero peccato perche´ se lo facessimo si scoprirebbe che l´ Italia non sia un paese povero ma un povero paese!

Un paese che arranca ma che continua a muoversi in un contesto sempre piu´difficile soffrendo della classica „ Middle Size Country Syndrom“,(la Sindrome del Paese di Medie Dimensioni).

Pertanto e´impensabile che possa vivere specializzandosi solo su alcune produzioni di beni o servizi ed allo stesso tempo non ha  risorse minerarie generanti reddito. Il tutto si complica per il fatto che non ha la massa critica di risorse minerarie ed agricole come pure di mercato interno per competere con i paesi di grandi dimensioni.

Oltre all´Italia vi sono circa altre 30 nazioni in queste condizioni.

In queste condizioni serve poco avere qualche Top Brand,(specialmente poi se sono sempre piu´ di proprieta´ straniera e  quindi portano gli utili e gli investimenti altrove).

Specialmente poi se la realta´e´composta da galassie di micro-aziende che non hanno risorse a causa del loro essere piccolo che ,in questo caso, non e´poi cosi´bello.

Serve a poco,quindi,vantarsi come fanno nel Veneto di essere il maggior fornitore Europeo di IKEA. Serve a poco per le seguenti ragioni:

-IKEA non usa il fatto di avere una parte della produzione Made in Italy come  elemento che ne  accresca la percezione qualitativa

  • infatti la percezione qualitativa deriva dal fatto che vi sia sempre e comunque un designer,(non Italiano),dietro al mobile sulla cui qualita´garantisce il marchio non Italiano. Poi al Cliente poco importa de questo mobile sia uno di quelli Made in Italy od in Cina od in Vietnam dato che e´ di IKEA e disegnato da un Designer ed e´solo questo conta. Ovvero è il fatto di essere un prodotto  IKEA e non il fatto di essere Made in Italy che fornisce il sigillo di qualità

-se non avessero IKEA come Cliente questa aziende ,i loro distretti, non venderebbero e questo nonostante il fatto di essere di qualita´ Made in Italy.

In altre parole,senza IKEA sarebbero piccole realta´ sottodimensionate e sottocapitalizzate non in grado di fare R&S, di fare Interior Design e meno che mai di fare marketing internazionale.

Lo sanno benissimo anche i produttori di kiwi e pesche del Cuneese che si ritrovano con circa 11500 ettari allo sbando senza che nessuno abbia mai pensato di creare un consorzio in grado di generare la percezione ed il valore aggiunto di una brand come, invece, e´accaduto con le mele in Trentino.

E la lista di esempi e´lunghissima e non risparmia nessuno.

Ma allo stesso tempo abbiamo che i distretti  industriali Italiani, (i Clusters), sono considerati  qualitativamente come i secondi al mondo dopo quelli di Taiwan.

Negli anni ´90 questi Clusters erano studiati in tutto il mondo,(basta ricordare Porter della Harvard University),e citati come esempio,(e qui basta ricordare su tutti l´ex-presidente Clinton),ma oggi non sono più percepiti come tali.

Lasciamo questo sullo sfondo e consideriamo altre risorse immense di cui dispone questo paese.

Prendiamo,ad esempio, il patrimonio del demanio e dei beni culturali di cui nessuno sembra poter conoscere il valore esatto.

E pensiamo di usarlo in maniera produttiva ovvero trasformando la cultura in un fattore di ricchezza generante posti di lavoro e risorse per il paese.

Andiamo con ordine iniziando a parlare dei Fondi Sovrani di Investimento.

Sono realta´controllate dai governi in cui sono investiti risorse da usarsi in futuro per le pensioni ed il welfare.

Queste risorse sono i profitti generati da risorse naturali quali il petrolio od il gas. A questo punto sembrerebbe impossibile averne uno in Italia data la mancanza di risorse naturali.

Sembrerebbe appunto perche´,in realta´,non e´cosi´dato che dire che l´Italia non abbia risorse naturali equivale ad essere  molto ma molto miopi.

Le nostre risorse naturali sono il patrimonio culturale,(il terzo al mondo dopo quello Cinese e Spagnolo),e quello ambientale ed e´appunto li´che possiamo trovare le risorse per capitalizzare un fondo sovrano.

Come?

Viene stimato in un triliardo di euro il valore complessivo dei beni del demanio e di quelli artistici non in mano a privati e per quanto stiamo scrivendo vogliamo usare una stima cosi´prudenziale e conservativa da immaginare che il valore sia „solo“ di 300 miliardi di €,(per avere un termine di paragone il fondo sovrano piu´ricco al mondo e´quello Norvegese con circa 600MLD€ di capitale gestito).

Per trovare le prime risorse possiamo pensare alle cessioni ed alle concessioni demaniali ed una percentuale dell´importo puo´essere convogliata nel fondo.

Ma,ed ovviamente, la stragrande maggioranze delle risorse verra´dal conferimento dei beni culturali e demaniali al fondo.

Fondo che poi, e per statuto, ovviamente veicolera´una parte degli introiti al mantenimento dei medesimi.

La terza componente di risorse viene dai 158 Mld€ di fondi EU che non hanno costo,non impattano sul fiscal compact come pure neanche sullo spread.

Un parte ingente di questa cifra puo´essere indirizzata in settori sinergici e complementari alla gestione sia del patrimonio artistico che ambientale e qui si potrebbe stornare una parte dell´IVA per il fondo.

Questo Fondo Sovrano Italia cosi´concepito sarebbe il primo al mondo nel suo genere ma e´certo che poi in molti ci copieranno.

E´ragionevole aspettarsi che questo fondo possa guadagnare nella media dei suoi omologhi,(nel 2013 il 15% su base annua).

Vi sono poi due avvertenze chiave da porre alla costituzione del medesimo per evitare che diventi l´ennesimo „baraccone di amici & Co.“.

La prima,al pari del fondo Norvegese come pure di altri, il divieto assoluto di investimento in Italia.

La seconda e´che sia amministrato dalla Banca d´Italia.

La gestione del fondo dovra´essere improntata a ferrei parametri etici per quanto concerne gli investimenti.

Ad esempio non  potrà investire in industrie di armamenti o che hanno comprovati record negativi in merito al rispetto dell´ambiente o nell´uso della manodopera.

Le risorse generate andranno ad equilibrare la gestione delle pensioni ed in pochi anni riempiranno il buco nero delle pensioni baby finendo col porre in totale sicurezza le pensioni del futuro,(se non col tempo, da 5 a 10 anni, a portare a regimi pensionistici che non richiedano piu´40 anni di contributi…).

Le risorse ci sono,ovvero il bicchiere e´mezzo pieno e viene da chiedersi come mai non vengano usate.