TRUMP-IADI: CLIMA, IL CARBONE NEGLI USA NON TIRA ED ANCHE IN CINA NON PIACE (3/3)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Nella prima parte di questa analisi abbiamo visto che Briatore non sa che il turismo che  definisce come “povero” genera risorse fiscali per contrastare la erosione delle spiagge alla Maldive.

E se il turismo “povero” aiuta alla Maldive figuriamoci cosa possa fare in Puglia od in Valle Maira tanto per fare un paio di esempi.

Continuiamo la nostra analisi dopo il Cile e le Maldive andando in West Virginia per  vedere la miopia di Trump.

Ed approcciamo il tutto dal solo punto di vista che interessa ad un politico, ovvero quello elettorale.

Nelle ultime elezioni  Trump  in West Virginia ha battuto la Clinton prendendo 3 volte i suoi voti e non dovrebbe sorprenderci dato che  è uno stato che vive di carbone.

Vive di carbone, o meglio viveva.

Trunp ha potuto profittare di una mappa mentale degli abitanti di questo stato che non vale più per molto dato che in questo stato da almeno

un quarto di secolo il carbone  genera solo il 5 percento della ricchezza.

Ed a questo punto è bene aprire una parentesi per  capire meglio il tutto.

Il declino della occupazione nella industria carbonifera è iniziato poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale con una accelerazione a partire dagli inizi degli anni ’80 ed il tutto a fronte di un costante aumento della produzione.

Questo trend apparentemente contraddittorio è stato possibile grazie alle innovazioni tecnologiche e di sistema nel processo produttivo che  hanno consentito nel corso di decenni di ridurre il personale a fronte di un incremento della produttività e della produzione.

A questo trend si aggiunge il fatto che da un decennio il gas di scisti è sempre più economico del carbone.

Oggi la industria che genere la vera ricchezza in West Virginia è quella collegata alla salute e non ci deve stupire in uno stato con una popolazione relativamente più anziana rispetto alla media  negli USA e che  per un 22 per cento dipende da Medicare contro una media nazionale  del 16 percento.

inoltre la West Virginia sarà colpita dai tagli previsti d Trump.

Che lezioni possiamo trarne?

La prima è che nuovamente i Guru nostrani hanno preso un abbaglio parlando degli stati del carbone e la seconda è che questo elettorato non è un elettorato certo per Trump.

E questo ci permette di allargare lo sguardo sulla industria del carbone negli Usa.

Trump vuole investire nel carbone quando 250 impianti che producono energia col carbone, ovvero circa il 50 per cento del totale, hanno annunciato che chiuderanno o cambieranno per usare  energie meno inquinanti.

Perchè chiudono e chiuderanno o cambieranno?

Tre dati ci spiegano tutto.

Dato 1: nel 2010 il carbone ha ucciso 13000 americani e nel 2017 7500.

A tutti piace vivere.

Dato 2: secondo un report di Moody 15 stati del Mid West rimpiazzeranno il 75 per cento della produzione di energia a base di carbone con quella eolica dato che costa 20 dollari a megawatt contro i 30 del carbone.

A tutti piace risparmiare.

Dato 3: i consumatori vogliono comprare prodotti e servizi che usino energie pulite

Il mercato vota ed è un concetto chiave su cui ritorneremo nella terza parte della nostra analisi che sarà pubblicata alle 21 e 15 stasera.

E ciliegina sulla torta in merito al trend di dimissione del carbone il fatto che in 10 anni sia passato dal fornir circa il 50 percento della energia a contare solo per circa il 30 percento.

La cosa ridicola per Trump è che se anche eliminasse il Clean Power Plan di Obama con questi livelli e con questo trend gli Usa riuscirebbero lo stesso a mantenere gli impegni di Parigi di ridurre nel 2015 le emissione ad un livello del 25 percento inferiore a quelle del 2005.

Povero Trump. così osannato da noi, è talmente miope che non sa di cosa parla.

Inoltre 81 delle maggiori aziende e 130 delle principali città Americane sono avanti nel loro impegno di arrivare al 100 percento di energie rinnovabili nel 2025 ed il mercato vota. Il mercato che compra come pure quello che va alle elezioni.

E quando il mercato vota è ben più potente di Trump e ci torneremo nella terza parte di questa analisi.

 E dal West Virginia andiamo a Beijing in Cina.

Da almeno un decennio gli analisti geopolitici Cinesi dicono una cosa inascoltati qui da noi e ,ad onor del vero, quelli geoeconomici a loro volta  dicono  una cosa che non viene ascoltata da noi.

E cosa dicono?

Gli analisti geopolitici dicono che la Cina diventerà vecchia prima ancora di divenire ricca.

E questo. ad esempio, spiega come mai sia passata una legge che  obblighi a curare i propri genitori dato il welfare insufficiente e sia stato tolto il limite del figlio unico.

Gli analisti geoeconomici  dicono da un decennio che in Cina costa troppo produrre e mentre i Guru nostrani parlano di “cattivo Made in Cina” i Cinesi producono sempre più a basso  costo in Africa contribuendo alla rinascita del continente più di quanto abbiano fatto decenni di faraonici progetti internazionali e di aiuti umanitari. E dicono anche che se costa troppo produrre si deve pensare ad una economia che si rivolga meno ai mercati esteri e di più alla domanda interna.

E quindi nessuna sorpresa e meraviglia che dopo decenni di incuria ambientale che ha reso irrespirabile le città ed altro ancora il governo ora punti sul cambiare rotta e sul volere il rispetto ambientale come condizione chiave per uno sviluppo equilibrato.

E questa nuova presa si coscienza ci porta alla conclusione della nostra analisi che pubblicheremo stasera alle 20 e 15.

Ed andremo in California per vedere come risolvere il problema delle acque dei mari che si innalzano ma anche per capire come possiamo fare una rivoluzione resiliente e sostenibile, un vero uprising, votando ogni giorno quando compriamo.