MAFIONA MAFIA MAFIETTA:LA NOSTRA PARTE NEL TUTTO (1/3 tutti oggi)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Gherardo Colombo intervistato recentemente da Bianca Berlinguer sul sostegno popolare ai giudici di “Mani Pulite” ha detto una cosa che spiega tutto.

Il magistrato ha risposto che il sostegno esisteva ed era forte quando i colpiti erano “lontani” nel senso che si trattava di VIP della politica e della economia.

Ma mano a mano che ci si avvicinava alle persone comuni il sostegno sciamava e nasceva la ostilità. Per farsi capire ha usato questo esempio.

Fino a quando colpivano grandi politici o manager piuttosto che imprenditori tutti erano con noi ma se poi si andava a colpire un infermiere che prendeva 200000 lire per avvisare sempre la stessa impresa di pompe funebri sui decessi in un ospedale od il capo dei vigili che prendeva 3 milioni per una licenza piuttosto che un eletto in comune allora le cose cambiavano.

Dal sostegno si passava alla freddezza se non al contrasto dato che a quel livello di colpiva ognuno di noi e relativi interessi. La erba marcia è sempre del vicino per banalizzare.

Allo stesso modo ricordiamoci sempre che Berlinguer parlò della Questione Morale dopo mesi passati ad analizzare la corruzione nel PCI in Emilia Romagna.

Ed è questa la chiave del consolidamento. Se non vi fosse stata la calcolata alleanza delle élite le mafie, intese come mera forma di violenza privata criminale, non avrebbero mai potuto fare il salto di percezione socio-antropologica da organizzazione ad “istituzione.“Istituzioni” illegali ma legittimate da un consenso forte quanto indispensabile di altre “istituzioni”, queste si legali e costituenti i corpi sociali intermedi.Socialmente si chiama condivisione del potere mentre giuridicamente si definisce collusione.Un esempio di come la legittimazione non richieda la legalità.

Fa pensare il vuoto concettuale del dibattito inesistente sul senso del nostro paese come uno degli hot spot mondiali della sperimentazione creante nuove forme di stato post Westphalia, ovvero uno stato che integri nuove forme di poteri come pure nuovi soggetti sociali intermedi dal mondo dei Not State Actors.

In questo articolo parleremo di poteri sociali intermedi, un Not State Actor nella forma del Trans National Organized Crime, definiti come mafie.

Un attore chiave che si muove nelle faglie geopolitiche che influiscono nel paese. Prima di iniziare si rileva con tristezza come troppi guru nei loro talk show colti facciano sciacallaggio depistante sovraesponendo la tragedia del povero Loris alla crisi di legittimità che esprimono certi personaggi e personalità … ovviamente per deliberato calcolo politico.

La storia insegna che leadership possono essere legali ma,per il loro avvvitarsi nella auto-legittimazione, finire col perdere legittimità. In un paese in cui il primo partito è il Partito Dei Non Votanti ,(Pdnv),ed in cui i corpi sociali intermedi ad ogni giro di mazzetta perdono potere ci stiamo avvicinando pericolosamente ad un punto in cui la delegittimazione sostanziale supererà in termini di valenza politica la legalità ,(legalità che –a questo punto – diviene sempre più formale e svuotata di ogni sostanza).

Un qualcosa che questi guru dei media aiutano col loro depistare.

Con questo sullo sfondo iniziamo a parlare delle mafie partendo da una introduzione storico sociologica.

1-Le origini storico sociali

La mafia non è la Sicilia e la Sicilia non è solo mafia.

In Italia le mafie sono nate ad inizio del diciannovesimo secolo, ovvero nel 1812 in Sicilia e nel 1806 nelle aree continentali di quello che allora era il Regno delle Due Sicilie.

Sorgono avendo come modello le società segrete e questo è sia un tratto comune con altre realtà che la chiave per evitare alcuni facili fraintendimenti.

Iniziamo con in fraintendimenti. Avendo come modello le società segrete di allora è chiaro il “copiare” nomi, rituali e riferimenti a personaggi della massoneria e questo va ben oltre ed è ben altro rispetto alla troppa superficialità di chi ha voluto vedere connubi dove non esistevano.

Con questo non si escludono i noti legami con parti delle diverse anime della massoneria Italiana ma semplicemente si trova una ragione storica a somiglianze che sono più formali che sostanziali.

Il tratto comune è quanto fosse importante la dimensione del proto-feudalesimo in altri contesti in cui, nella loro specifica diversità e non sovrapponibilità , le organizzazioni criminali sono nate come società segrete che si costituivano come poteri sociali intermedi tre le elites ed il popolo.

Ovvero Turchia, Russia, Giappone e Cina dove le società segrete giocano un ruolo politico fin dal terzo secolo avanti Cristo.

Una breve parentesi con alcuni di esempi possono spiegarci il ruolo politico delle società segrete contigue alla crimine. Un millenario detto Cinese dice che il sovrano gestisce la legge grazie alla burocrazia mentre il popolo grazie alle società segrete. Oggi in Hong Kong il solo fatto di appartenere ad una delle Triadi comporta 15 anni di detenzione. Per non menzionare il ruolo, sempre misconosciuto, che esse hanno avuto nel ventesimo secolo tra la comunità Cinese in Cuba sia prima che durante Castro.

In Russia, come pure precedentemente nella Unione Sovietica, sono sempre state organiche al potere divenendone un braccio operativo.

Dal 1989 questo particolare status si è ampliato ed è divenuto molto più sofisticato in una ottica internazionale dove le mafie Russe agiscono come Transnational Organized Crime,(ovvero una delle 32 forme di Not State Actors),nel contesto della economia illegale.

Una delle cinque forme di economia reale dominanti il pianeta,(le altre sono quella industriale, commerciale, finanziaria, peers-2-peers),con un fatturato stimato intorno a circa il 25% del PIL mondiale.

Tornando a parlare della situazione Italiana, dove le mafie con un fatturato stimato in circa 100-110 miliardi di euro sono una delle più grandi “multinazionali” a livello mondiale, al loro nascere queste organizzazioni criminali si modellano sulla struttura delle sette segrete borghesi ed aristocratiche.

Ed è questa la novità e diversità sociologica rispetto a tutte le altre forme di organizzazioni criminali precedenti,(pirati, banditi, briganti e via dicendo).

Un esempio è il primo articolo dello statuto della camorra del 1842 che non solo si autodefinisce come “ bella società riformata” ma che spiega il suo esistere come strumento di aiuto morale e materiale ai confratelli.

In questo mafia, camorra e ndrangheta hanno origini comuni. Inoltre durante tutta lo loro storia hanno sia comunicato che imparato delle reciproche esperienze. Una ulteriore costante tra le tre è che fin dalle loro origini abbiamo mutuato il modello organizzativo delle classi dominanti organizzandosi in società segrete per poter contare di più. Erano ovviamente le organizzazione di elementi delle classi popolari ,(ed in questo simili a quanto in Cina, Giappone o Russia), mossi dal desiderio di potere e ricchezza e senza alcun interesse a difendere le classi sottoposte, (e qui si differenziano dalle Cinesi che  dal terzo secolo avanti Cristo giocavano anche un ruolo politico).

Fatto è che, come si è detto, questa forma di partecipazione ad una struttura criminale sia una novità assoluta che trasforma, fin dalle origini, queste società in corpi sociali intermedi , sebbene ovviamente illegali, e non in semplici bande  organizzate di criminali.

Un elemento chiave dal punto di vista antropologico viene, quindi, ad assumere il rito di iniziazione inteso sia come elemento cardine per creare la convinzione di appartenere ad una élite criminale che non vuole confondersi con i criminali comuni che per nobilitare la violenza dandole un valore sociale. In questo le mafie Italiane sono simili alle triadi Cinesi, alla yakuza Giapponese, alla mafia Russa, alle mega gang USA come pure alle mafie Turche, Israeliane piuttosto che Indiane.

Questo è il senso simbolico-rituale della iniziazione che ,si è visto prima, “scimmiotta” quello massonico.

Il riti, la segretezza forgiano un senso di appartenenza elitario ma soprattutto servono a far passare nella società non aristocratica o possidente il concetto di “onore”. La “fratellanza di sangue” come codice comune di una società che non accetta la eredità, (ovvero la origine aristocratica), od il possedere ,(ovvero la dimensione borghese),ma il valore del singolo – ovvero del sangue- come elemento di ascesa e potere. Ed essendo questa ascesa possibile solo mediante la violenza ecco che antropologicamente di chiude il cerchio perché si libera della sua connotazione incivile divenendo valore sociale e culturale di un gruppo antropologicamente definito; quello degli appartenenti alle mafie.

A pensarci bene anche in questo, ovvero utilizzare la violenza, i mafiosi copiano i nobili nel senso della impunità per le loro azioni violente. Il nobile non rende conto a nessuno per un atto di violenza e lo stesso vale per il mafioso.

Partendo da questa premessa si comprende il vero valore del termine “onore” che non ha nulla a che vedere con le rappresentazioni romanzate.

Anche in questo caso, per l “onore”, viene scopiazzato il concetto aristocratico di chi, appartenendo ad una élite, non deve lavorare per vivere che quello di obbedienza. Nulla a  che vedere, quindi, con la morale ma solo una accezione socio-antropologica che,a questo punto, non è più esclusivo appannaggio dei nobili.

Da qui la “logicità” della punizione mediante sia la morte fisica che sociale del traditore.

In questo loro auto-legittimarsi fin dalle origini come élite le mafie ottengono non solo di differenziarsi dagli altri criminali ma anche di rapportarsi con le altre classi dominanti divenendo un metodo per arricchirsi ed avere potere.

Le mafie sono fin da subito organizzazioni sociali che hanno come scopo il rendere ricchi i propri sodali mediante un utilizzo sistematico della violenza criminale.

Ovvero, da un punto di vista socio-antropologico- sono degli “ascensori sociali” tramite la violenza.

I mafiosi che difendono le masse dai possidenti esistono solo in Hollywood od in Bollywood ma mai nella vita reale.

Ed è il loro successo rispetto alle altre forme di criminalità a decretarne il successo sociale.

Dobbiamo infatti sempre tenere a mente che i mafiosi non sono considerati come gli altri criminali, ovvero degli individui violenti da emarginare. Al contrario sono visti come un corpo sociale assimilabile i cui membri sono rispettati…quando non anche elogiati.

Questo si ottiene fin da subito per una altra peculiarità chiave delle mafie rispetto agli altri gruppi criminali, ovvero il loro rapporto con le classi dominanti.

Gli altri gruppi violenti agivano come predatori nei confronti delle classi dominanti mentre le mafie non solo si pongono al loro servizio ma lo fanno da una posizione paritaria.

Si occupano degli affari sporchi, ed in questo uguali alle mafie italo-americane negli USA contro i sindacati, e lo fanno autonomizzandosi dalle élite ma anche , e contemporaneamente, alleandosi con le medesime.

Una alleanza in cui braccio armato e braccio economico non sono mai distinti nettamente.

Divengono quindi “istituzione” criminale mentre gli altri criminali rimangono relegati al ruolo di organizzazioni.

Ed è questa la chiave del consolidamento. Se non vi fosse stata la calcolata alleanza delle élite le mafie, intese come mera forma di violenza privata criminale, non avrebbero mai potuto fare il salto di percezione socio-antropologica da organizzazione ad “istituzione”.

“Istituzioni” illegali ma legittimate da un consenso forte quanto indispensabile di altre “istituzioni”, queste si legali e costituenti i corpi sociali intermedi.

Socialmente si chiama condivisione del potere mentre giuridicamente si definisce collusione.

Un esempio di come la legittimazione non richieda la legalità.

2- E questo ci porta a vedere come si muovono nel territorio internazionale come pure a livello internazionale nella vulnerabilità delle dorsali geopolitiche.

Le mafie operano ormai dovunque godendo di appoggi “insospettabili” antropologicamente descritti nel paragrafo precedente.

Non stupiamoci quindi di un asso “fascio-mafioso-democratico” che vada ben oltre Roma.

Dimentichiamo gli stereotipi dei pizzetti o di capi ultra-settantenni che “non si accorgono” di fare minacce davanti ad un microfono. Pur con la famiglia la centro si sono diversificate e modernizzate.

Hanno dovuto farlo sotto la duplice spinta del contrasto degli apparati di sicurezza che della concorrenza non solo da parte di altre mafie ma anche di Not State Actors,( in primis il terrorismo),che sempre più ne invadono i “settori di competenza”. Li invadono sia come competitors che come soggetti annientanti con violenza le mafie per riempire un vacuum di potere politico in un territorio.

Molti leaders mafiosi hanno uno stile di vita vistoso in quanto strumento di affermazione del loro potere tramite la distinzione sociale della ostentazione anche se questo tende a sciamare mano a mano che cercano di inserirsi nei livelli più alti di strutture sociali sofisticate.

Il fatto che siamo alla seconda generazione di figli che frequenta le migliori università del mondo significa qualcosa anche nei termini dei rapporti con altri poteri, (istituzionali e not state actors che siano).

Nota Editoriale

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