BENESSERE : Food,perchè piace alle personalità SeiHai (3/3 tutti oggi)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Mi vengono in mente le parole di un architetto di fama internazionale come Moshe Sadfie. Le parole che disse in un incontro intimo con il famosissimo chef Testuya Wakuda.

I due si trovarono in Singapore con pochi intimi a celebrare i successi del ristorante Waku Ghin che era stato progettato da Sadfie.

Ad un certo punto Sadfie si domandò come mai gli architetti amassero cucinare.

E la risposta che si diede era perchè amano il bello.

Il bello, fa riflettere quando si parla della cucina che è il luogo del buono.

Ovviamente stiamo parlando nel profondo ed il bello qui viene inteso ben oltre la banalità del food design che troppo spesso è tanta forma,(ovvero design), e ben poca sostanza ,(ovvero food).

Il bello a cui si riferiva Sadfie era quello derivante dal fatto che un piatto esprime una cultura.

Una cultura vera, del vissuto.

Del momento nel locale che è un adesso e qui!

Senza appelli e per questo cosi denso di sapere.

Un sapere che ci evitiamo di mettere in relazione con la parola sapori dato che fa tanto biglietto dei cioccolatini.

No, pariamo di un sapere diverso e profondo. Al punto che ben poca importanza ha cosa viene servito e come.

Quello che importa è il divertimento nel cogliere la bellezza delle storie dietro a quel piatto.

Sia esso un panino od il risultato della maestria di un mago dei fornelli.

Poco importa dato che il cibo è cultura.

Lo è nel senso che mangiare è ben oltre una dieta di proteine,vitamine e grassi assortiti.

Il mangiare è un fattore culturale come dimostra che ci scegliamo le diete, ovvero i simboli che vogliamo diano energia al nostro corpo.

Una bellezza quindi che è uno specchio a molte dimensioni anche se troppo spesso lo assimiliamo senza coglierlo.

Ed è un peccato dato che ce ne sfugge la complessità.

E parlare di complessità ci porta a cogliere una altra sfumature del bello nel mangiare. Del bello che piace ad un architetto designer.

Ovvero ad un pensatore di luoghi pubblici e privati.

Gli spazi divengono luoghi quando li riempiamo.

Li riempiano di emozioni o di cose e spesso di entrambi.

Lo stupore nel vedere le cose che riempiono gli spazio derivano da due possibilità,anzi da tre per essere più precisi.

Ovvero dal fatto che vediamo qualcosa di mai fatto prima.

Oppure per il fatto di vedere qualcosa di noto strutturato in un modo a cui nessuno aveva mai pensato.

Ma anche per il fondersi di un qualcosa mai fatto prima con un qualcosa strutturato in modo innovativo.

Ma alla fine poi non importa e dato che la forma si adegua alla sostanza quello che conta è lo stupore del bello che genera in noi.

E come possiamo sintetizzare questo portandolo ad una dimensione  estrema?

La sintesi è semplice da sembrare quasi banale.

Ed è che  in quello spazio il mix di ingrediente ha funzionato e quindi è nato un luogo.

Ingredienti da simbolismo architettonico.

Ma sempre ingredienti come in cucina.

Ed allora il bello della cucina non è forse anche il ricordaci sommesso che la vita è un insieme di sapori di cui noi siamo gli artefici.

In un articolo sul fashion definiamo questo come essere una personalità SeiHai.

La vita è sapore

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