IL TRENO CHE TOGLIE LAVORO:PROTEZIONISMO E FALSE CERTEZZE DEL MADE IN ITALY (3/3 tutti pubblicati oggi)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Nella seconda parte di questa analisi che commenta la attivazione il 18 gennaio 2017 della tratta ferroviaria super-veloce  che collega London con Beijing abbiamo parlato della importanza degli stati per garantire la sicurezza della logistica mondiale.

Abbiamo analizzato come questa struttura logistica possa essere una ricchezza economica per gli stati che nasceranno in Siria ed Irak integrati con Israele e gli Emirati Arabi Uniti.

Ma anche il ruolo delle isole artificiali Cinesi da 90 miglia quadrate in costruzione nei mari del Sud Est Asia come pure della valenza geopolitica del cannone magnetico Americano in grado di colpire ad 8000 chilometri di distanza.

Nella terza ed ultima sezione parliamo di come questo potenziamento infrastruttura logistica incida sul cosiddetto protezionismo.

Affronteremo solo una della 3 sfumature del protezionismo,quella della capacità di non importare perchè il prodotto o servizio importato è facilmente sostituibile..

Le altre due dimensioni sono relative  allo sfatare il mito della borghesia globale come mercato senza interesse politico e quella del protezionismo come generatore di condizioni più eque nei paesi a basso costo del lavoro.

Per analizzare la capacità di potere dire no e quindi di fare protezionismo analizzeremo prima la dimensione quantitativa degli scambi. Ovvero chi importa od esporta a chi.

Poi partendo da questi dati analizzeremo quella qualitativa, ovvero cosa si esporta o si importa.

Iniziamo dalla dimensione quantitativa e prendiamo come riferimento  gli Stati Uniti la nazione che sembrerebbe guidare il protezionismo.

Considereremo i primi sei mercati di esportazione ed i primi 6 fornitori degli Stati Uniti e poi cosa rappresenta per loro Washington in termini di export ed import.

Canada: in termini di export è il primo mercato al mondo per gli USA ed in termini di import è il suo secondo fornitore. A sua volta il Canada ha negli USA sia il suo primo mercato che il suo primo fornitore.

Messico: il Messico è il secondo mercato mondiale degli USA ed il suo terzo fornitore.

Una brutta notizia per chi crede ai muri. I muri se ci saranno verranno fatti perchè il Messico con almeno 50000 morti ammazzati ogni anno è un failed state su gran parte del suo territorio. Questo è il vero pericolo per Washington e non gli immigrati clandestini.

 Gli immigrati sono una scusa con cui nascondere e nascondersi questa tragedia geopolitica. Ovvero avere al confine uno stato fallito su una parte estesa del proprio territorio.

 Cina: terzo mercato al mondo e primo importatore per Washington. Allo stesso tempo per Beijing gli USA sono il primo mercato al mondo ed il secondo fornitore di prodotti e servizi.

Giappone: quarto mercato mondiale e quarto fornitore degli USA. Per Tokyo gli USA sono il primo mercato ed il secondo fornitore.

Regno Unito: quinto mercato e settimo fornitore. Per Londra gli USA sono il primo mercato ed il terzo fornitore.

Germania: sesto mercato e quinto fornitore. Per Berlino gli USA sono il primo mercato ed il terzo fornitore.

Il Made in Italy è il decimo fornitore per Washington e non siamo tra i primi 15 mercati per il Made in USA. Per Roma il mercato Americano è il terzo al mondo.

Come vediamo in termini puramente quantitativi i primi 6 mercati per il Made in USA sono espressi da paesi in per cui Washington è un mercato insostituibile.

E le statistiche indicano che la situazione non cambia anche per gli altri paesi.

Partendo da questo dato quantitativo passiamo alla dimensione chiave quando si parla di protezionismo.

Ovvero la sostituibilità di un prodotto.

Un concetto che spieghiamo brevemente.

Più un prodotto od un servizio non è facilmente sostituibile meno risente delle rappresaglie di una politica protezionistica.

Con Washington il punto è che gli USA sono da sempre e lo saranno per molti anni ancora in surplus commerciale con il resto del mondo quando si parla di tecnologia.

Ovvero il mondo importa molta più tecnologia Made in USA di quanto non ne venda agli Americani.

Per quanto riguarda la energia gli USA sono esportatori netti e lo saranno sempre di più anche grazie alla agricoltura cellulare.

Questo perchè potranno usare il grano per la alimentazione animale ed umana per produrre bio-fuel con un notevolissimo minore impatto ambientale come abbiamo analizzato la settimana scorsa in un articolo che trovate clickando qui e che parlava della miopia ambientalista di Trump che non è ascoltato e seguito neanche dalle aziende amreciane

Se pensiamo ad mercato delle automobili chi non vorrebbe avere una Jeep od una Mustang od una sportiva quanto ecologica Tecla?

E quindi Maserati , BMW ed Audi , solo per fare dei nomi, hanno già un rivale.

Realisticamente siamo ben consci che esiste un Made in Italy che non è facilmente sostituibile ad esempio nel settore  automotive come pure in quello farmaceutico ma qui vogliamo focalizzarci su altro che riteniamo essere una eccellenza e che in realtà è sostituibile.

Per il gourmet ed il fashion.

Non indossiamo già famose brand Americane e non beviamo vino Californiano che costa decine di euro alla bottiglia?

Quindi per chi vive solo di questo la sostituibilità è alle porte più di quanto non si pensi di solito.

In termini pratici la Italianità va ben oltre il Made in Italy sia in termini qualitativi,( ovvero ispirarsi al Made in Italy), che  creativi, (ovvero andare oltre quanto si produca in Italia).

Che lezione possiamo trarne?

Il protezionismo paga se si ha un prodotto od un servizio che non è facilmente sostituibile.

Mustang, Nappa Valley, Calvin Klein, solo per fare di nomi, dimostrano che il nostro export sia più facilmente sostituibile di quello Made in USA che si chiama Silicon Valley, Hollywood , energia da un paese stabile e con cui si è alleati  e via dicendo.

Il resto è teoria elettorale o da talk-show e non porta da nessuna parte.

Dopo aver visto le dimensioni  che agiscono sui massimi sistemi concentriamoci sull’ impatto sul Sistema Italia.

Le nostre piccole e medie imprese  non sono certamente in grado di competere nei termini di offrire una elasticità sia logistica che delle condizioni di pagamento per le forniture con un just-in-time che fa  arrivare via treno da Beijing un container da 30 tonnellate in 2 giorni a Berlino ed in 3  a Londra.

La nostra produttività non lo consente quanto dovrebbe.

La mancanza di liquidità come pure di un sistema bancario di supporto impedisce alle nostra Aziende di  poter offrire un combinato dispoto di scontistica e di dilazioni di pagamento tali da compensare il vantaggio in termini di minore capitale impegnato in scorte derivante dal fatto che in 2 o 3 giorni il prodotto arriva.

Ed è questa la vera sfida quando parliamo di produttività dato che abbiamo visto qui come pure in altri articoli che parlano di Italianità oltre il Made in Italy che i nostri prodotti sono purtroppo molto più sostituibili di quanto si sia solito pensare.

La nota dolente è che  le nostre leadership sembrano ignorare totalmente che il 18 gennaio a Londra sono arrivate  merci Made in  China dopo solo 3 giorni dalla spedizione.

Nota Editoriale

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