Tempo di Picnic, ah oggi lo chiamiamo street food

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Picnic un modo di vivere il cibo nella convivialità.

Probabilmente in un mondo di street food come pure di finger food ce ne siamo dimenticati ma alla fine anche questa volta non facciamo altro che vivere non una novità ma una versione 2.0 di qualcosa pensato nel passato.

La parola picnic è nata in Inghilterra nella metà del diciottesimo secolo e poi si è diffusa in Germania per passare in Francia e finire nel tempo col divenire universale.

Così universale e dimenticata che è bene ricordarsi che impatto ebbe a conferma che il cibo sia sempre e comunque  cultura con la ” C” maiuscola.

Pensiamo al picnic ed alla diffusione della automobili.

I cerchioni della Ford T erano di legno ed un giorno fecero notare ad Henry Ford che era uno spreco buttare via il legno degli scarti di lavorazione.

Gli proposero di usarlo per farci della carbonella e poi di regalare un sacco da 50 chilogrammi ad ogni acquirente di Ford T.

In questo modo lo si incentivava ad usare la automobile per fare delle gite ed usandola a rafforzare la diffusione della società del tempo libero.

La leggenda dice che la Ford T fosse larga 90 centimetri per impedire che sui sedili posteriori si potesse fare sesso e così facendo si evitavano alcune critiche degli antimodernisti di allora.

Ma la leggenda dice anche che fu per questo che era alta 2 metri per consentire che si potesse fare sesso da seduti. Ovviamente anche questo aiuta a sviluppare la società del tempo libero ma di certo il contributo più grande  arrivò dalla carbonella.

E non è certo un caso che ancora oggi il più grande produttore di carbonella al mondo sia la società che Ford creò per avere i sacchi da regalare.

Il cibo come strumento culturale per sviluppare la società del tempo libero tramite il picnic.

Ma le radici sono ancora più lontane nel tempo e se vogliamo anche culturalmente più nobili.

Tutto nacque grazie a Manet nel 1863 che si vide rifiutare un suo quadro per la prestigiosissima esposizione del Salon.

Il quadro era La Colazione sull’ Erba che fu poi esposto nel Salone dei Rifiutati divenendo il dipinto di maggiore successo di quella edizione.

E per molti con quel quadro Manet inventò la pittura moderna ma non è questo il punto dato che parliamo di cibo e non di critica pittorica.

Certamente Manet, come Ford con la sua carbonella, non fece altro che innestarsi nel suo tempo cogliendone le occasioni.

In che senso?

Due eventi rendevano la idea di una colazione fuori Parigi e su dei prati un qualcosa di accettabile quanto logico e naturale per i Parigini di allora.

Il primo evento possiamo definirlo come la causa.

Era il decennio in cui Parigi veniva ricostruita in termini di arredo urbano e la città era piena di cantieri con tutti gli inconvenienti e fastidi del caso.

Pertanto era naturale che si cercasse di “scappare” da questa situazione nel tempo libero.

E questo ci porta al secondo evento che possiamo definire come il mezzo.

Il treno.

La diffusione dei treni consentiva ai Parigini di disporre di un mezzo economico quanto funzionale per lasciare Parigi per una giornata.

E dato che si mangia per prendere la abitudine di fare dei picnic.

Un trend così in voga che anche Monet  tre anni dopo dipinse un capolavoro dedicato al picnic.

Vedere quel cibo ci ricorda che anche in un contesto così provvisorio e spartano come quello di mangiare su di una coperta all’ aperto non fa venire meno ad una regola chiave della convivialità a tavola.

Ovvero il fatto che il cibo non solo deve essere buono ma deve essere anche invitante per gli occhi e quindi deve essere bello.

Già bello e vediamo un modo raffinato per mangiare il pollo.

Ovviamente non un pollo qualsiasi ma il re dei polli ovvero il Pollo di Houdan.

Una volta era il pollo di maggiore successo in Francia e si arrivò a venderne fino a  6 milioni di esemplari ogni anno.

Sei milioni di esemplari nel diciannovesimo secolo e solo in Francia. Questo ci fa riflettere ed aprire una piccola parentesi.

Negli anni della dinastia Ming tra il 1368 ed il 1644 la Cina esportò non meno di 300 milioni di pezzi di porcellana.

Ovvero 1 milione e 13 mila pezzi in media ogni anno e quindi una media di 2776 pezzi al giorno per un periodo di 296 anni.

A cui corrispondevano, ovviamente, altrettanti acquisti in Europa.

In Olanda nel secolo d’ oro si dipinsero circa 5 milioni di quadri.

Ovvero in media 136 quadri al giorno per un periodo lungo un secolo.

Ed ovviamente anche in questo caso se ogni giorno si dipingevano in media 136 quadri questo significa che allora  vi erano 136 compratori.

Ma quando si producono e vendono in media 136 quadri al giorno per un secolo quando finisce il concetto di quadro ed inizia quello di poster?

E quando  in media si producono e vendono in media 2776 pezzi di ceramica per 296 anni quando finisce la ceramica di qualità e quando inizia la produzione di massa?

Già , la produzione di massa del lusso e dei beni di consumo  che , abbiamo visto, non è nata nel ventesimo secolo.

E questo ci riporta al nostro pollo che uscì dalla cucina di massa in quanto non competitivo  rispetto ad altro pollame che cresceva più rapidamente.

Produzione di massa o modernismo se si guarda una tavola e cosa si mangia tutto si relativizza dato che da secoli accadono cose che pensiamo essere tipiche solo dei nostri giorni.

Ennesima conferma del fatto che il cibo sia cultura con la “C” maiuscola.

Ovvero alta cultura come la filosofia o la matematica.

Ma torniamo al quadro ed al concetto di street o finger food che oggi sostituisce quello di picnic.

Od almeno lo sostituisce fino a quando non torna di moda magari dopo un film di successo dove qualche star mangia su di una coperta.

Il mondo alla fine gira anche così.

Ed in quel quadro vediamo quello che indiscutibilmente è il metodo più elegante per mangiare un pollo.

Tagliarlo a spicchi e non a pezzi. Spicchi di carne che poi si prendono dalla carcassa ossea che rimane integra.

Spicchi stiamo dicendo.

Si come quelli standard che mangiamo quando usufruiamo di street food.

Ed il cerchio si chiude iniziando con un capolavoro di Manet per poi passare attraverso una rivoluzione industriale come la Ford T per arrivare tra le nostre dita.