Mercati senza il protezionismo per il Made in Italy: Halal Economy (3/3)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Oggi concludiamo la analisi sui mercati a più elevata crescita per il Made in Italy nei prossimi 5 anni.

Una comunità in cui è la norma  trovare brand di qualità e con esperienza e qui possiamo trovare le basi di una evoluzione che  stà portando verso design-driven brands. Cosa peraltro confermata nel precedente  quando si parlava di Halal fashion con protagonisti come Dolce & Gabbana  od H&M.

Le soluzioni vincenti devono quindi sapere coniugare due elementi chiave.

Da un lato essere sempre più design focused offrendosi come prodotti per imparare e divertirsi e dall’ altro devono essere sempre più Internet fruibili in un mondo in cui la tecnologia è sempre più trasportabile.

E prima di chiudere si ricorda il mercato interno Italiano rimandando al successo televisivo Tedesco Tatort Istanbul trasmesso da tempo anche in Italia.

5- Farmacopea e  prodotti di bellezza

Se pensiamo alla attenzione dei prodotti Sharia Compliant ad una dimensione sintetizzabile come mens sana in corpore sano vediamo come le nostre produzioni possono facilmente trovare sbocco in questi mercati.

Il mercato della farmacopea nel 2015 era pari 78 miliardi di dollari, ovvero il 7 percento di quello mondiale, mentre quello dei cosmetici era pari anche esso al 7 percento del totale mondiale con un controvalore di 56 miliardi. A questi si aggiungono dopo il venire meno delle sanzioni circa 79 milioni di Iraniani con un mercato farmaceutico che  al momento vale 2 miliardi e 350 milioni di dollari e con quello dei cosmetici che  è il più ampio del Greater Middle East con un valore di 4 miliardi di dollari.

Un mercato che genera anche innovazione se pensiamo al consorzio Saudita-Malese che nel 2018 inizierà a commercializzare un vaccino Halal oppure alla Britannica Nails Inc. che nel 2015 ha lanciato una linea di prodotti per le unghie Sharia Compliant.

Un vaccino che appartiene ad una famiglia in cui è predominante la origine vegetale che può essere per due motivi un utile strumento anche in Italia.

Il primo motivo è la diffidenza contro in vaccini che ha portato al ritorno di malattie come il morbillo.

Il secondo è il risparmio per il sistema sanitario nazionale. A conferma prendiamo per esempio un vaccino contro la epatite C  prodotto in Egitto da Pharco.

Un vaccino che  ha ottenuto le certificazioni FDA e che costa 300 dollari invece che gli 80000 dei vaccini omologhi e che  viene sempre più utilizzato in Sud America come pure in estremo oriente. Per inciso in Thailandia viene usato per curare i pazienti Tedeschi pagati dalle loro mutue ed assicurazioni e questo la dice lunga sul livello qualitativo di questo vaccino che costerebbe al sistema sanitario nazionale lo zero e trentasette percento. Od in altri termini se oggi con 80000 euro si cura un paziente se ne curerebbero 266 col vaccino sopra citato.

I maggiori mercati di espansione per i cosmetici Halal sono quello Indiano, Russo ,Turco, Indonesiano , Francese, Iraniano ed Iracheno.

Relativamente alle opzioni di sviluppo di questi mercati la situazione in quelli dei paesi non Islamici ma  con una domanda interna è più complessa di quella che ieri avevamo visto relativamente al fashion Halal.

Nei cosmetici infatti molti prodotti di multinazionali non vengono dichiarati come Halal sebbene lo siano.

Una contraddizione in termini che per essere risolta richiede un approccio LCP.

Una contraddizione in termini nel senso che da un lato se si parla di fashion non si ha alcun problema ad identificare le collezioni come Sharia Compliant.

Mentre se si parla di cosmetici si ha questo problema.

La soluzione può venire ancora da un approccio basato sulle 7  C olistiche della soluzione di mercato LCP.

Il mondo dei cosmetici maschile e femminile si alimenta  della esperienza delle Persone.

Ovvero di una Comunità prima ancora del target.

Una comunità in cui si genera conoscenza e poi comprensione e  credibilità del prodotto.

Questo porta a comprare e poi a confermare con ulteriori acquisti se soddisfacente.

Ed in questo modo la connessione generata dalla Comunità consente di vincere la concorrenza.

Pertanto una penetrazione di marcato basata sui principi olistici del LCP si concretizza in questo modo.

Le multinazionali devono andare oltre la semplice gestione dei social per divenire più proattive e creare degli universi emozionali condivisi. 

Nel pratico considerare i follower dei social non come clienti di un target group ma bensì come Persone di una Comunità.

In questo modo informarli coinvolgendoli, ovvero stabilendo contatto e poi connessione ed infine condivisione, del fatto che dei prodotti siano Sharia Compliant anche se non appare la certificazione Halal.

Per inciso questo aprirebbe un notevole spazio in termini di creazione di narrativa inserendo questi prodotti nei media dalle TV ai game.

E non parliamo della loro presenza nel contesto di SPA Halal.

Ed ancora una volta non dimentichiamoci che abbiamo un mercato interno che è di tutto rispetto se il  quinto mercato al mondo per il fashion Halal è quello Italiano.

A questo punto concentriamoci sul mercato della assistenza sanitaria.

Partiamo considerando le esperienze Francesi, Britanniche e Tedesche dove da tutto il mondo vanno a curarsi.

Ma anche strutture di eccellenza come la struttura ospedaliera della American University al Cairo.

Poi pensiamo che la assistenza si coniuga con la ospitalità come, ad esempio, troviamo a Munchen dove il Sheraton dedica  quattro piani ad ambulatori medici anche per i propri ospiti. Ambulatori da dove,se servisse, una ambulanza può portare in una clinica specializzata.

Tenendo questo a mente torniamo in Italia dove una struttura ospedaliera pubblica come la Città della Salute di Torino è Sharia Compliant.

E dove col microcredito che utilizzerebbe quanto previsto sulla legge in discussione per autorizzare forme creditizie di finanza Islamica in Italia e quindi creerebbe  lavoro per tanti Mussulmani Italiani che possono operare nella dimensione della cura alla persone.

Professionisti che non solo sono in grado di soddisfare la domanda interna di Mussulmani e non Mussulmani ma che possono soddisfare anche quella di chi è Mussulmano e fa turismo terapeutico in Italia, ovvero la domanda internazionale.

Infine e non ultimo un mercato per la industria farmaceutica Italiana anche in sinergia ,ad esempio, con un produttore di farmaci nutraceuticals a base  vegetale come la Americana Noor Pharmaceuticals fondata da Mohamed Issa.

Od importando il vaccino contro la meningite che  AJ Phrama Holding, basata negli Emirati, fornisce alla autorità sanitarie Saudite per i pellegrini alla Mecca.

Il mondo della assistenza sanitaria è trasversale come abbiamo visto parlando delle Persone che possono lavorarci come pure della industria farmaceutica.

Ma non dimentichiamo anche la dimensione del food Halal per le diete sia nelle strutture che nella vita ed il food è un elemento importante del nostro export.

Il tutto per un mercato che nel 2015  rappresentava il 5 e 7 percento di quello mondiale con un controvalore di 436 miliardi di dollari.

E in questo contesto è ben far presente che il secondo mercato mondiale per la  assistenza sanitaria Halal siano gli USA con 32 miliardi di dollari spesi.

Medicine e food Italiano che in questi 32 miliardi di dollari di mercato Americano cercano il loro spazio.

Il turismo medicale inoltre è parte anche della filiera del turismo come abbiamo accennato nella seconda parte di questo articolo.

Lo sanno bene  a Munchen con un Sheraton, e non solo, pieno dei parenti che poi da turisti visitano la città e la Baviera.

Un qualcosa che possiamo tranquillamente replicare in Italia.

Al momento in Italia la realtà operativa più presente nel mondo della Economia Islamica è il Centro Estero per la Internazionalizzazione in Piemonte, (Ceipiemonte) grazie anche alla collaborazione con la Università di Torino che esprime la realtà più avanzata in Italia in merito alla Finanza Islamica grazie all’ European Research Center for Islamic Finance.

Realtà che insieme alla Amministrazione della Città di Torino danno vita all’ Islamic Economic Forum che , in quanto sponsorizzato da una autorità cittadina,è unico al mondo