Mercati senza il protezionismo per il Made in Italy: Halal Economy (1/3)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Oggi iniziamo a parlare di mercati che al momento sono gli unici a non parlare di protezionismo

Mercati che secondo  quanto dicono Maurizio Guendalini e di Victor Uckmar , della Fondazione ISTUD Osservatorio Med-Golfo, secondo cui i Paesi del Golfo diverranno per i prossimi 5 anni il mercato con il più alto tasso di crescita per il Made in Italy.

Il valore complessivo dell’ economia Islamica nel 2016 è stimato essere di 1 triliardo e 900 milioni di dollari su un  prodotto mondiale  di $75 triliardi e  210 milioni di dollari.

Questo significa che nel 2016 la economia Islamica  ha rappresentato il 2 e 52 percento della economia mondiale e per il 2021 si stima possa avere un valore di circa 3 triliardi di dollari.

Relativamente agli asset finanziari mondiali della finanza Islamica nel 2015 erano stimati a circa 2 triliardi di dollari  con una proiezione stimata a  3 triliardi e mezzo di dollari nel 2021.

Indubbiamente presi nel contesto globale gli importi non sono enormi ma non dobbiamo lasciarci fuorviare da una lettura meramente quantitativa di questi dati e per questo passiamo alla qualitativa.

Ovvero il leggere i dati in funzione del loro interesse per il Made in Italy sotto il triplice profilo degli investimenti, della internazionalizzazione intesa sia come mercato che  come joint-venture estere.

Infine dobbiamo considerare che la Halal Economy è anche un mercato interno Italiano come dimostrano sia il fashion che il turismo.

Il nostro paese è il quinto mercato al mondo per l’ Halal Fashion ma ne beneficiano in gran parte stilisti e produttori non Italiani.

Abbiamo una utenza per l’ Halal Tourism grazie ad una piccola borghesia nazionale ma queste persone vanno in giro per il mondo dove possono trovare una offerta secondo gli standard Halal.

Iniziamo con uno sguardo sintetico ma utile sulle varie tipologie di mercato ed il tutto avviene secondo una metodologia innovativa in Italia che si chiama Leverage Cognitive Power, LCP. Una metodologia di soluzioni commerciali che si basa su 7 pilastri olistici,(conosciuto, capito, creduto, comprato, confermato, Concorrenza, Comunità).

Analizziamo i seguenti mercati per il Made in Italy:

1- Turismo Halal

2- Fashion Halal

3- Finanza Islamica anche alla luce della prossima legge che la regolamenta in Italia

4- Mercato dei Media e del Divertimento

5- Farmacopea e Prodotti di Bellezza

1- Il Turismo Halal.

Un mercato che nel 2015 ha avuto un incremento del 4 e 9 percento e generato un fatturato di 151 miliardi di dollari con un profitto di 24 ed in questo contesto un dato interessante è vedere come i Russi Mussulmani siano  l’ ottavo mercato al mondo come turisti ed i Turchi il nono.

Le previsioni parlano di un incremento a 243 miliardi di dollari nel 2021.

Un mercato dove gli operatori Italiani faticano a farsi notare se pensiamo che tra i maggiori soggetti operanti non originari dei paesi Mussulmani abbiamo British Airlines, Disney Cruises e quindi Alitalia non ha beneficiato in questo mercato.

Relativamente alle infrastrutture alberghiere abbiamo Mariott International , Tschuggen Grand Hotel , Grosvenor House.

Per quanto concerne le catene di ristorazione abbiamo McDonalds, Nando’s e KFC.

Interessante è anche vedere le destinazioni del turismo sanitario,(ne parleremo ancora domani),che vedono  Europa Germania, Francia e Regno Unito come destinazioni preferite in Europa.

Ed infine relativamente alle agenzie ed ai canali per pianificare un viaggio la preferenza va alla Svizzera Kuoni Group ed in Internet alla Americana TripAdvisor ed alla Singaporese Agoda.

In Turchia abbiamo 28 resort Halal toursim friendly con la maggiore presenza al mondo relativamente al turismo che va al mare.

Inoltre si rileva in tutto il mondo anche il consolidamento di hotel di fascia media rispetto a quelli di lusso ed in questo un interessante case history di successo sono gli hotel a 3 stelle della catena Malese Sofyan Hotels.

Partendo da questi dati e tenendo presente che in un mercato estremamente competitivo come quello del turismo l’ Italia deve trovare il suo spazio nel contesto della differenziazione di segmento che rappresenta il turismo Halal.

Un mercato che non è solo internazionale come si tende facilmente a pensare ma anche nazionale.

Un dato su tutti:a Torino, per esempio, abbiamo 12500 imprenditori Mussulmani.

Se immaginiamo un nucleo familiare medio di 4 persone abbiamo nella sola Torino circa 50000 persone di piccola e media borghesia che di certo trovano interessante fare i turisti non solo in una spiaggia in Turchia od a Parigi ma anche a Milano piuttosto che in treno fino a Ventimiglia o nelle Langhe.

Langhe dove degli operatori come Bosca producono dell’ ottimo vino analcolico ma anche nella Granda dove abbiamo la salsiccia di Bra che è Sharia Compliant. Non parliamo poi ovviamente di luoghi come la Toscana o Venezia piuttosto che Napoli o le Dolomiti.

Pertanto è interessante pensare di fare esperienza prima con gli Italiani Mussulmani.

Una esperienza a più livelli.

Da un lato sulle infrastrutture, (dalle scuole alberghiere alle strutture recettive), dedicando spazi Sharia Compliant per intercettare questo mercato come si fa con altri target. Ma anche valorizzando gli skill culturali e linguistici dei Mussulmani Italiani che parlano anche arabo e che possono trovare sbocchi occupazionali.

Ed ovviamente il fatto che si raggiunga un livello soddisfacente per questo segmento di utenza non può che far dilagare la conoscenza della disponibilità Italiana anche all’ estero. Si rimanda a quanto detto ieri nella prima parte parlando del food Halal che si è diffuso a partire da Singapore.

Una esperienza che se letta in una ottica Leverage Comunication Power consente di rilevare i seguenti punti di forza.

La Comunità, (ovvero un qualcosa di ben più complesso del semplice target), diviene la testimonial dei 3 pilastri denominati: conosciuto, capito ,creduto.

A questo punto il viaggio inteso come esperienza sociale che crea contatto, conoscenza e condivisione attiva il processo che genera gli altri 2 pilastri, ovvero: comprato e confermato con altri acquisti.

Ed è quindi la Comunità che percepisce come pilastro la narrativa differenziante rispetto alla concorrenza.

E nel farlo dobbiamo tenere presente che già nel 2016 almeno 100000 hotels al mondo erano Sharia Compliant, ovvero che la concorrenza  non solo esiste già ma è anche molto agguerrita.

2- Il Fashion Halal.

Un qualcosa che a dire il vero non è poi così ignoto in Italia se pensiamo che La7 ne ha parlato in maniera molto bella nel suo supplemento settimanale dedicato al lifestyle

Nel 2015 i consumatori di fashion Mussulmani hanno speso 243 miliardi di dollari con un incremento del 5 e 7 percento.

Ma il dato qualitativo che deve fare riflettere è che questo importo esprimeva un volume di acquisti pari all’ 11 percento del mercato mondiale.

Questa volta il Made in Italy fa da capofila divenendo il case history di riferimento dato che  Dolce & Gabbana nel 2016 hanno lanciato la prima collezione di hijabs e abayas, ovvero di abiti Halal fashion.

Seguiti poi da Burberry e  da Uniqlo ma anche da Marks & Spencer che nel Regno Unito hanno lanciato la prima collezione di burkini e la  Malese  Naelofar stà per aprire a New York.

H&M è andata anche oltre con i suoi modelli hijab in quanto li collega ad un progetto di recupero degli indumenti usati per generare tessuti.

Un settore quindi in espansione anche trasversale se pensiamo a Manaal Al Hamaadi, fashion designer di Dubai, che ha  creato il primo vestito abaya alimentato ad energia solare per tutto l’ hardware che portiamo con noi.

In  termini di mercati è interessante notare che la Turchia è il primo al mondo davanti agli Emirati ed alla Arabia Saudita mentre la Russia è il quinto mercato al mondo, (confermando quanto detto col ranking mondiale in merito al turismo Halal) .

Sul lato della produzione il leader è la Cina ma la cosa importante è che l’ Italia sia quinta al mondo come mercato interessante dopo gli Emirati, la Turchia, Cina ed India.

Ed anche qui si ripete la importanza del mercato interno con la stessa ottica analizzata per quello del turismo.

Pertanto si hanno notevoli similarità con la  analisi  Leverage Comunication Power  di questo settore.

Anche in questo caso la Comunità, (ovvero un qualcosa di ben più complesso del semplice target), diviene la testimonial dei 3 pilastri denominati: conosciuto, capito ,creduto.

A questo punto il fashion inteso come alfabeto sociale che crea contatto, conoscenza e condivisione attiva il processo che genera gli altri 2 pilastri, ovvero: comprato e confermato con altri acquisti.

Ed è quindi la Comunità che percepisce come pilastro la narrativa differenziante rispetto alla concorrenza.

E nella creazione di Comunità non trascuriamo la capacità di creare universi emozionali condivisi in una ottica leverage cognitive power che ha acquisito Alabbar Enterprise in Dubai comprando per 111 milioni di dollari il 4 percento di Net-a-Porter.

Indubbiamente l’ evento cardine in termini sia di mercato che di input creativi è la Istanbul Modest Fashion Week con 10000 operatori a vario livello nella sua ultima edizione.

Nuovamente Torino si pone alla avanguardia nel contesto dei mercati della economia Islamica grazie alla Round Table Discussion on Modest Fashion organizzata nel 2015 in partnership con il Dubai Economy Development Center.

Siamo quindi nuovamente di fronte ad una realtà che si caratterizza per essere:

  • consolidata ed in rapida espansione
  • con un mercato che  travalica la clientela Mussulmana
  • con un forte mercato interno Italiano, (il quinto al mondo), dove al momento il Made in Italy è latente per non dire assente 

Ovvero una occasione da non mancare.