Paris 01

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Spazio, eh si ultima frontiera e non solo per il comandante Kirk.

Lo spazio è sempre la ultima frontiera per una città e nel presente, per quanto possa sembrare assurdo, non si esprime mai il presente.

Lo spazio infatti esprime il passato e le visioni che abbiamo sul futuro per costringere chi lo vivrà a vivere il presente che non abbiamo.

Un pò di frustrazione in questo è innegabile ma è la verità e così scegliamo di investire nel futuro per proiettarci il nostro presente.

Che poi sarà il passato per chi lo riceverà che a sua volta proietterà allo stesso modo il suo presente nel futuro con altre modificazioni dell’ ambiento urbano.

E quindi in una città in termini architettonici il presente non esiste mai dato che è in continua tensione tra la eredità del passato e le aspettative del futuro in un tutto che si fonde nelle necessità del quotidiano.

Paris stà attuando una interessante sperimentazione per  capire come modificare la propria struttura urbana testandosi.

Ovvero?

Valorizzarlo.

Nel concreto e cioè come può essere Paris un best case di ripensamento urbanistico rivolto al futuro e quindi resiliente?

Considerando che valorizzare uno spazio urbano sia una realtà complessa e sinergica come pure in divenire dove  agiscono due dimensioni cardine.

E queste dimensioni sono gli Abitanti, (Cittadini e non Cittadini), e l’ uso stesso.

Gli spazi sono luoghi che divengono tali in quanto usati.

In una frase: se la ragione per esistere di uno spazio è quella di essere usata allora questo uso è la sintesi della sua vita.

Una vita pensata per gli Abitanti stanzianti o di passaggio che siano.

Il primo esempio di questa governance dal volto umano è Place de la Nation con un esperimento di resilienza prima ancora che di sostenibilità iniziato questo 10 aprile.

Resilienza, oltre la sostenibilità dato che è un concetto ben più complesso in quanto esprimente un concetto di cittadinanza che si affaccia sul futuro con rispetto.

Il test prevede una ristrutturazione dello spazio della piazza al fine di conseguire i seguenti obiettivi:

  • una maggiore superficie dell’ anello centrale in modo che si abbia più verde fruibile come pure più spazio pedonale
  • le sezioni che intersecano le avenues attigue, (Avenue de Bouvines, Dorian et du Bel-Air débouchant),  divengono a loro volta pedonali
  • aumentano le  aree ciclabili e quelle ad accesso limitato solo ai veicoli di emergenza al fine di favorire anche i pedoni
  • si migliora la accessibilità ai pedoni rendendo più facile la viabilità anche ai disabili

Il risultato finale si commenta da solo dato che  genera un aumento del 57 percento dello spazio ,(verde e non), disponibile ai pedoni senza ridurre la viabilità degli autoveicoli.

Analizziamo ora questo best case secondo la innovativa  metodologia Leverage Cognitive Power che si basa su 7 pilastri olistici e di cui abbiamo parlato in un altro articolo.

Pilastro 1 Conosciuto: il progetto prevede un profondo coinvolgimento democratico degli Abitanti ed è frutto di un lungo lavoro di preparazione sul territorio che ne ha garantito la conoscenza.

Pilastro 2 Compreso: i quartieri sono il locale della città da cui poi si irradiano le “cose”che divengono patrimonio globale della città. E da cui la città trova la narrativa per il suo soft power. Il fatto che sia partito ascoltando le esigenze dai vari “locali” ne ha garantito al comprensione

Pilastro 3 Creduto: la interazione Amministrazione Cittadina  Centrale, Amministrazione Cittadine Periferiche e Realtà Sociali locali ha reso il tutto immediatamente credibile.

Pilastro 4 Comprato:  gli Abitanti hanno partecipato al test “comprandone” la utilità per migliorare il proprio locale nel contesto del globale della città.

Pilastro 5 Confermato: La meta-Comunità complessiva degli Abitanti dei vari locali, (quartieri), da quel momento ha continuato e stà continuando a testare i progetti in maniera pro-attiva

Pilastro 6 Concorrenza: questo approccio globale e trasversale prende il sopravvento su tante iniziative nate dal basso il più delle volte da parte di soggetti il cui unico vero scopo è  il conseguimento di una visibilità politica a fini elettorali.

Pilastro 7 Comunità: alla fine cosa è una città? Una comunità di comunità, (ovvero dei locali che chiamiamo quartieri,strade, rioni, piazze), ed i pilastri precedenti hanno creato un universo emozionale condiviso.

E da qui il successo come ha dimostrato questa analisi di tipo Leverage Cognitive Power.