New York 01

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Oggi iniziamo una nuova sezione di Città da Vivere la rubrica dedicata alle 296 città che fanno pulsare il mondo.

Questa nuova sezione si intitola Le città del softpower: Nylopabeto.

Nylopabeto significa New York, London, Paris, Beijing, Tokyo e ne parleremo da oggi a Venerdì pubblicando alle 18.

La prossima sezione sarà The golden  9M

Dove con 9M si intende Mockba, Munchen, Montecarlo, Madrid, Miami, Montreal, Melbourne, Manila, Mumbai

Ed altro ancora ogni settimana a rotazione in modo che ogni mese si parli di una città e della sua governance e questo perchè se i problemi sono anche uguali cambiano sicuramente le soluzioni o le mancate soluzioni.

Ovvero in una frase: i best case da analizzare e ed i wrost case da evitare.

La idea in Città da Vivere è di parlare della governance che le rendono gangli vitali che fanno pulsare il mondo.

New York e dato che si vivere una città significa anche attraversarla come dei Flanuer da qualche punto dobbiamo iniziare.

Parleremo di un wrost case,( la viabilità), da non imitare e di un best case, (la sicurezza), su cui riflettere.

Ed iniziamo da un edificio che dal novembre 2016 al gennaio 2017 fu la anticamera del mondo che conta in visita a Trump.

Di Italiani pochini e nessun politico tra i “trumpisti” locali fu ritenuto così interessante da essere invitato come accadde con la Lepen.

Ma è irrilevante e continuiamo. La Trump Tower  è un  Privately Owned Public Spaces ovvero una area immobiliare in cui il costruttore sottoscrive un patto con la amministrazione cittadina.

In  cambio di una maggiore cubatura edificabile vendibile chi costruisce si impegna a costruire anche una corrispondente sezione  pubblica che arricchisce di dotazioni pubbliche il quartiere.

Nella Trump Tower sono  due ed usciamo da una di esse attraversando le vetrate che sono aria condensata tra noi e la strada per uscire in strada.

Dato che viaggiamo con parole pixate, ovvero stampate su di uno schermo, il nostro essere viaggiatori Flanuer ci concede cose che la fisicità ci negherebbe ed allora ci ritroviamo a viaggiare nei problemi della viabilità.

Problemi comuni in questo mondo pieno di città pensate quando non avevamo le auto e poi costruite sottostimando cronicamente i vari livelli del loro impatto dalla viabilità all’ inquinamento.

Anche qui si tratta di problemi relativi ad un pessimo coordinamento trai soggetti preposti. La settimana scorsa per chi doveva muoversi con la metro tra East End Long Island ed il New Jersey era un dramma.

Non ci interessa ovviamente il dettaglio ma il senso in termini di governance ed è con questo approccio che analizziamo.

Sebbene Amtrak, il più grande operatore ferroviario degli USA, si prende tutte le responsabilità ma  il vero problema è la cronica e voluta mancanza di coordinamento di tutti i soggetti.

Ovvero per dirla come deve essere detta per capirci. Il cronico e voluto mancato coordinamento tra tutte le burocrazie coinvolte.

Una burocrazia ha un solo scopo: perpetuare se stessa ingrandendosi il più possibile ed autolegittimandosi il più possibile contro le burocrazie antagoniste.

Poi dopo, diciamo un “pò tanto” dopo, il servizio alla struttura, al Pubblico.

Ma non vi è nulla di strano in questo e nemmeno di tipicamente Nuiorchese. In termini teorici da economia  politica lo aveva spiegato bene Galbraith.

Ogni manager, pubblico o privato che sia, e quindi ogni struttura burocratica in cui opera tende sempre a massimizzare il proprio beneficio, (carriera, potere, stipendio, budget), e poi dopo a pensare alla gestione della struttura burocratica anche per il motivo per cui è stata concepita. Ovvero essere di servizio per una dimensione più ampia e complessa.

Questo avviene nel pubblico come nel privato ed in tutto il mondo.

E tornando a New York un collegamento ferroviario che una volta era preso ad esempio nel mondo ora è una struttura in cui si incrociano e si pongono mutualmente in stallo una serie di burocrazie.

E il risultato finale è un “non fare” che fa si che basti un incidente a mettere il sistema in crisi. Ricorda qualcosa? Certamente si.

Andiamo avanti dopo questo esempio di wrost case parlando ora di un best case come la nuova strategia  della polizia di New York.

I best case vengono analizzati secondo la innovativa  metodologia Leverage Cognitive Power che si basa su 7 pilastri olistici e di cui abbiamo parlato in un altro articolo.

Pilastro 1 Conosciuto: arriva dal basso e quindi si conosce grazie a questo.

Pilastro 2 Compreso: viene comunicato non con il linguaggio che arriva da downtown, dal centro, ma con quello delle persone che parlano alle persone.

Pilastro 3 Creduto: non è tanto o solo il prestigio della polizia e della amministrazione ma quello delle persone che sono leader del locale chiamato Comunità

Pilastro 4 Comprato: ovvero provato. Si testa in un contesto che poi è uno dei problemi del locale chiamato quartiere di New York

Pilastro 5 Confermato: funzione dato che nasce dal locale anche se ha il supporto globale della governance della amministrazione

Pilastro 6 Concorrenza: perchè andare da una polizia privata quando la mia  città lo fa. Quindi? Non trasformare il quartiere in una comunità blindata con i cancelli di accesso quasi fosse un castello medievale. ovvero una delle più di 7000 gate communities negli Usa.

Pilastro 7 Comunità: alla fine cosa è una città? Una comunità di comunità ed i pilastri precedenti hanno creato un universo emozionale condiviso.

E da qui il successo come ha dimostrato questa analisi di tipo Leverage Cognitive Power.

Dopo gli anni di Giuliani e della “Tolleranza Zero” che fu un successo copiato nel mondo. Si pensi, ad esempio, ai risultati positivi a Cape Town abbiamo una nuova filosofia operativa che può insegnare molto anche ad altre città.

Questa filosofia si basa sulle Five T, ovvero: Trust, Training, Technology, Terrorism, Tackling Crime.

In una Italia dove un magistrato fa armare la sua famiglia ammettendo che il territorio non è coperto e dove un ricercato con un passato militare nei Balcani, ovvero in una guerra bestiale, si muove nelle paludi per andare a nord verso il bacino del Po e qui magari cercare di fuggire. In questa Italia, dicevamo, questa filosofia operativa può essere uno stimolo a riflettere.

Innanzitutto la chiave di ogni rapporto tra le istituzioni ed i Cittadini, ovvero la Fiducia che è espressa da Trust, la prima delle 5T.

La Fiducia nella imparzialità e nella capacità di essere presenti quando e dove serva in maniera tempestiva capendo le situazioni.

E quindi non il semplice invio di agenti armati ma di agenti pensanti in grado di cogliere le sfumature della strada. Dei Flaneur della sicurezza insomma.

Ed è quindi naturale che la seconda T sia Training, ovvero formazione.

Una formazione che quindi, non si limita alle solo alle tecniche di combattimento in ambienti urbani o alle nozioni giuridiche ma che va ben oltre e nel profondo.

Un training che  insegna ad essere anche dei mediatori culturali per capire e discernere l’ uso legittimo della forza come  atto preventivo o repressivo.

E quindi anche Technology, ovvero la tecnologia come supporto per capire dove andare e sopratutto cosa fare.

E poi ci sono le  ultime due “T” e sono quelle che  devono far pensare di più.

“T” come Terrorism e fa pensare.

Siamo abituati ad immaginare il problema  della sicurezza come ad un problema di crimine più o meno organizzato.

Dalle città alla Gotham City dove tutto è corruzione e crimine a  Munchen che con più di un milione e mezzo di abitanti ha solo 4 omicidi all’ anno.

Purtroppo non è più così. Dal perdurare delle stato di emergenza in Francia a quello appena decretato in Egitto il terrorismo è parte della vita della città. Ma in realtà è un crescendo iniziato con le bombe dell’ Ira a Londra o all’ attacco di Mumbai.

Quindi è oramai divenuto routine avere una unità anti-terrorismo come lo è averne una anti droga piuttosto che anti racket o la buoncostume.

Può sembrare cinico ma non lo è e non è nemmeno distopico. E’ resiliente nel senso che la conflittualità politica estremistica urbana sia nella dimensione della realtà digitale che in quella fisica è una costante.

Quindi le forze di polizia si strutturano. Nulla di strano e nuovo se pensiamo che, ad esempio, dal 2015 in Italia ogni cittadina ha un team di pronto intervento del Ministero degli interni.

Da Milano a Cuneo e questo la dice lunga. In Italia fino ad oggi le contromisure hanno funzionato dato che non abbiamo avuto attacchi riusciti.

E le tecniche a New York rispecchiano anche cose che avvengono a Cuneo od a Venezia ma questo non ci deve fare dormire sugli allori dato che a noi mancano le  altre “T” della strategia.

E questo ci porta alla ultima “T” che include un concetto filosofico strategico pregnante e molto importante. ovvero il Tackling Crime.

Così importante da fare la differenza.

Si ufficializza il selective targetting. Ovvero il colpire in maniera selettiva influenzando le dinamiche di controllo del territorio del crimine.

Dalla piccola alla criminalità organizzata.

Una dimensione che si attua anche nella lotta al terrorismo e di cui parleremo in futuro in un articolo di strategia nella sezione sulla geopolitica umana.

Un qualcosa che si sospetta accada in Italia ma non in maniera così efficace ed integrata col recupero sociale come a New York e quindi merita una analisi come best case

Il fattore chiave è lo sviluppo di strategie nelle diverse aree metropolitane pensate in collaborazione con gli Abitanti ed ottenendo la loro approvazione.

Quindi non solo e non tanto un più efficace uso della dimensione repressiva ma di una di quella preventiva in quanto integrato con la autorità di quartiere e con la locale società civile.

Uno sforzo collettivo a più livelli sinergici, (cittadini ed istituzioni), di ripresa del territorio dal crimine guidato dai bisogni delle collettività metropolitane locali.