Torino: snodo del mondo per l’ Italia (2/4)

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Nella puntata di ieri abbiamo introdotto la valenza della economia Islamica per il Made in Italy ed abbiamo parlato del  marcato del food Halal per le nostre aziende.

Oggi analizzeremo altri mercati ma è bene aprire una parentesi.

In un mondo che parla di dazi i mercati Islamici sono al momento i soli a non parlarne.

Inoltre secondo le stime di Maurizio Guendalini e di Victor Uckmar , della Fondazione ISTUD Osservatorio Med-Golfo, i Paesi del Golfo diverranno per i prossimi 5 anni il mercato con il più alto tasso di crescita per il Made in Italy.

Per fare un esempio il Made in Piemonte in questi paesi nel 2016 ha esportato più di due miliardi di euro.

In questo contesto da un lato abbiamo la Lega Nord che presenta un DDL che considera essere Sharia Compliant come apologia di reato e quindi chiunque produca secondo questi standard si troverebbe fuori legge e  dovrebbe chiudere lasciando a casa  tanti lavoratori.

Nel pratico, ad esempio, chi produce vino senza alcol è Sharia Compliant, (ma anche Kascher Compliant), ed esporta nei mercati Islamici ma non solo.Non solo dato che questo vino è la soluzione  ideale per chi vuole  pasteggiare in un ristorante e bere senza poi aver problemi con la guida.O per chi per problemi di salute non possa ingerire alcolici viste le medicine che prende.

Ma anche i  nostri animali mangiano Sharia e Kasher Compliant nel senso che non abbiamo pet food con carne di maiale e quindi anche questi produttori farebbero una qualche apologia di reato.

Con una legge che  equipara essere Sharia  Compliant alla apologia di reato tutto questo non sarebbe possibile e le industrie taglierebbero la produzione arrecando un danno in termini occupazionali.

Se pensiamo che sia la Australia il più grande esportatore al mondo di Sharia Compliant food grazie agli ovini che potrebbe esportare la Sardegna ed il terzo è il Brasile per i vegetali.

Poi se pensiamo che le nazioni  per motivi di sostenibilità e resilienza più aperte a questo tipo di food siano USA, UK, Giappone, Singapore, Australia, Canada.

In una frase: difficile pensare che questi paesi siano in via di “califfatizzazione” e che stiano tradendo i propri valori culturali perchè mangiano Sharia Compliant Food, no?  

Dall’ altro lato abbiamo chi come la Amministrazione M5S di Torino della Sindaca Appenino che capisce quanto la economia Islamica possa essere una concreta opportunità per il Sistema Italia e pone, come vedremo nella quarta sezione di questo articolo, Torino alla avanguardia Italiana nella intercettazione di questi flussi di ricchezza.

A questo punto torniamo a focalizzarci sui mercati analizzandoli nel contesto della innovativa metodologia manageriale nota come il  Leverage Cognitive Power, LCP.

Oggi parleremo dei mercati della finanza Islamica, di quelli dell’ Halal tourism e dell’ Halal fashion.

La finanza Islamica nel 2015 valeva circa 2 triliardi di dollari che è un importo molto piccolo se paragonato al mercato finanziario globale di 118 triliardi di dollari dato che ne  rappresentava solo un volume pari al 1 e 69 percento del mercato mondiale.

Nuovamente il dato deve essere letto in termini qualitativi come vedremo anche domani parlando del Settore Sanitario Halal che può iniettare risorse in quello Italiano come iniziano a sperimentare presso la Città della Salute , un comprensorio ospedaliero pubblico a Torino.

Pensiamo ad esempio alle pensioni per  vedere come il più grande fondo pensioni al mondo, quello del governo Malese, con asset per 26 miliardi di dollari sia Sharia Compliant ed a come il sistema bancario dei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, con depositi per circa 922 miliardi di dollari, abbia meglio resistito alla crisi finanziaria. Pensiamo come termine di paragone a quello Irlandeso od ai problemi del sistema bancario Italiano ,ad esempio.

A partire dal 2016 il venire meno della sanzioni all’ Iran ha inoltre reso disponibile circa 434 miliardi di dollari da investirsi secondo la Sharia anche se persistono dei problemi strutturali a partire dalla inadeguatezza del sistema bancario Iraniano.

Teheran in teoria è il più grosso mercato finanziario al mondo con 344 miliardi di dollari seguito a poca distanza dalla Arabia Saudita con 343 mentre un paese come la Turchia che opera nella EU nell’ ambito di accordi economici molto liberali e che ha banche Sharia Compliant in Germania è l’ ottavo mercato al mondo con 45 miliardi di dollari.Ed in merito alla Turchia si ricorda che la seconda banca del paese è la Italiana Unicredit Group.

Si ricorda inoltre che in Italia  è in valutazione presso la commissione competente un disegno di legge che renderà possibile in Italia usare la finanza Islamica.

Lasciando questo sullo sfondo un interessante parametro di valutazione è vedere come i Millenials in giro per il mondo reagiscono al mondo della finanza Islamica.

Nel farlo ricordiamoci che a questi mercati e strumenti finanziari possono accedere anche i non Mussulmani come accade in Europa ad esempio in Germania, Svizzera , Francia, Lussemburgo , UK ed in via sperimentale in Lombardia con un progetto pilota della Fondazione Cariplo.

Risulta che il 75 percento dei Millenials che parlano in rete di questi strumenti finanziari abbiano nei loro confronti un atteggiamento positivo a fronte di un 10 percento neutro e di un 15 percento con un atteggiamento negativo.

Sempre da un punto di vista qualitativo è importante  evidenziare che si possa accedere a tali strumenti non solo mediante banche ed operatori finanziari dei paesi Islamici ma anche  attraverso global player .

Nel Regno Unito con Bank of England, HSBC, Standard Chartered, Barclays.

In Cina con la People’s Bank of China.

In Francia con BNP , in Germania con Deutsche Bank , in Svizzera con Swiss Re Retakaful e negli Usa con Texas Pacific Group.

Nel mondo del  crow-funding con la Americana Crowdfunder e con la Britannica Crowdcube.

Ed a breve sarà possibile anche in Australia e nella Corea del Sud.

Ovvero una lista impressionante di realtà affidabilissime che è in grado di convincere anche il più sospettoso degli investitori ma non solo dato che queste realtà non sono certo dei reciclatori per il terrorismo.

Partendo quindi dal fatto che non si tratta di “strumenti esotici” in mano a strutture finanziarie poco note e che le realtà internazionali sopra indicate non sono certo dei reciclatori per il terrorismo otteniamo che in una analisi di tipo LCP abbiamo che i prodotti finanziari sono conosciuti / di facile conoscibilità , capiti e creduti. 

Ma anche fruibili all’ interno di Comunità ad elevato valore aggiunto come pure capacità di agire come influencer rendendo queste soluzioni finanziarie appetibili rispetto alla concorrenza.

Vediamo quindi che la finanza Islamica supera con successo lo screening basato sulle 5C più 2C, ovvero i 7 pilastri valutativi del Leverage Cognitive Power e quindi sono realtà in grado di generare contatto , connessione e condivisione con dei Clienti sofisticati visti come Comunità con valori etici e non come un puro e semplice target.

Analizziamo a questo punto i trend futuri di questa dimensione.

Il campo di azione  privilegiato sembrerebbe essere quello dell’ asset management ed in particolare della gestione dei fondi pensione.

In ogni caso sono privilegiati gli investimenti socialmente responsabili dato che le prescrizioni Sharia Compliant sono in perfetta sintonia con quelle del socially responsable investing universalmente condivise.

Un elemento è da aversi sempre come chiaro quando si analizza la finanza Islamica è una differenza strutturale importante rispetto alla non Islamica.

La islamica, a differenza della non Islamica, si focalizza essenzialmente su una attività bancaria con un ridotto volume in termini di mercati di capitale da indebitamento e questo spiega la differenza in termini di crescita che è minore.

In ogni caso ci troviamo di fronte a soggetti ed a strumenti che si caratterizzano per un elevato livello di impiego della finanza in maniera responsabile e resiliente ed questo è garanzia di un continuo sviluppo nel tempo.

Iniziamo ora a parlare del turismo Halal.

Un mercato che nel 2015 ha avuto un incremento del 4 e 9 percento e generato un fatturato di 151 miliardi di dollari con un profitto di 24 ed in questo contesto un dato interessante è vedere come i Russi Mussulmani siano  l’ ottavo mercato al mondo come turisti ed i Turchi il nono.

Le previsioni parlano di un incremento a 243 miliardi di dollari nel 2021.

Un mercato dove gli operatori Italiani faticano a farsi notare se pensiamo che tra i maggiori soggetti operanti non originari dei paesi Mussulmani abbiamo British Airlines, Disney Cruises e quindi Alitalia non ha beneficiato in questo mercato.

Relativamente alle infrastrutture alberghiere abbiamo Mariott International , Tschuggen Grand Hotel , Grosvenor House.

Per quanto concerne le catene di ristorazione abbiamo McDonalds, Nando’s e KFC.

Interessante è anche vedere le destinazioni del turismo sanitario,(ne parleremo ancora domani),che vedono  Europa Germania, Francia e Regno Unito come destinazioni preferite in Europa.

Ed infine relativamente alle agenzie ed ai canali per pianificare un viaggio la preferenza va alla Svizzera Kuoni Group ed in Internet alla Americana TripAdvisor ed alla Singaporese Agoda.

In Turchia abbiamo 28 resort Halal toursim friendly con la maggiore presenza al mondo relativamente al turismo che va al mare.

Inoltre si rileva in tutto il mondo anche il consolidamento di hotel di fascia media rispetto a quelli di lusso ed in questo un interessante case history di successo sono gli hotel a 3 stelle della catena Malese Sofyan Hotels.

Partendo da questi dati e tenendo presente che in un mercato estremamente competitivo come quello del turismo l’ Italia deve trovare il suo spazio nel contesto della differenziazione di segmento che rappresenta il turismo Halal.

Un mercato che non è solo internazionale come si tende facilmente a pensare ma anche nazionale.

Un dato su tutti:a Torino, per esempio, abbiamo 12500 imprenditori Mussulmani.

Se immaginiamo un nucleo familiare medio di 4 persone abbiamo nella sola Torino circa 50000 persone di piccola e media borghesia che di certo trovano interessante fare i turisti non solo in una spiaggia in Turchia od a Parigi ma anche a Milano piuttosto che in treno fino a Ventimiglia o nelle Langhe.

Langhe dove degli operatori come Bosca producono dell’ ottimo vino analcolico ma anche nella Granda dove abbiamo la salsiccia di Bra che è Sharia Compliant. Non parliamo poi ovviamente di luoghi come la Toscana o Venezia piuttosto che Napoli o le Dolomiti.

Pertanto è interessante pensare di fare esperienza prima con gli Italiani Mussulmani.

Una esperienza a più livelli.

Da un lato sulle infrastrutture, (dalle scuole alberghiere alle strutture recettive), dedicando spazi Sharia Compliant per intercettare questo mercato come si fa con altri target. Ma anche valorizzando gli skill culturali e linguistici dei Mussulmani Italiani che parlano anche arabo e che possono trovare sbocchi occupazionali.

Ed ovviamente il fatto che si raggiunga un livello soddisfacente per questo segmento di utenza non può che far dilagare la conoscenza della disponibilità Italiana anche all’ estero. Si rimanda a quanto detto ieri nella prima parte parlando del food Halal che si è diffuso a partire da Singapore.

Una esperienza che se letta in una ottica Leverage Comunication Power consente di rilevare i seguenti punti di forza.

La Comunità, (ovvero un qualcosa di ben più complesso del semplice target), diviene la testimonial dei 3 pilastri denominati: conosciuto, capito ,creduto.

A questo punto il viaggio inteso come esperienza sociale che crea contatto, conoscenza e condivisione attiva il processo che genera gli altri 2 pilastri, ovvero: comprato e confermato con altri acquisti.

Ed è quindi la Comunità che percepisce come pilastro la narrativa differenziante rispetto alla concorrenza.

E nel farlo dobbiamo tenere presente che già nel 2016 almeno 100000 hotels al mondo erano Sharia Compliant, ovvero che la concorrenza  non solo esiste già ma è anche molto agguerrita.

Ed ora parliamo del fashion Halal.

Un qualcosa che a dire il vero non è poi così ignoto in Italia se pensiamo che La7 ne ha parlato in maniera molto bella nel suo supplemento settimanale dedicato al lifestyle

Nel 2015 i consumatori di fashion Mussulmani hanno speso 243 miliardi di dollari con un incremento del 5 e 7 percento.

Ma il dato qualitativo che deve fare riflettere è che questo importo esprimeva un volume di acquisti pari all’ 11 percento del mercato mondiale.

Questa volta il Made in Italy fa da capofila divenendo il case history di riferimento dato che  Dolce & Gabbana nel 2016 hanno lanciato la prima collezione di hijabs e abayas, ovvero di abiti Halal fashion.

Seguiti poi da Burberry e  da Uniqlo ma anche da Marks & Spencer che nel Regno Unito hanno lanciato la prima collezione di burkini e la  Malese  Naelofar stà per aprire a New York.

H&M è andata anche oltre con i suoi modelli hijab in quanto li collega ad un progetto di recupero degli indumenti usati per generare tessuti.

Un settore quindi in espansione anche trasversale se pensiamo a Manaal Al Hamaadi, fashion designer di Dubai, che ha  creato il primo vestito abaya alimentato ad energia solare per tutto l’ hardware che portiamo con noi.

In  termini di mercati è interessante notare che la Turchia è il primo al mondo davanti agli Emirati ed alla Arabia Saudita mentre la Russia è il quinto mercato al mondo, (confermando quanto detto col ranking mondiale in merito al turismo Halal) .

Sul lato della produzione il leader è la Cina ma la cosa importante è che l’ Italia sia quinta al mondo come mercato interessante dopo gli Emirati, la Turchia, Cina ed India.

Ed anche qui si ripete la importanza del mercato interno con la stessa ottica analizzata per quello del turismo.

Pertanto si hanno notevoli similarità con la  analisi  Leverage Comunication Power  di questo settore.

Anche in questo caso la Comunità, (ovvero un qualcosa di ben più complesso del semplice target), diviene la testimonial dei 3 pilastri denominati: conosciuto, capito ,creduto.

A questo punto il fashion inteso come alfabeto sociale che crea contatto, conoscenza e condivisione attiva il processo che genera gli altri 2 pilastri, ovvero: comprato e confermato con altri acquisti.

Ed è quindi la Comunità che percepisce come pilastro la narrativa differenziante rispetto alla concorrenza.

E nella creazione di Comunità non trascuriamo la capacità di creare universi emozionali condivisi in una ottica leverage cognitive power che ha acquisito Alabbar Enterprise in Dubai comprando per 111 milioni di dollari il 4 percento di Net-a-Porter.

Indubbiamente l’ evento cardine in termini sia di mercato che di input creativi è la Istanbul Modest Fashion Week con 10000 operatori a vario livello nella sua ultima edizione.

Nuovamente Torino si pone alla avanguardia nel contesto dei mercati della economia Islamica grazie alla Round Table Discussion on Modest Fashion organizzata nel 2015 in partnership con il Dubai Economy Development Center.

Siamo quindi nuovamente di fronte ad una realtà che si caratterizza per essere:

  • consolidata ed in rapida espansione
  • con un mercato che  travalica la clientela Mussulmana
  • con un forte mercato interno Italiano, (il quinto al mondo), dove al momento il Made in Italy è latente per non dire assente 

Ovvero una occasione da non mancare.

Continueremo con la terza parte lunedì alle 10