Design di ambiente: iniziamo dai quadri

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

I quadri sono oggetti di design ed il design come il fashion esistono da millenni. Gli arredi che  oggi troviamo in un museo o presso un antiquario non sono altro che il design ricercato nelle loro epoche.

Lo stesso dicasi per i monili ed i vestiti che altro non sono che il fashion della loro epoca.

Oggetti di design quindi e vista la loro intrinseca natura occupano sempre uno spazio rilevante nella economia emozionale della cose che rendono uno spazio un luogo vissuto.

Partendo questo pensiamo alla composizione e costruzione di un quadro come ad una guida per strutturare un luogo.

Ovvero per come rendere vivo uno spazio.

Ed uno spazio è vivo se equilibrato nel senso che ha il suo equilibrio anche se quello che vi compare è rivoluzionario, innovativo, destrtutturante e via dicendo.

E quando si parla di equilibrio le costante sono sempre le solite 3,ovvero:

  • che oggetto
  • la scelta delle sue dimensioni
  • la posizione che lo magnifica nella spazio in rapporto alle altri componenti

Immaginiamo di pensare allo spazio in questione come ad un foglio su cui schizzare, abbozzare un quadro. Ed il quadro in questo caso ovviamente è la spazio da arredare.

Immaginiamo, ovvero definiamo le linee guida di questo spazio sul foglio bianco. Ovvero quella che  racchiudono gli oggetti principali di arredo.

E qui la chiave di lettura spaziale fondamentale è la semplicità. Da essa scaturisce poi la complessità dell’ insieme e le emozioni che genera come luogo.

Semplicità e quindi la inquadratura chiave in cui nasce la distinzione tra quello che è principale e quello che è complementare.

Nella inquadratura le linee delimitano e da qui nasce la essenza ,ovvero la composizione.

Ed ancora il punto chiave è lo sforzarsi ad organizzare lo spazio secondo le coordinate emozionali degli oggetti principali.

Alla fine ricordiamoci sempre che la nostra percezione spaziale sebbene sia tridimensionale ci appare come un insieme multiplo di poche figure. Rettangolo, cerchio e quadrato.

Quindi in un certo senso la tridimensionalità è un foglio visto in 3D come ci insegna la prospettiva.

Tenendo questo in mente pensiamo che uno spazio diviene un luogo perchè e solo perchè genera emozioni.

E quindi codifichiamo i punti cardine della nostra osservazione alla ricerca della giusta inquadratura in cui disporre i componenti.

Quindi passiamo al secondo punto che ci impedisce di avere una sorta di monotonia compositiva e per ottenere questo dobbiamo armonizzare quello che si definisce come assembramento intorno agli elementi cardine.

Questo ci porta ad individuare un punto chiave che è la creazione di luce ed ombre ,ovvero di armonie e contrasti che generino luci ed ombre emozionali.

A questo punto nella costruzione in divenire che abbiamo concepito è bene fermarci ed osservare.

Un utile trucco è guadare lo spazio come fanno i fotografi per decidere la inquadratura.

Ovvero?

Definire una cornice immaginaria con le dita e viaggiare nello spazio.

Il visore così ottenuto è di tipo sensoriale e ci fornisce le emozioni che percepiremmo se lo spazio fosse arredato per essere un luogo.

E qui decidiamo cosa fare e come farlo.

E da questo momento parte la composizione ,ovvero il processo che porta alla armonia di insieme.

Processo chiave quanto indissolubilmente soggettivo.

E’ il nostro spazio che vogliamo divenga il nostro luogo e tutto il resto  non è altro che un fastidioso brusio di sottofondo.

Bello o brutto non esiste.

A questo punto conta solo una cosa: noi.

Ovvero quello che vogliamo dire scegliendo il cosa in rapporto ad un dove nello spazio  che usiamo come parole del nostro alfabeto sociale.

Per dire in buona sostanza chi siamo , a chi ci sentiamo legati e chi non vogliamo.

Buona creazione