Il trapianto di organi intra-specie Uomo-Animale

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Nel febbraio 2017 un team di ricerca della Stantford Univ. School of Medicine e dell’ Institue o Medical Science della Tokyo Univiverity ha sviluppato una rivoluzionaria metodologia di impianto di organi tra specie differenti. Dei pancreas di topi sono stati trapiantati senza rigetto in gatti diabetici. Questa tecnologia consente di progredire notevolmente per poter attuare trapianti di organi animali nelle persone.

Cosa è stato innovato?

La tecnologia sviluppata utilizza delle cellule staminiche di tipo pluripotent di un gatto che vengono impiantate nell’ animale donatore,(il topo), per generare un pancreas impiantabile  poi in un felino.

L’ animale donatore è stato geneticamente modificato al fine di non essere in grado di sviluppare un proprio organo, in questo caso un pancreas.

Il donatore diviene quindi un incubatore che consente al’ organo in questione di svilupparsi pienamente ed essere perfettamente funzionante per poi essere trapiantato.

I testi clinici hanno dimostrato che i gatti diabetici riceventi il trapianto hanno dovuto fare una terapia immuno-depressiva di soli cinque giorni invece che  essere sottoposti a tale trattamento per tutta la vita.

L’ elemento innovativo risiede nella tipologia di celle staminiche collegata al fatto che l’ animale donatore non può sviluppare in proprio un organo.

Le celle staminiche di tipo pluripotent sono staminiche generiche e quindi aumenta le possibilità di utilizzo in quanto disponibili in quantità maggiore rispetto a quelle specifiche di un organo.

Il fatto che il soggetto ricevente le cellule e poi donatore dell’ organo sia geneticamente modificato al fine di non poter generare l’ organo in questione consente che si abbia lo sviluppo di uno pienamente funzionante anche se originato dalle cellule di una altra specie.

E questo organo è pienamente funzionante dato che è perfettamente integrato nelle funzioni dell’ organismo donatore.

Nel pratico del test abbiamo che le cellule pluripotent feline hanno generato un pancreas perfettamente funzionante nei roditori modificati geneticamente per non avere un pancreas.

E da loro trapiantato e gestito con appena 5 giorni di terapia immuno-depressiva.

Inoltre i felini non dovendo fare una terapia immuno-depressiva non hanno generato problemi di salute collaterali come i danni renali e non hanno generato tumori.

Perche’ avrà successo?

Questa tecnologia di trapianto innovativa consente di fare notevoli passi avanti verso il trapianto di organi da animali negli esseri umani nel senso di accorciare di anni il raggiungimento di tale opzione terapeutica.

Organi che saranno originati dai maiali o dalle pecore e per meglio capire l’ impatto del tutto abbiamo bisogno di una piccola parentesi che ci fornisce due dati chiave.

Il primo dato è che non sarebbe la prima volta che un animale genera una soluzione terapeutica che sopperisce ad un organo umano. L’ insulina per decenni è stata  derivata dal pancreas suino e questo,per inciso, ha creato in Danimarca una delle industrie di allevamento più avanzate al mondo. Per suini che poi fornivano anche carne. Un classico esempio di filiera trasversale,o cluster,produttiva. Il dover produrre degli animali per prelevare insulina richiedeva standard qualitativi ed igienici di allevamento così elevati che poi le carni suine erano le migliori al mondo per carne ed insaccati.

Il secondo dato ci parla delle tristemente cronica mancanza di organi per chi ne ha bisogno. Un solo dato indicativo come esempio:solo negli USA non meno di 80.000 persone attendono un trapianto.

Il fatto che questa nuova tecnologia  accorci il tempo necessario ad avere il primo organo da un animale di grosse dimensioni,(un maiale od una capra),che possa essere impiantato su di un essere umano è la migliore  assicurazione che la ricerca ha il successo che le consente di avere i finanziamenti del caso.

Ed una tecnologia in grado di offrire questa soluzione agli esseri umani ha un mercato illimitato in tutto il mondo.

 

Nota editoriale: ci vediamo alle 18 per il prossimo articolo