Le ricette sono fotografie del tempo come le poesie e le canzoni

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Nel 1500 un anonimo scrisse uno dei libri di ricette più famosi del suo tempo che si intitolava This Boke of Cokey e che si caratterizzava per il fatto di autodefinirsi come un libro più semplice rispetto a quelli di altri generi.

Semplice da fruire lo era indubbiamente  ma non per questo semplicistico. E qui ci serve una parentesi per vedere come tra semplice e semplicistico vi sia la stessa differenza che si ha tra complicato e complesso.

Un qualcosa complesso è molto più sofisticato di un qualcosa complicato ed alla fine anche più facile da gestire una volta capito.

Questo perchè scomponibile in dimensioni semplici che definiscono e chiariscono. E da qui si ricava come un qualcosa che sia semplice sia in realtà molto più complesso di un qualcosa semplicistico.

Lasciato questo alle spalle comprendiamo come mai un libro di ricette non sia mai semplicistico per il “semplice fatto” che una ricetta al pari di una canzone o di una poesia è un riferimento al contemporaneo in un determinato contesto sociale.

Ovvero esprime che alfabeto sociale nella forma del cibo utilizzava un gruppo di persone connotato per una appartenenza ad un gruppo sociale in un dato tempo e luogo.

Un qualcosa che cogliamo subito se pensiamo ai quadri che  descrivono le persone mentre mangiano o che descrivono il cibo che dava un senso ad una epoca.

Ed in questo le nature morte di Caravaggio sono per il Rinascimento quello che i barattoli di conserva di Warhol sono per gli anni ’70 ed ’80 del ventesimo secolo.

Oggi giustamente ci preoccupiamo di non buttare via il cibo e questo a causa del combinato disposto di una più profonda coscienza ecologica da un lato e di un bisogno di risparmiare dall’ altro.

Ed in questo ogni ricetta in tal senso è una istantanea del contemporaneo di persone che hanno una coscienza  sensibile alla resilenza ed alla sostenibilità come pure di chi deve fare i salti mortali per arrivare a fine mese.

Ma non è la novità che pensiamo che sia se già nel diciannovesimo secolo nel Classel’s Dictionray of Coockery si incitava a recuperare il cibo cucinandolo in maniera diversa al fine di non buttarlo via ovvero di non sprecarlo.

Pensiamo alla Italia in cui una divisione può essere tra le terre che usavano cuocere col burro e quelle che usavano un olio di oliva. Ovviamente questo prima del frigorifero e della grande distribuzione.

Dove mancavano le olive si usava il burro e dove vi erano pochi allevamenti si usava olio.

Andiamo a Milano per  vedere che la leggendaria cotoletta non sia nata a Milano ma sia un cibo Austriaco che  è divenuto tradizione culinaria Milanese perchè richiesto migliaia di Austriaci che nelle varie burocrazie imperiali vissero a Milano per decenni.

Ma scopriamo anche che uno dei più famosi cocktail al mondo il Martini Manhattan non deve il nome Martini ad uno dei suoi componenti ma al fatto che fosse il cognome del barman Cubano che lo inventò vincendo una gara al Woldfor Astoria.

Come pure che il cappuccino così pensato come Italiano in realtà nacque a Vienna e deve il suo nome al suo inventore che era un frate cappuccino. Questo frate per celebrare la fine dell’ assedio Ottomano si inventò qualcosa da bere con i soli ingredienti che gli erano rimasti e nacque appunto il cappuccino.

Il capire che il divieto Islamico di mangiare carne di maiale è un precetto salutistico dato che una braciola di maiale nel deserto non è che sia proprio salutare.

Ma nel Medioevo i divieti religiosi Cattolici sui cibi incidevano su più di un centinaio di giorni ogni anno.

Poi magari si scopre che un giorno qualcuno pensò al fast food perchè se si ha poco tempo e si deve fare i conti basandoci su un normale stipendio non si ha il  tempo e non si hanno i soldi  per  fare un business lunch  20 giorni al mese.

E via dicendo.

Ed alla fine ci rendiamo conto di come le ricette non siano altro che istantanee della contemporaneità di tempi e luoghi.

Come lo è il modo di sederci a tavola ed è partendo dal desiderio di parlare del senso di queste istantanee che chiamiamo ricette che in futuro dedicheremo degli articoli alle ricette.

Ed ovviamente visto che lo abbiamo citato oggi daremo quella del Martini Manhattan.

E quando lo berremo chiudiamo gli occhi.

Immaginiamo di aver percorso le vie della New York del scintillante Rag Time a bordo di una Studebacker.

Di entrare avvolti dai colori e dai vestiti che Scott Fitzgerald ci ha dipinto nel Grande Gasby ed avvolti dal jazz assaporiamo un cocktail che Martini, il miglior barman del Walfor Astoria, ci prepara con maestria fondendo del bourbon figlio del malto del Manitoba Canadese  con gli aromi di un vermut figlio degli aromi del Piemonte come pure con il sole della angostura Caraibica.

  • 5 cl di rye o Canadian whiskey
  • 2 cl di vermut Martini Red
  • 1 ciliegia al Maraschino
  • Angostura, versatela nel ghiaccio prima degli altri ingredienti
  • ghiaccio

In un mixing glass si pone il ghiaccio e poi si aggiunge  una goccia di angostura.

A questo punto si versa il  whiskey assieme al vermouth rosso.

Mescoliamo delicatamente finché le pareti del bicchiere non sono inumidite e quasi gelide.

Quindi  la ciliegina al maraschino nella coppetta.

Lasciare un minuto e poi versare filtrando con lo strainer.

Happy viaggio nel tempo.