Ovaie ottenute con la tecnologia 3D

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Un team della North Western University,( Nwu), nel maggio del 2016  ha creato delle ovaie fertili usando una stampante 3d che ha stampato un mix di cellule con un particolare materiale denominato Jell-O.

La tecnologia innovativa sviluppata dal team della Nwu ha permesso per la prima volta di superare una serie di problemi fino ad oggi insormontabili.

Una protesi come questa richiede tre cose per funzionare:

– che le cellule di ovaia non siano  ancora fertili ovvero che siano oocytes

– che si abbbiano delle cellule ormonali che supportano gli oocytes

–  che si disponga di una membrana che sia al contempo flessibile e rigida per contenere sia gli ormoni che gli oocytes consentendo loro di avere un humus fertile. Questa membrana particolare si chiama scaffold.

Al fine di ottenere la scaffold  il team della Nwu ha modificato del biomateriale derivato dalla pelle umana fino ad ottenere una gelatina generando così un materiale chiamato Jell-O.

A questo punto il team invece che ricreare la complessa struttura dell’ ovaia ha optato per un approccio minimalista usando una stampante 3D che crea tessuto umano.

In questo modo hanno creato una membrana scaffold,che ha una struttura con differenti punti di ancoraggio interni in cui le celle e gli ormoni possono fondersi.

A questo punto la scaffold può essere fecondata ed impiantata in un utero.

Al momento è stata testata su delle gatte sterili ed ha funzionato.

Il prossimo passo sarà la sperimentazione con donne volontarie entro la fine del 2016.

Il successo di questa protesi risiede nel fatto che può risolvere molti problemi.

Si pensi, ad esempio,che solo negli USA almeno un milione e mezzo di donne sono sterili e con questa protesi possono avere dei figli senza  affidarsi ad un utero di terzi.

Pensiamo alle coppie che desiderano un figlio oltre i 35 od i 40 anni.

Alle donne con problemi come la Sindrome Policisitica che riduce la produzione di ormoni riproduttivi.

Alle donne che hanno subito una asportazione delle ovaie a causa di un tumore.

L’ innovativa tecnologia sviluppata dalla Nwu risolve tutti questi problemi migliorando la qualità di vita di milioni di persone a garanzia del successo di questa tecnologia.

La cosa triste pensando alla situazione Italiana è che imperversa un dibattito etico-politico sulla fecondazione in un utero terzo e nessuno si accorge che entro un paio di anni al massimo avremo questa protesi che è in sperimentazione umana già dal 2016.

E con essa tutto il dibattito fatto semplicemente perderà senso e saranno preziosissime ore di talk-show perse a parlare del nulla.

Come pure tutta la norma che ora si pensa di promulgare sarà parola morta di fronte a quanto necessario per regolamentare un trapianto di questo tipo di protesi si ovaia che può essere fecondata.

Dato che chi parla dovrebbe sapere che questa tecnologia esiste viene spontaneo chiedersi.

Ma se parla non sapendo che questa tecnologia esiste che diritto di parlare ha dato che non è esperto delle evoluzioni tecnologiche che vanificano la necessità del dibattito?

E se conosce queste evoluzioni ed in malafede ce le nasconde allora che diritto ha a parlare per prenderci in giro?