SINISTRA

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

I problemi di identità della sinistra non sono iniziati con un segretario di partito ex-premier Italiano e nemmeno col fallimento di una terza via adorata da altri ex-premier Italiani come pure da un ex-presidente Anericano ed un ex-premier Britannico ed uno Tedesco.

Renzi, Bersani, Blair, Dalema, Prodi, Schoder, Clinton  tanto per la cronaca.

Viviamo in un mondo   che nel 2030 tutte le statistiche  ci dicono che  avrà in media ogni 39 abitanti un medio-borghese ed in una Italia in cui ogni anno si importano circa 100 mila automobili dal valore di almeno 80 mila euro, ovvero in media 1 ogni 250 persone con la patente.

Ovvero in altre parole il parco voti che la sinistra segue da 150 anni.

I problemi iniziano molto tempo prima e questo ci porta in Francia ed andiamo nel diciannovesimo secolo ed il nostro viaggio inizia ricordandoci che le 2 più sanguinarie repressioni delle agitazione operaie furono fatte da governi di sinistra.

Quella ordinata da Cavaignac nel giugno del 1848 e poi quella ancora più bestiale di Thiers durante la Comune di Parigi nel 1878.

Con questo sullo sfondo ricordiamoci anche che in quegli anni le organizzazioni di sinistra avevano atteso almeno 4 anni prima di impegnarsi in quella che allora era definita come la guerra civile borghese.

Borghese e non di classe e fa pensare ma andiamo avanti.

A quel punto e solo di fronte al rischio di un golpe dei monarchici e delle forze della destra clericale le forze di sinistra operaia  decisero di iniziare a negoziare un compromesso di difesa repubblicana  con gli avversari della sinistra repubblicana.

E da questo compromesso che  fu pensato inizialmente come provvisorio invece segnò  la nascita della sinistra moderna.

Portò ad una evoluzione un lungo processo di dissimulazione  della specificità originaria della sinistra operaia e popolare verso quello che da allora viene definito come il “campo del progresso“.

Da quel momento è nata la nuova sinistra che vede il capitalismo in maniera diversa rispetto ad essere una forza reazionaria.

Quel patto ha  sancito la integrazione  del movimento operaio con la sinistra borghese e questa integrazione  da allora non si è più fermata a vantaggio della dimensione borghese.

Tutto è nato quindi con quel patto tra Combes , Caillaux e Clemenceau e non  per il Nazzareno od altro come ci dicono con troppa superficiale ignoranza i commentatori  e protagonisti odierni .

E’ un processo nato in Francia e che dura da almeno circa 150 anni.

Oggi la evoluzione porta al culto del mercato concorrenziale come pure della competitività internazionale delle aziende verso un futuro radioso.

Una sinistra così strutturata che da 150 anni si identifica in maniera religiosa quanto autoreferenziante  con la sola forza che si auto definisce in grado di possedere il senso della storia .

Una visione che da 150 anni si organizza essenzialmente intorno a due  temi chiave.

Il primo tema il capitalismo è una tappa storicamente necessaria.

Il secondo è quello di un progresso materiale illimitato, ovvero una sorta di metafisica del progresso che ha abbandonato Marx pensando che  di essere in grado di soddisfare il bisogno umano reale che è sia materiale che psicologico ma anche simbolico.

E dopo 150 anni oggi viviamo le varie evoluzioni di questo mito progressista nei vari partiti, partitini, movimenti negli scontri correntizi alla ricerca del collegio blindato e del posto in commissione come pure di un amico top manager da qualche parte.

Ovvero una  pura e razionale gestione del potere convinti che le cose si cambiano da dentro se si conosce quanto avviene fuori.

Un fuori che si immagina come un sociale in cui il mercato sia la sola forza di socializzazione totalmente compatibile con la libertà individuale.

Da regolare ma imprescindibile come elemento di sviluppo dato che anche la sinistra pauperistica alla fine  si focalizza solo nella regolamentazione del capitalismo in senso di decrescita felice.

Ed in questo contesto di atomizzazione sociale le leadership della sinistra in un percorso lungo 150 hanno raffinato un essere di sinistra che prevede solo il doversi mobilitare davanti alle telecamere del momento per difendere questo assioma.

E quindi non abbiamo nulla di sorprendente nel fatto che la dinamica elettorale si svolga fondamentalmente tra una sinistra ed una destra che in realtà esprimono una sola alternanza alla stessa visione.

La sinistra oggi  è geneticamente  convinta che non si possa uscire dal sistema capitalistico e si perde in un inutile  orgasmo culturale in cui giustificare culturalmente questa dimensione inevitabile.

E non meglio in questo la destra democratica e non è un caso che entrambe  poi dipendano dagli stessi think-tank in cui poi finiscono a lavorare anche noti ministri della economia Greci da almeno 35000 euro per 35 minuti di intervista.

Ed il cerchio si chiude.Sono questi 150 anni quelli che fanno da sfondo ai vari congressi in giro che di definiscono e rinnegano nel giro di 2 twit.

Ed il tutto lascia senza riposta la domanda di fondo che poi alla fine è la sola che conti.

Ovvero?

Esiste ancora la possibilità di creare una società libera e solidale?

Forse una risposta deve contemplare anche che è cambiato la composizione di un noto motto.

Da libertà , fraternità ed uguaglianza siamo infatti passati a libertà , consumo e sicurezza.

Il punto è che disperatamente  dobbiamo invece cambiare i riferimenti e pensare a queste 3 parole:

LIBERTA’

BENESSERE

ALTRUISMO