I Giapponesi ed i Danesi hanno il DIRITTO DI POTER MANGIARE LE BALENE …

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Quando le leadership dei paesi che crescono ci dicono che sentono una maleodorante puzzetta di neo-imperialismo ogni volta che gli si chiede di decrescere ora che possono crescere.

Ovvero ogni volta che poniamo limiti pauperistici al loro diritto di usare le loro risorse.

Quando ce lo dicono non possiamo nasconderci dietro la arrogante autorefenzialità dell’ alibi climatico ma dobbiamo saper rispondere.

Ingerire nelle abitudini culturali di un popolo chiedendo di abbandonarle è imperialismo e quindi come definiamo il chiedere ai Giapponesi di non mangiare più carne di balena  mentre non lo facciamo coi Danesi che mangiano il salame di balena?

Ma ed allo stesso tempo è anche vero che la umanità ha il diritto di preservare una specie animale in via di estinzione.

Dove le ragioni culturali legittime dei Giapponesi devono fondersi con quelle non meno legittime di preservare le balene?

Ed anche con quelle dei Danesi che mangiano una specie di salame di balena ma per questo stranamente nessuno si lamenta.

Magari se qualcuno pensasse ad una soluzione tipo una moratoria sovvenzionata per garantire il ripopolamento?

Nel senso se possiamo ripopolare dei territori con lupi, orsi e leoni non si può ripopolare il mare con le balene?

Quando la Corea del Sud ottiene che in California nelle scuole non compaia più la dicitura Mar del Giappone ma quella di Mar Asiatico dato che la prima ricorda ai Coreani  un imperialismo Giapponese è geopolitica o cultura?

E’  entrambe le cose dato che i nomi sulle mappe sono le nostre mappe mentali, ovvero quello che pensiamo sia il mondo.

Ovvero concretezza e non demagogia e tutto questo ci porta a parlare della sensibilità culturale che troppo spesso non consideriamo.

E lo facciamo usando come pretesto e strumento un post di scuse della top model Karlie Kloss.

La causa di queste scuse è la foto che trovate clickando qui e che la vede raffigurata  vestita da Geisha per il numero monografico di Vogue USA del marzo 2017 dove si celebra il centoventicinquesimo numero.

La foto è stata bollata come culturalmente offensiva al punto che la Kloss ha postato in Twitter che “quelle immagini parlano di una cultura e sono veramente dispiaciuta di apparire in una foto che è definita come culturalmente insensibile. Mi impegno a che in futuro ogni mia foto e progetto rispettino questa dimensione “.

A  divulgare questo twit ha provveduto Vogue Australia e questo fa parte delle regole del gioco dei media ma non è quello che ci interessa.

Ci interessa infatti parlare di sensibilità culturali.

Ognuno sia e faccia come la sua Storia gli fa essere. Vero

Ma poi è anche vero che si assomiglia più ai propri tempi che a quelli dei propri genitori.

Come pure che secoli di formazione delle cosiddette classi dirigenti da Oxford alla Università Lubumba in Mosca non ha fortunatamente portato ad una visione unica.

Come non lo porta ad averlo il fatto che le lounge degli aereoporti e le stanze di troppi alberghi si assomiglino.

Ma è anche vero che non abbiamo ancora definito un chiaro confine tra il criticare una attitudine figlia della storia di un popolo e la sua accettazione in toto in quanto tale.

Indubbiamente per poterlo fare è bene seguire il saggio precetto di un antico detto Sioux che ci dice che prima di giudicare è sempre bene percorrere almeno un miglio coi mocassini di chi si giudica.

Ovvero capire oltre conoscere.

In un mondo in cui tutto il conoscibile è a portata di click il comprendere è purtroppo ben più lontano.

Non è conoscere ma comprendere che ci da il potere di fare le giuste scelte.

Se partiamo da questo non possiamo non rilevare che i due approcci canonici a cui siamo abituati sono errati.

Ed infatti errato il relativismo senza limiti per cui tutto è giustificabile e tutto è accettabile dato che di una altra cultura che non si può giudicare.

Ma è sbagliato in eguale misura dire come fa la scuola interventista che in nome di un modello di civiltà bisogna anche con le  armi imporre qualcosa a qualcuno.

Sono due fanatismi deleteri quanto inconcludenti.

Quindi?

Torniamo al nostro esempio sulle balene.

Secondo la scuola del relativismo i Giapponesi ed i Danesi possono mangiarsi tutte le balene che vogliono.

Analizziamo le conseguenze.

Le conseguenze positive dal punto del rispetto culturale contrastano con quelle negative della estinzione delle balene.

Secondo la scuola interventista bisogna sanzionare i Giapponesi fino a che non accettano il divieto di pesca. Contro i Danesi nessuno ha mai preso posizione.

Analizziamo anche in questo caso le conseguenze e sono negative dal punto di vista culturale in quanto si uccide una tradizione alimentare ma positive da quello ambientalistico dato che si salvano le balene.

Quindi come vediamo abbiamo di fronte due estremismi inconcudenti.

Questo perchè da un lato le balene hanno il diritto di non estinguersi a dall’ altro i Giapponesi ed i Danesi hanno un eguale diritto di preservare le loro tradizioni alimentari che fanno parte delle loro culture non meno di quanto lo siano la pasta o la birra per altri.

Quindi nel pratico?

Una moratoria di anni per dare il tempo di ripopolarsi e poi una pesca controllata per consentire che  le balene non vadano di nuovo a rischio di estinzione.

Certamente questa è una soluzione applicabile ma stenta a decollare perchè giustamente ai Giapponesi viene comunicata in un modo che  sembra imperialismo culturale e quindi reagiscono.

Ma poi chi pagherebbe il costo delle sovvenzioni per le catene industriali Danese e Giapponesi che resterebbero senza lavoro?

Loro?

No di certo dato che  legittimamente chiedono un contributo e chi lo paga?

Noi? E come?

Togliendo soldi ai nostri welfare. Sono somme piccole ma politicamente impresentabili per chiunque.

Quale governo direbbe ai suoi cittadini che rinuncia a comprare qualche ambulanza per pagare chi in Danimarca ed in Giappone non ha lavoro per la moratoria sulla pesca? Nessun governo.

E poi chi li eroga? Una agenzia Onu o chi.

Vediamo quindi come la soluzione non sia poi così semplice ed ora  ma pensiamo ad altre dimensioni che non hanno delle soluzioni tecniche cosi teoricamente fattibili.

Se da un lato qualcuno pensa a delle sanzioni contro un paese mussulmano per il velo alle donne  con la stessa logica quello stesso paese può dire che sono da sanzionarsi,per esempio, anche Francia ed Italia fino a quando non implementano azioni concrete per la strage da femminicidio che uccide ogni anno centinaia di donne.

Quando qualcuno definisce come barbari certi rituali religiosi allora le persone indicate possono tranquillamente rispondere che è altrettanto barbara una religione che nel suo rituale prevede di bere e mangiare il figlio del proprio dio. La chiamano comunione tanto per capirci.

Ed allora qualcuno replicherà che è un atto simbolico suffragato da biblioteche di insigne teologia ma a questo punto la controreplica userà gli stessi argomenti dicendo che a loro volta anche i loro sono atti simbolici suffragati da una non meno valente teologia.

E si arriva al nulla del muro contro muro.

Quindi cosa ci insegnano queste scuse per una foto se traslate nel mondo geopolitico?

Chè è ironico parlare di un qualsiasi ordine mondiale se siamo ancora incapaci di definire dei valori universali realmente comuni che giustifichino da un lato la  difesa contro le ingerenze immotivate e dall’ altro la possibilità di ingerire in un contesto internazionale in nome di un bene univerale riconosciuto come tale.

Anno 2017 come anno geopolitico zero?

Almeno in questa dimensione lo è