Turismo,esotico se ai confini del mondo?

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Siamo arrivati ad una sorta di esasperazione edonistica per cui per alcuni il solo viaggio che merita è quello in posti isolati.

Isolati in quanto irraggiungibili  o per meglio facilmente raggiungibili e quindi per niente isolati se si ha il budget giusto per le vacanze.

Quindi non sono esotici ma esclusivi  nel senso che se hai i soldi ci vai altrimenti li vedi in fotografia.

Parliamo quindi di un qualcosa che è irragiungibile come la suite presidenziale di un hotel pluristellato nel caotico centro della nostra città.

Soldi e non sensibilità sono la  chiave.

Edonismo per dire io ho il denaro per andarci e tu no.

Pensiamo un attimo al turismo che viene fatto con le scalate in Himalaya.

Se si hanno i soldi per allenarsi e poi per pagare tutto quello che serve ci si va.

Ma non raccontiamoci per favore che questo turismo sia rispettoso delle montagne.

Le foto che mostrano come regolarmente ogni comitiva abbandoni di tutto dalle bottigliette di acqua a tende e cordame vario la dice lunga sul fatto che di rispetto ambientale ne abbiamo poco.

E questo solo e semplicemente per una questione di soldi.

Se chi organizza queste comitive dovesse anche preoccuparsi di portare a valle tutti i rifiuti i costi aumenterebbero.

E quindi si troverebbe di fronte al seguente problema.

O non aumenta il prezzo e rinuncia a parte del profitto od aumenta il prezzo e rinuncia a dei turisti in quanto troppo caro anche per loro.

Pertanto meglio abbandonare i rifiuti.

Teoricamente chi abbandona viene multato ma esiste una eccezione che fa comodo a tutti.

Ovvero?

In caso di emergenza le vite umane vengono ovviamente prima dei rifiuti e quindi è scusabile che vengano abbandonati.

E così facendo tutti sono contenti dato che basta inventarsi una emergenza consci che nessuno controllerà mai. Tutti tranne le montagne ovviamente.

Il viaggio dovrebbe essere arricchimento e non status symbol.

 Vivere un luogo e non visitarlo.

Il ricordo che conta è quello che ci portiamo dentro e non quello delle foto da far vedere agli amici invidiosi.

Carlo V diceva che si è quante lingue i parla ma è ancora più vero quello che dicevano i mercanti Veneziani.

Ovvero si è quanti cieli stellati si è visto prima di dormire.

La scoperta inizia sempre in noi e per noi.

Ovvero si ha ciò che si è.

Nel senso di saper cogliere il mondo.

Se cerchiamo di essere quello che si ha alla fine è meglio capire che tutto quello che ha prezzo non ha valore.

E’ una questione sia di autostima che di maturità interiore.

Viaggiamo per essere e non per avere!