Bisogno di umiltà

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Dicono che per scagliare la prima accusa o pietra che sia si debba essere senza peccato. Od almeno senza quel peccato di cui accusiamo qualcuno.

Si dice poi che si nota la pagliuzza negli occhi degli altri ma non la trave nei propri.

Ma dicono anche che quando si punta un dito contro gli altri se ne hanno 4 rivolti contro di noi,

In buona sostanza tutto questo ci ricorda che criticare è facile.

Parlare invece che dire è sempre facile ma questo ci ricorda anche che la cosa che ci dà più fastidio di tutte è quando ci criticano perchè critichiamo.

Possiamo risolverla definendo questo come pregiudizio che spesso è il papà del razzismo.

Ma anche se vero sarebbe troppo semplicistico finirla in questo modo.

Il criticare è frutto di come vediamo il mondo. Ovvero delle nostre mappe mentali.

Dove inizia e dove finisce il mondo in cui viviamo e cosa ci mettiamo tra questo alfa e questo omega.

Le nostre mappe mentali sono la chiave con cui vediamo il mondo e da cui traiamo le aspettative su  di esso.

Per inciso sulla influenza delle aspettative oggi ne parliamo in un articolo di economia ma torniamo a quanto stiamo dicendo.

Quindi il mondo è come lo vediamo e tutto quello che noi definiamo come obiettività razionale non è altro che un alibi per dirci e dire che la nostra mappa mentale ha ragione.

In fin dei conti lo aveva capito benissimo Ponzio Pilato mentre ascoltava le ragioni di Gesù.

Il governatore Romano non chiese quale fosse la verità. Ovvero quale  delle due versioni fosse vera.

Non lo chiese ma chiese una cosa ben più profonda, cosa?

Chiese  cosa fosse la verità.

Ovvero aveva esplicitato che è vero non quello che è vero ma quello in cui vogliamo credere. Ed in base a quello che vogliamo credere ci dipingiamo il passato ad immagine del futuro che vogliamo sceglierci tra i tanti possibili.

E viviamo il presente in tensione tra queste rappresentazioni.

Ma se il pregiudizio è così importante nella nostra visione del mondo allora la conseguenza è che non solo abbiamo bisogno di amore ma anche di umiltà.

Umiltà,tanta umiltà.

Non è facile anche perchè da un lato è così bello accarezzarci il nostro ombelico ed allo stesso tempo nessuno di noi nasce imparato.

Il non nascere imparato significa che  la nostra legittima ignoranza non ci permette di capire e quindi di avere una diversa mappa mentale del mondo.

E tutto si sovrappone nel fatto che capiamo molto ma molto meno rispetto a quello che conosciamo.

La conoscenza è una visione superficiale che ci porta alla sapienza anche se molto spesso finisce nella saccenza arrogante.

La comprensione ci porta alla saggezza.

La saggezza di cogliere che si vive  fianco a fianco.

E se non vogliamo vivere fianco a fianco la sola alternativa che conosciamo è quella di  ammazzarci allegramente tra di noi.

Allegramente si fa per dire ma  è un dato di fatto che la umanità conosce alla fine due sole dimensioni.

Quella della guerra ovvero del non voler convivere fianco a fianco.

Quella della pace ovvero il volerlo fare.

Ovviamente a causa della guerra la convivenza della pace richiede anche che si sia pronti a combattere.

Oggi in Europa se non ci fosse la NATO qualcuno avrebbe bellamente invaso Ucraina, Lettonia, Lituania ed Estonia. Solo per fare un esempio.

Ma non andiamo troppo lontano e restiamo focalizzati sulla umiltà.

Il pregiudizio oltre ad essere figlio della paura di una falsa conoscenza che non ci porta a comprendere è anche figlio del nostro ombelico.

Lo abbiamo accennato prima ed ora lo spieghiamo.

E’ figlio del nostro ombelico solo e semplicemente perchè ci viene naturale porci al centro del mondo.

In fin dei conti non abbiamo forse posto il nostro pianeta al centro del sistema solare anche a causa di un collettivo quanto inconscio sentimento di egocentrismo universale.

Fare questo significa dare senso solo alla nostra soggettività. E questa è la origine delle nostre mappe mentali e di tutto quello di cui abbiamo parlato prima.

In una frase: la cosiddetta verità come la conosciamo.

Paragonarci fa male e cerchiamo sempre un alibi.

Da alcuni anni è di moda il complotto.

Che sia il malefico o qualche potere occulto in troppi giustificano sia la loro ignavia che incompetenza dando la colpa al complotto.

Viene voglia di dire che nelle scuole si dovrebbero organizzare simulazioni  giocando a Komplottego per imparare a combattere sia i complotti che gli infiltrati complottari.

Komplottego bel gioco.

Ed invece no.

Usciamo dalla torre in cui ci chiudiamo ed andiamo a fare un viaggio in questo benedetto deserto dei Tartari.

Li incontreremo e se avremo un pelino di umiltà li capiremo.

Poi una volta capiti decideremo come creare un legame con loro ed ovviamente anche che tipo di legame.

Un legame basato su altre mappe mentali reciproche che saranno sicuramente più veritiere di quelle che abbiamo ora.