Urbanizzazione ed invecchiamento

(NOTA: per un corretto ascolto si consiglia di utilizzare Google Chrome)

Il ventunesimo secolo è quello in cui per la prima volta nella storia la popolazione urbana è divenuta maggioritaria.

Quella della urbanizzazione crescente è un trend che è nato nel quarto millennio Avanti Cristo con le prime megalopoli situate in Mesopotania e con questo trend è anche nata la globalizzazione nella forma dei complessi scambi culturali, umani ed economici tra queste ricche città.

Dal 2000 al 2012 circa il 60 percento dello sviluppo economico mondiale è avvenuto nelle 296 città leader che ogni giorno monitoriamo in LocGlob ma questo trend ha iniziato a mutare per due ordini di motivi.

Il primo motivo è la risultante del combinato disposto della fertilità in declino e dell’ invecchiamento. Prendiamo la Cina come esempio. Se da un lato gli strateghi Cinesi sostengono che il loro paese diventerà vecchio prima di divenire ricco dall’ altro tre  anni fa è stato posto come obbligo di legge il doversi prendere cura dei propri genitori in quanto il welfare non sarà mai in grado di farlo. Questo in un paese che ha tolto il divieto del secondo figlio che ha generato un disequilibrio demografico irreversibile in cui non meno di cento milioni di Cinesi maschi non potranno mai sposarsi dato che non esiste un numero sufficiente di donne. Ed il tutto innescherà tensioni sociali sempre più problematiche.

Il secondo motivo che in molte aree si riduce il trend migratorio verso le città. In merito a questo ridotto trend migratorio un interessante report della McKinsey rileva come tra il 200 ed il 2015 la popolazione sia calata del 5 percento nelle più grandi aree urbane in Europa, Giappone e Stati Uniti. Un trend che si prevede raggiunga un 17 percento nei prossimi anni.

Da un punto di vista demografico gli Stati Uniti sono messi meglio delle altre aree sopra citate e questo grazie anche alla migrazione sia interna che internazionale. Una realtà che la nuova Presidenza può cercare di regolamentare ma non può certo fermare.

Il Giappone,ovvero la terza economia mondiale, affronta la situazione peggiore con circa il 25 percento della popolazione sopra i sessanta anni comparato con il circa 20 percento della EU ed il quindici percento degli Stati Uniti.

Inoltre il Giappone ha un tasso di immigrazione dello 0.6 ogni 1000 abitanti e quindi è praticamente inesistente e questo aggrava il quadro generale. In merito al quadro generale Giapponese diamo un paio di dati che la dicono lunga.

Nel periodo dal 2000 al 2015 circa il 40 percento delle città Giapponesi hanno perso popolazione e tra il 2010 ed il 2040 si aspetta un ulteriore decremento del 60 percento delle donne in età fertile.

In Europa da un lato nel periodo dal 2015 al 2025 si stima una crescita urbana media dello 0.5 percento. Ma dall’ altro lato nel periodo dal 2012 al 2013 il 33 percento delle città Europee ha perso popolazione.

Un tasso di immigrazione medio di 2 immigrati ogni 1000 abitanti sicuramente sarà un aiuto per  attenuare il trend anche se queste persone si concentreranno quasi esclusivamente nelle grandi aree metropolitane.

Le cose non cambiano sul lato della fertilità con gli Stati Uniti sempre in una situazione migliore.

Migliore quanto variegata se pensiamo che in America si stanno sviluppando città di nicchia per  gruppi demografici come i pensionati o gli studenti.

Il tutto sembra far pensare ad uno scenario in cui le differenze ed il distacco non solo aumenteranno tra le aree urbane e quelle rurali ma anche tra le stesse aree urbane.

Il fatto che dagli inizi degli anni 80 del ventesimo secolo gli Stati Uniti siano meglio rappresentabili come  9 macro-aree o nazioni locali piuttosto che con 50 stati lo vediamo analizzando gli esiti delle elezioni del novembre 2016.

Un trend non dissimile in Europa ed in Giappone come ben ci rappresentano le dinamiche elettorali che i leader politici locali rincorrono.

©2017

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